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Sars-Cov-2, le nuove mutazioni del genoma virale non condizioneranno l'efficacia del vaccino

Sono tanti i Paesi, dall'Italia alla Germania che bloccano i voli per la Gran Bretagna, dopo la notizia sulla scoperta di una mutazione di Sars - CoV- 2 forse più contagiosa. Nelle ultime 24 ore del 20 dicembre, Downing Street registra un record di contagi (36mila), più 50% nel giro di una settimana. Il Governo britannico ammette che la situazione è fuori controllo e c'è allarme in tutto il continente.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha comunicato che questa variante è stata trovata anche in Danimarca ed Australia. Al momento, non è certo se sia più letale di altre. Si parla della mutazione "N501Y" della glicoproteina Spike (S) che influisce sull'efficienza dell'antigene virale nel legarsi ai recettori ACE2 delle cellule.

Il professor Ewan Birney, Vice Direttore Generale del Laboratorio Europeo di Biologia molecolare e Direttore deli ‘Istituto Europeo di Bioinformatica a Cambridge, ha dichiarato che "Se la nuova variante avesse avuto grande impatto sulla gravità della malattia, l'avremmo già vista. Quindi, ci sono tutte le ragioni per pensare che i vaccini funzioneranno contro questo nuovo ceppo, anche se deve essere testato a fondo".

Il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive Ospedale San Martino di Genova, ha dichiarato che "Non si può escludere che questa variante non stia già circolando anche in altri Paesi, incluso l'Italia. Sui vaccini, quelli a mRNA di Pfizer e Moderna funzioneranno - ha precisato - perchè fanno produrre anticorpi contro molte parti della proteina Spike e la mutazione descritta riguarda solamente una piccola parte".

Gli esperti ipotizzano che la variante sia in circolazione a Londra o in Kent, già da metà settembre, anche se l'OMS lo ha annunciato il 14 dicembre ed il timore, secondo le Autorità inglesi è che la stessa sia capace di procedere fino al 70% più rapidamente.

Il professor Marco Gerdol, esperto di Genomica comparata dell'Università di Trieste, ha commentato che "N501Y non è una variante nuova ed ha circolato a bassa frequenza, per diversi mesi prima di mostrare questa crescita".

La divisione europea dell'OMS ha chiesto ai Paesi UE di aumentare la capacità di sequenziamento del virus per capire maggiormente sui rischi derivanti dalla mutazione e fornirà maggiori informazioni non appena avrà una visione più chiara delle sue caratteristiche.

Il Ministro della Sanità britannico Matthew Hancock ha dichiarato che "La mutazione ha già varcato i confini britannici e che le misure di massima allerta - livello 4 - potrebbero durare anche mesi".

Vivek Murthy che sarà il Surgeon General della prossima Amministrazione, cioè la principale Autorità Sanitaria USA, ha dichiarato che "La variante sembra trasmissibile molto più facilmente, ma non ci sono prove che sia un virus più letale per la persona colpita. Non c'è ragione di credere che i vaccini che abbiamo sviluppato non siano efficaci contro questo virus. In conclusione, non cambia nulla rispetto alle precauzioni che si devono adottare per ridurre la diffusione del virus".

Un'altra mutazione di una certa rilevanza è stata registrata anche in SudAfrica, come riporta "Reuters", Agenzia di stampa britannica, che è stata classificata come "501.V2". Gli scienziati riferiscono "Di una forma più contagiosa e che i pazienti che sono stati infettati presentano una carica virale aumentata". I clinici sudafricani parlano di "Un mutamento del quadro epidemiologico e, in particolare, di un maggior numero di pazienti giovani e senza patologie pregresse, in condizioni critiche".

Da una ricerca internazionale sulla pandemia da Covid-19 condotta dalla "Università Campus Biomedico" di Roma, emerge che sono tredici i ceppi virali che hanno infettato l'Italia. Questi "lignaggi" (linee di discendenza), provenivano tutti dall'estero e lo studio precisa che almeno 13 lignaggi di Sars-Cov-2, sono co-circolanti in Italia, durante la diffusione epidemica precoce, hanno scritto e firmato i professori: Massimo Ciccozzi e Marta Giovanetti (Unicampus di Roma), Marco Salemi (Università della Florida), Davide Zella (Human Institute of Virology di Baltimora), Roberto Cauda (Università Cattolica) ed altri eminenti studiosi.

Lo studio dimostra che le strategie messe in campo dal Governo hanno ridotto notevolmente il numero di infezioni e di ricoveri ospedalieri durante l'estate, ma esistono prove del mantenimento della diffusione virale tra piccoli "cluster" che agiscono come serbatoi nascosti. Questi, sono gruppi di individui in grado di far salire il valore di Rt (tasso di contagiosità che spiega quanto è contagioso il virus dopo l'applicazione delle restrizioni) e che sono silenti, ma pronti ad esplodere al minimo allentamento del lockdown.

Questa situazione è condizionata dalle mutazioni ricorrenti del coronavirus che nel corso dei mesi hanno modificato la contagiosità.

La ricerca conferma la diffusione della mutazione D614G anche nel nostro Paese, la quale è stata osservata per la prima volta a gennaio 2020 in Cina in tre genomi e in Germania in un genoma di origine cinese. Probabilmente, la mutazione è originata in Cina dove è rimasta largamente minoritaria rispetto al tipo originale. Questa mutazione è associata alla diffusione del virus in Europa, dove già a febbraio era preponderante ed anche nelle Americhe e determina la sostituzione con la glicina (G) al posto dell'acido aspartico (D) nella proteina Spike. Il virus portatore di questa mutazione e apparso nel corso della pandemia, ha preso il sopravvento sul virus originario, in tutto il mondo, fuorchè in Cina. Le mutazioni, comunque, non sembrano avere inciso sulla patogenicità e sulla mortalità dovute al Sars-CoV-2.

Gli scienziati che studiano le mutazioni virali, attestano infatti che tutte quelle osservate fino ad oggi, non andranno ad interferire sulla efficacia dei vaccini, ma solo a rafforzare la tesi dell'adattamento del virus in termini di convergenza evolutiva.

Le recenti varianti condividono una potenziale maggiore capacità di legarsi ai recettori ACE2. Tali evidenze sono emerse da studi di "mutational scanning" eseguiti in vitro. Gli stessi vaccini, oltre ad essere testati con diverse varianti virali, devono superare diverse fasi di sperimentazione clinica, prima di essere approvati.

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Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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Commenti (2)

  • nonostante che il professor Ewan Birney dica che “ci sono tutte le ragioni per pensare che i vaccini funzioneranno contro questo nuovo ceppo” e che l’americano Vivek Murthy dica che “Non c'è ragione di credere che i vaccini che abbiamo sviluppato non siano efficaci contro questo virus.”, a me che questi due si mettano a presumere delle cose non tranquillizza minimamente, anzi ! Mi sembrano essere molto più seri i clinici sudafricani, i quali parlano di "Un mutamento del quadro epidemiologico e, in particolare, di un maggior numero di pazienti giovani e senza patologie pregresse, in condizioni critiche"

  • Le mutazioni di un virus non sono una eccezione, è la regola. Ho letto, da qualche parte, che precedenti pandemie storiche (es. peste di Milano) sono avvenute dopo un aumento di popolazione. Quanto è l'incremento della specie homo degli ultimi 100 anni? Come quelli che hanno preceduto le pandemie storiche.

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