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Riunione all'Oms per le nuove varianti del virus che si stanno diffondendo nel mondo

Il Comitato di emergenza della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sta analizzando in questi giorni, le nuove varianti del Coronavirus Sars-CoV-2 che preoccupano le Autorità di tutto il mondo. La recrudescenza del virus colpisce anche la Cina che ha annunciato il primo decesso per Covid-19 da maggio, nonostante sembrava avere debellato la pandemia. I ceppi britannici e sudafricani del Coronavirus, particolarmente contagiosi, si sono diffusi rapidamente. Secondo l'OMS, la variante, inizialmente rilevata nel Regno Unito è già stata localizzata in 50 Paesi e quella sudafricana in 20 Paesi, ed avverte che la diffusione, a livello mondiale di queste varianti potrebbe essere ancora sottostimata.

Un'altra mutazione, originaria dalla Amazzonia brasiliana, il cui rilevamento è stato annunciato nei giorni scorsi in Giappone, è in fase di analisi e potrebbe avere un impatto sulla risposta immunitaria, secondo quanto dichiarato dell'OMS che parla di una "variante preoccupante". Per analizzare questi nuovi ceppi che necessitano di un dibattito urgente è stato convocato con anticipo il Comitato di Esperti dell'OMS, che normalmente si riunisce ogni tre mesi. Durante questo incontro, si definiscono le raccomandazioni per l'Organizzazione ed i suoi Paesi membri.

Una guerra contro il tempo, quindi, che vede, da una parte, la corsa nel vaccinare più popolazione possibile, dall'altra l'incubo che il virus mutando, possa rendere inutilizzabile il vaccino.

Stefano Toppo, professore presso il Dipartimento di Medicina molecolare all'Università di Padova è uno dei massimi esperti di Bioinformatica, la scienza che applica alla biologia la moderna tecnologia computazionale. "In Italia, ci sono virologi e bioinformatici che quasi, in forma volontaristica, sequenziano i genomi del virus su singoli pazienti infettati - ha spiegato il professor Toppo - ma quello che manca è una task force che lavori con un programma coordinato e metta rapidamente in comune i dati epidemiologici". Il professor Toppo fa parte della squadra di studiosi coordinati dal professor Massimo Galli, direttore di Malattie Infettive all'ospedale "L. Sacco" di Milano.

Anche l'Istituto Superiore di Sanità e il Comitato Tecnico Scientifico ritengono importante tracciare la circolazione del virus e fare una mappatura delle varianti, non solo con le strutture regionali preposte, ma anche con l'aiuto fornito dalle strutture di ricerca internazionale. Se il virus mutasse più di quanto ha fatto finora, potrebbe aggirare vaccini, farmaci e diagnostica e possiamo solo cercare di correre più di lui ed eliminarlo prima di una mutazione anti-vaccino - ha proseguito il professore. E' recente la notizia di una nuova variante giapponese, molto preoccupante perché più di quella sudafricana, mostra i seri tentativi del virus di sfuggire al sistema immunitario. L'unica salvezza verrebbe da una solida struttura di sequenziamenti. La tecnologia vaccinale a mRna di Pfizer e Moderna consente di modificare rapidamente il vaccino. Se la variante giapponese risultante resistente al vaccino ora in uso, basterebbe modificare solo il messaggio di istruzioni, ma per farlo, dobbiamo avere a disposizione la sequenza del virus.

Inoltre, i ragazzi under 16 non ricevono la profilassi e sono loro ad avere più contatti, soprattutto in ambito scolastico ed anche se hanno sintomi molto ridotti, tengono in circolazione il virus. Speriamo di avere al più presto vaccini testati per i giovani - ha concluso il professore - poiché la variante inglese, sempre più diffusa nel mondo, colpisce facilmente anche questa fascia di età".

Oltre a condividere con la variante inglese la mutazione N501Y che preoccupa per una maggiore infettività, il ceppo isolato a Tokyo presenta in quattro viaggiatori provenienti dal Brasile, la mutazione E484K segnalata anche nella variante sudafricana, per cui, si teme possa resistere agli anticorpi indotti dalla infezione del virus originario. Inoltre, la nuova variante presenta un numero più alto di mutazioni (12) a livello della proteina Spike, rispetto a 9 del ceppo inglese e 8 di quello sudafricano.

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Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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Commenti (3)

  • in questo interessante articolo viene posta una particolare attenzione sul fatto che sia in atto anche una guerra contro il tempo, però è sempre utile ricordare che “presto e bene raro avviene"

  • Le epidemie sono un modo per limitare l'incremento di una specie vivente, tra cui l'Homo Sapiens Sapiens (che, da come tratta l'ambiente, Sapiens non è). Basta rispolverare le epidemie del passato, che coincidono sempre con un aumento di popolazione.

    • Temo tu abbia ragione. Abbiamo comunque una grande opportunità: se si riuscisse a tenere gli @#?*%$i a distanza dagli indifesi, potremmo avere anche cinicamente una selezione vagamente darwiniana. È brutta da dire ma oggi l'@#?*%$ità tracotante può causare danni a chi protegge se stesso e quindi protegge anche gli altri. Dio mi perdoni per questo pensiero.

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