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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Trattato Onu per fronteggiare l’inquinamento da plastica

Il 2 marzo scorso, l’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente ha approvato il Trattato contro l’inquinamento da plastica, una strada per la salvaguardia del pianeta e che stabilisce l’importanza di intervenire in una situazione di emergenza globale, dato che la plastica si trova ormai ovunque.E’ già presente una direttiva della Commissione Europea che fissa al 50% il riciclaggio degli imballaggi entro il 2025 e al 55% entro il 2030.

Tracce di microplastiche sono state trovate nel sangue umano dagli scienziati della VrijeUniversiteit di Amsterdam, con effetti ancora ignoti.

Non sappiamo, cosa queste entità chimiche - come le definisce Greenpeace - produrranno nel lungo termine sulla salute umana ed anche l’impatto sul cambiamento climatico: plastica uguale a petrolio e quindi ad emissioni di CO2.

La British Plastics Federation, evidenzia che il 99% di tutta la plastica mondiale deriva dalla trasformazione di combustibili fossili.

Per questo, l’ONU ha elaborato un documento che impegna 175 Nazioni a produrre entro il 2024 uno strumento giuridicamente vincolante per porre fine all’inquinamento da plastica.

L’avversario più pericoloso è il monouso. Oggi, la plastica riservata all’usa e getta è il 36% di tutta la produzione globale. A farne le spese sono: cetacei, tartarughe marine, pesci e uccelli, 700 specie marine, indispensabili per la biodiversità.

Nella Lousiana esiste un’area conosciuta come Cancer Alley (la via del cancro), per la forte concentrazione di stabilimenti di produzione di plastica dove si registrano tassi elevati di tumori, oltre a numerosi problemi respiratori.

INQUINAMENTO DA PLASTICA, I NUMERI DELLA EMERGENZA

Dal 2000 al 2015 è stato prodotto il 56% di tutta la plastica fabbricata nella storia umana, raggiungendo circa 370 milioni di tonnellate nel 2019.

Se la curva di crescita esponenziale dovesse seguire l’attuale traiettoria, i volumi prodotti ogni anno nel mondo raddoppierebbero entro il 2030-2035, raggiungendo 1.100 milionidi tonnellate.

Le stime della Fondazione australiana Minderoo che ha pubblicato la ricerca riguardante la produzione globale della plastica, indicano che nel 2019, a livello mondiale, la quantità di rifiuti plastici derivanti dall’imballaggio (packaging) ammontava a oltre 130 milioni di tonnellate. Le quantità maggiori sarebbero riconducibili alle bottiglie (25 milioni di tonnellate), seguite da pellicole e altri imballaggi flessibili (18 milioni di tonnellate), sacchetti (16 milioni di tonnellate) e contenitori per alimenti(15 milioni di tonnellate).

La quantità di plastica immessa negli oceani è destinata ad aumentare; dai circa 11 milioni di tonnellate annue attuali si passerebbe ai 29 previsti per il 2040, equivalente a 50 chili di rifiuti per metro quadro di costa in tutto il mondo.

Di tutta la plastica prodotta, solo il 10% è stato correttamente riciclato, il 14% è stato bruciato ed il restante 76%è finito in discariche o disperso nell’ambiente.

La plastica è un materiale che il più delle volte non viene riciclato in maniera corretta, creando inquinamento ambientale, dato che la stessa, impiega circa 500 anni per potersi decomporre completamente, arrecando degli ingenti danni all’ambiente. Negli oceani le microplastiche  costituiscono l’80% del totale dei rifiuti. La degradazione della plastica nell’ambiente porta alla formazione di unità più piccole, le microplastiche, una miscela eterogenea di materiali di dimensioni da 1micromero (µm) a 5 mm.

EFFETTI SULLA SALUTE UMANA DELLE MICROPLASTICHE

I rischi per l’uomo derivanti dalle microplastiche, possono essere di natura fisica, chimica e microbiologica.

I rischi fisici sono dovuti alle ridotte dimensioni delle microplastiche e nanoplastiche che possono attraversare le barriere biologiche, come la barriera intestinale, ematoencefalica, testicolare e persino la placenta e causare danni diretti, in particolare, all’apparato respiratorio e all’apparato digerente.

I rischi chimici derivano dalla presenza di contaminanti come i plasticizzanti (ftalati, bisfenolo A) o i contaminanti persistenti (idrocarburi policiclici aromatici, policlorobifenili), presenti nelle microplastiche. Infatti, le MP possono essere veicolo di sostanze potenzialmente pericolose di natura organica o inorganica. Molti contaminanti, essendo interferenti endocrini possono provocare danni a carico del sistema endocrino, causare problemi alla sfera riproduttiva e al metabolismo.

Le MP possono trasportare, attaccati alla loro superficie, microrganismi in grado di causare malattie: batteri come Escherichia coli, Bacillus cereus e Stenotrophomonas maltophilia, sono stati rilevati in MP raccolte al largo delle coste del Belgio.

Studi sperimentali hanno dimostrato che una volta assorbite, le MP si accumulano in fegato, reni e intestino, con la capacità di provocare stress ossidativo, problemi metabolici, processi infiammatori, danni al sistema immunitario e neurologico.

Trattato Onu per fronteggiare l’inquinamento da plastica
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