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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Vaccini anti-Covid, il punto della situazione nel mondo

L'immunologo Alberto Mantovani prova a fare chiarezza

In tutto il mondo, al 4 marzo 2021, sono state somministrate: 283.577.465 dosi di vaccino anti-Covid, per lo più Pfizer - BioNTech, Moderna e AstraZeneca (Fonte: GEDIVISUAL OUR WORLD  in DATA). Autorizzati anche nella Unione Europea ed impiegati in Italia, si stanno rivelando sicuri ed efficaci nel prevenire le forme gravi e potenzialmente letali di Covid-19. Gli esperti considerano essenziale che il maggior numero di persone si vaccini al più presto, per tutelare l'intera comunità, ridurre il carico dei sistemi sanitari e prevenire la circolazione virale. Non è ancora chiaro se e quanto i vaccini utilizzati riducono il rischio di contagio, ma i primi risultati sembrano incoraggianti.

L'immunologo, professor Alberto Mantovani, Direttore Scientifico dell'Istituto clinico Humanitas di Milano, in base ad evidenze scientifiche derivanti da diversi e recentissimi studi (Consiglio Superiore di Sanità, Aifa, OMS, Società Italiana di Igiene e Medicina Preventiva, Università di Oxford), ha così precisato: "Sì ad una sola dose di vaccino ai guariti di Covid-19; Sì ad una dose di vaccino AstraZeneca, rimandando la seconda dose che si può somministrare a distanza di 3 mesi; no ad una singola dose di vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna), per i quali la seconda dose va somministrata entro i tempi previsti. Questi prodotti - ha spiegato il professor Mantovani - sono nati per essere somministrati in due dosi. Dopo la prima dose, danno una protezione significativa, ma inferiore rispetto a quella che si ottiene dopo due dosi. Una singola dose potrebbe dare una risposta insufficiente per durata, quantità e qualità, una condizione che potrebbe favorire l'emergere di varianti che sfuggono al nostro sistema di difesa. Il professor Anthony Fauci, Immunologo e scienziato statunitense, ha definito la seconda dose dei vaccini a mRNA "irrinunciabile".

I VACCINI ATTUALMENTE DISPONIBILI

Il vaccino di AstraZeneca è stato sperimentato lo scorso anno in diversi Paesi: Regno Unito, Brasile e Sudafrica, in diverse condizioni tra loro. I risultati emersi sono incoraggianti ed indicano una buona protezione anche per i più anziani. Come già documentato, in precedenti articoli, i vaccini di Pfizer e Moderna sono a base di RNA messaggero, un sistema innovativo, mentre quello di AstraZeneca utilizza un virus innocuo (adenovirus) che viene modificato per insegnare al sistema immunitario a riconoscere il coronavirus.  Scopo principale di un vaccino contro la Covid-19 è quello di evitare che si sviluppino sintomi gravi, che possono rendere necessario il ricovero ospedaliero o causare il decesso.

Tutti i vaccini su esposti proteggono al 100 per cento dalle forme gravi di Covid-19 e vaccinare il maggior numero di persone può fare la differenza, rispetto alla percentuale sulla loro efficacia. Il vaccino Johnson & Johnson potrebbe dare un contributo determinante nell'accelerare le vaccinazioni, in quanto richiede una sola somministrazione. E' stato autorizzato negli Stati Uniti nei giorni scorsi e dovrebbe ricevere una autorizzazione di Emergenza nella Unione Europea (EMA) entro la metà del mese di marzo.

Per valutare l'efficacia di un vaccino sperimentale, i ricercatori dividono i partecipanti alla sperimentazione in due gruppi: il primo gruppo riceve il vaccino, mentre il secondo gruppo riceve una sostanza placebo (che non produce effetti). I partecipanti conducono la loro vita normale ed alcuni di loro entrano in contatto con l'agente che causa la malattia contro il quale si sta sperimentando il vaccino. Successivamente, verranno esaminati i dati di quanti si sono ammalati, tra i vaccinati e quelli con placebo. I ricercatori calcolano il rapporto tra malati e sani in ciascun gruppo e, se il vaccino funziona, la percentuale di malati nel gruppo dei vaccinati è di solito inferiore rispetto a quella dei non vaccinati (placebo). L'efficacia indica quindi, in percentuale, la differenza relativa tra le due percentuali nei rispettivi gruppi. Se non c'è differenza tra i due gruppi, il vaccino ha una efficacia dello "zero per cento", se nessuno dei partecipanti vaccinati si ammala, l'efficacia è del "100 per cento". Gli individui che partecipano alla sperimentazione di un tipo di vaccino sono diversi da quelli che partecipano ad un altro tipo di vaccino, le quantità stesse delle persone possono cambiare, come pure la loro distribuzione geografica, l'ambiente e le condizioni in cui vivono. I vaccini di Pfizer e Moderna sono stati sperimentati negli USA, lo scorso anno, in un periodo in cui non erano ancora emerse le varianti del coronavirus Sars-CoV-2. Il vaccino Johnson & Johnson è stato sperimentato più di recente in USA, Sudamerica e Sudafrica, in contesti diversi, in una fase in cui avevano iniziato a diffondersi alcune varianti. Per questo, il vaccino ha riscontrato una efficacia del 57% in Sudafrica dove stava circolando una variante, mentre negli USA ha rilevato  una efficacia del 72%.

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