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Martedì, 7 Dicembre 2021
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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Risultati promettenti dalla sperimentazione clinica con terapia genica

In Italia Sono 6.000 i malati affetti da Sclerosi laterale amiotrofica (SLA)

Si è celebrata il 19 Settembre la 14° Giornata nazionale della (SLA) promossa dalla Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (AISLA). Il professor Mario Sabatelli, neurologo, Presidente della Commissione medico-scientifica della stessa Associazione, direttore del Centro Nemo di Roma, presso il Policlinico Gemelli e docente alla Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica - ha sottolineato che “la Giornata serve a sensibilizzare il pubblico e a far sentire meno soli i malati che devono sopportare un carico di sofferenza enorme (sono 6.000 in Italia).

La SLA, fa parte delle malattie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson, nelle quali alcuni gruppi di cellule muoiono senza una causa apparente, condizione che è sempre stata ricercata nell’ambiente, dal quale sono emerse solo ipotesi. E’ una malattia fatale associata alla graduale perdita di neuroni motori nel sistema nervoso centrale e nel midollo spinale e alla paralisi progressiva. La maggior parte dei casi di SLA si verificano in età adulta e circa il 10% sono ereditari.

Si conoscono fattori predisponenti come: l’attività fisica intensa, il fumo di sigaretta, i pesticidi.

Dagli anni novanta - ha precisato il professor Sabatelli - si è compreso il ruolo della genetica: tutte le malattie neurodegenerative hanno una piccola quota (5-10%) in cui c’è una chiara familiarità, cioè forme ereditarie.

Le altre sono forme sporadiche. Nella SLA sono stati scoperti quattro geni importanti, causa delle forme familiari ed una serie di alterazioni genetiche che non sono causa diretta della malattia come nelle forme ereditarie e rappresentano circa il 20% di tutte le forme sporadiche di SLA. Per il restante 80% la componente genetica viene ritenuta probabile.

Da quando è apparso chiaramente il ruolo dei geni, è stata utilizzata la terapia genica, soprattutto dopo il successo ottenuto con un farmaco contro la forma 1 (la più grave) della Atrofia Muscolare Spinale (SMA), altra malattia neurodegenerativa che colpisce la stessa cellula lesa nella SLA, cioè il motoneurone.

Nelle forme genetiche di SLA si verifica una alterazione del DNA e quindi dell’RNA con sintesi di proteine che vengono prodotte in forma mutata, tossica per la cellula. Sono stati individuati circa 30 geni sicuramente legati alla malattia e in parallelo si sta sviluppando la terapia genica. Si cerca cioè di interferire con l’RNA, “spegnendolo” con conseguente riduzione della proteina mutata.

Lo studio sui pazienti trattati con terapia genica

L’esperimento più promettente riguarda una piccola parte di pazienti, quelli che hanno la mutazione del gene SOD 1 che codifica l’enzima Superossido Dismutasi, uno dei quattro geni individuati come causa diretta della malattia.

Metodo

 Attraverso una “puntura lombare” (rachicentesi), sono stati somministrati oligonucleotidi antisenso (ASO: AntiSense Oligonucleotides, nella sigla inglese), brevi sequenze di nucleotidi, che entrano in circolo nel “liquor” ed arrivano ai motoneuroni, dove si legano solo sull’RNA del gene alterato, come una chiave in una serratura. In questo modo, si impedisce all’RNA di sintetizzare la proteina tossica. L’impiego degli oligonucleotidi in ricerca viene utilizzato per  l’individuazione di DNA o RNA in quanto sono in grado di legare, con alta efficienza, acidi nucleici ad essi complementari.

Risultati della sperimentazione

In un primo studio, sono stati evidenziati risultati positivi su pochissimi pazienti con una forma aggressiva di malattia.

L’esperimento è stato ripetuto su un numero più consistente di pazienti, circa 100 (di cui 6 italiani). Lo studio è terminato a Luglio e siamo in attesa - ha proseguito il neurologo Sabatelli - dei risultati entro metà ottobre e le notizie che corrono tra i ricercatori fanno sperare nella conferma positiva. Risultati molto promettenti, anche se riguardano solo il 3% di tutti i pazienti. La strada è lunga e complicata - ha concluso il professore - ma dobbiamo continuare ad individuare nuovi geni per poter sviluppare queste terapie genetiche.

Risultati promettenti dalla sperimentazione clinica con terapia genica

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