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Domenica, 21 Aprile 2024
Salute e medicina on line

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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

“Sindrome da burnout”, come prevenire lo stress lavorativo

Il burnout, dal verbo inglese to burnout “bruciare” indica, in psicologia, uno stato di esaurimento emotivo, fisico e mentale associato al lavoro che origina dalla percezione di uno squilibrio tra le richieste professionali e la capacità individuale di soddisfarle.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rappresenta una forma di stress lavorativo, particolarmente intensa, protratta nel tempo e che l’individuo non è in grado di gestire. Questo fenomeno occupazionale colpisce i lavoratori che non riuscendo ad affrontare il proprio carico di lavoro quotidiano, finiscono per soffrire di esaurimento cronico.

La sindrome è sempre più comune nei paesi industrializzati, a causa dei ritmi di lavoro più elevati, in una società moderna profondamente orientata alla produttività, alla performance ed alla competitività e si riferisce al solo contesto lavorativo.

Nel 2019 il burnout è stato riconosciuto come “sindrome” ed elencato nell’International Classification of Disease (ICD), il testo di riferimento globale per tutte le patologie e le condizioni di salute.

Questa sindrome di intenso stress lavorativo, stando alla Stada Health Report ha colpito, nel 2022, il 59% degli occupati, in particolare donne e giovani, di età compresa tra i 18 e 34 anni.

Il termine burnout è comparso per la prima volta nel mondo dello sport, attorno agli anni ’30, per indicare l’incapacità di un atleta, ottenuti diversi successi, di mantenere nel tempo, gli standard raggiunti. Nel 1975, la psichiatra americana Christina Maslach ha ripreso il termine per definire una sindrome da esaurimento emotivo e fisico, risultato dello stress cronico, nelle persone che si occupano di altri esseri umani, in particolare, in stato di difficoltà o sofferenza, le cosiddette “helping professions” (professioni di aiuto): medici, infermieri, psicologi, insegnanti, poliziotti e vigili del fuoco.

L’esaurimento da lavoro si definisce come una perdita di interesse vissuta dall’operatore verso le persone con le quali svolge la propria attività (pazienti, assistiti, clienti, utenti), una sindrome da esaurimento, spersonalizzazione e riduzione delle capacità personali che può presentarsi in persone che, per professione, sono a contatto e si prendono cura degli altri.

Oggi nella sindrome burnout, sono state fatte rientrare altre categorie di lavoratori, tutti i professionisti che hanno un contatto frequente con altre persone, colleghi o clienti, come: avvocati, ristoratori, impiegati e manager.

Le cause del burnout

Diversi studi, in particolare, di Maslach e Leiter (1997), hanno dimostrato che il burnout è da considerarsi un problema del contesto sociale, in cui l’individuo opera e non un problema dell’individuo in sé.

Ed è proprio quando l’ambiente di lavoro non riconosce l’aspetto umano che lo stress patologico e il rischio di burnout diventano alti. La sindrome può essere ricondotta a fattori ambientali, associati alla organizzazione del lavoro, fattori relazionali, associati ai rapporti interpersonali con colleghi e superiori e fattori individuali che comprendono tutti quegli aspetti legati alla personalità specifica della singola persona.

Lo stress è un vissuto fisiologico della esistenza umana e, nella sua accezione positiva (eustress: stress buono), può essere considerato l’energia stimolante e propositiva che supporta l’individuo nel mobilitare le risorse utili ad affrontare gli inevitabili problemi e cambiamenti nella propria vita. Lo stress diventa dannoso (distress), quando si trasforma in una condizione cronica e prolungata, perdendo la sua funzione costruttiva e diventando una fonte di esaurimento. La situazione di burnout è un disagio protratto nel tempo, difficilmente superabile autonomamente e che può evolvere in una cronicità.

Anche i fattori socio-demografici, sembrano avere una correlazione con l’insorgenza del burnout lavorativo. Sono emersi fattori rilevanti, tra cui: le donne sono maggiormente predisposte; per alcuni studiosi, l’età avanzata è uno dei principali fattori di rischio, per altri, sono invece soprattutto i giovani ad essere esposti; e anche le persone senza un compagno/a stabile sembrano più predisposte.

La distribuzione dei compiti e delle funzioni all’interno di una organizzazione è importantissima ai fini di prevenire l’esaurimento lavorativo.

Tra le cause di burnout più diffuse rientrano:ambiguità di ruolo; conflitto di ruolo; sovraccarico (eccessivo carico di lavoro e responsabilità); mancanza di stimoli (attività ripetitive e poco stimolanti); struttura di potere (impossibilità di prendere parte ai processi decisionali relativi all’ambiente di lavoro); turnazione lavorativa (orari di lavoro e turni prolungati); retribuzione inadeguata (percepita tale in relazione al dispendio di ore ed energie).

I sintomi del burnout

Tra i sintomi principali è possibile identificare:

Disturbi tipici ansioso-depressivi, aggressività, insoddisfazione, calo della fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità, senso di frustrazione, elevata sensibilità allo stress.

Sintomi fisici: cefalea, stanchezza cronica, disturbi del sonno, dolori diffusi, tensione muscolare, disturbi gastrointestinali, tachicardia.

Il burnout si manifesta nel tempo, presentandosi inizialmente come una leggera sensazione di stanchezza e calo di efficienza, ma nella sua fase più acuta l’esaurimento da lavoro dà origine a sintomi più evidenti, che a volte diventano debilitanti e possono interessare anche la vita privata.

Importanti da monitorare sono l’assenteismo ed il presenzialismo. Il primo è una manifestazione di malessere associata al lavoro, il secondo identifica i lavoratori che si recano sul posto di lavoro, anche quando non sono nelle condizioni idonee, con conseguente perdita di produttività.

Il test per valutare l’esaurimento da lavoro

Il primo test per misurare il burnout risale al 1981 ed è noto come Maslach Burnout Inventory (MBI) o Scala di Maslach.

Il modello più aggiornato per valutare l’incidenza della sindrome di burnout sul lavoro: è l’Organizational Checkup System (OCS) di Michael P. Leiter e Christina Maslach.

Si tratta di un questionario psicologico composto di 22 domande studiate per misurare 3 dimensioni indipendenti del burnout: l’esaurimento emotivo, la depersonalizzazione e la realizzazione personale.

Questo test è stato originariamente pensato per rivolgersi alle categorie di lavoratori impegnati nei Servizi Socio -Sanitari e Socio - Educativi che sono state considerate le prime categorie “Vittima” della sindrome di burnout.

La cura del burnout

Per i lavoratori che soffrono di sindrome da burnout, alcuni accorgimenti:

cambiare modelli di lavoro: aggiungendo momenti di pausa, evitando il lavoro straordinario ed imparando a creare netti confini tra vita personale e lavorativa;

ottenere supporto sociale: conciliando il lavoro con il resto della propria vita ed intensificando le occasioni di incontro sociale;

adottare strategie di rilassamento: yoga, mindfulness (pratica specifica di meditazione centrata sulla “consapevolezza” della esperienza personale presente), per imparare a rilassarsi anche nei momenti di maggiore stress;

richiedere il supporto di un professionista, facendo ricorso a consulenza e terapia specializzata.

La prevenzione del burnout

La prima strategia è quella di mirare sulla promozione dell’impegno nel lavoro aumentando gli aspetti positivi.

In concreto, strategie pensate per accrescere l’energia, il coinvolgimento e l’efficacia, sostenendo le singole persone e permettendo loro di affermarsi sul posto di lavoro, intrecciando sane relazioni interpersonali con i colleghi e prendendo parte attiva nei processi decisionali.

Come prevenire il burnout dei dipendenti?

Le imprese sono sempre più impegnate nel prevenire o arginare questo fenomeno che può provocare gravi danni, non solo alla salute della persona, ma anche alla Azienda.

Mettere al centro il benessere del dipendente;

impostare una cultura aziendale per obiettivi e non per ore lavorate;

prestare attenzione all’home working che spesso non si traduce in smart working, a volte aumentano alienazione, isolamento, poco dialogo tra i colleghi;

vigilare e prevenire molestie psicologiche e/o fisiche e casi di mobbing: comportamenti di questo tipo sono purtroppo molto comuni ed è importante che il dipendente si senta al sicuro e tutelato al’interno della organizzazione;

Attivare un piano benefit a sostegno del work - life balance: servizi per la famiglia, assistenza sanitaria, ma anche momenti dedicati al benessere del dipendente in Azienda con formazione, corsi di mindfulness e team building* (*attività dirette a favorire la comunicazione e a stabilire un clima di fiducia e di collaborazione tra i componenti di un gruppo, in particolare tra i dipendenti di una azienda) tra colleghi.

Antonio Saginario, Dirigente Medico Psichiatra, Dipartimento Salute Mentale Azienda Sanitaria di Piacenza. Professore di Psichiatria Università di Parma

“Sindrome da burnout”, come prevenire lo stress lavorativo

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