Salute e medicina on line

Salute e medicina on line

"World Parkinson's Day 2021"

Domenica 11 aprile ricorre la Giornata Mondiale della malattia di Parkinson

L'11 Aprile, ricorre la Giornata mondiale della malattia di Parkinson, istituita nel 1997 dall'European Parkinson's Disease Association (EPDA), in riferimento alla data di nascita di James Parkinson, medico inglese che nel 1817 descrisse per la prima volta la "paralisi agitante" per ricordare che la cura di questa malattia è una delle grandi sfide del futuro. E sono anche di vitale importanza le valutazioni sull'impatto che la pandemia da Covid - 19 ha avuto e continua ad avere sui pazienti parkinsoniani: le loro condizioni sono peggiorate, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Secondo le più recenti stime, entro il 2030, la malattia potrebbe colpire il 25% della popolazione europea over 65 anni. Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa caratterizzata da disturbi progressivi e cronici legati principalmente al controllo dei movimenti e dell'equilibrio. In Italia i Parkinsoniani sono circa 400.000, in prevalenza di sesso maschile, mentre in Europa sono oltre 1,2 milioni e nel mondo più di 6 milioni. Il dato preoccupante, oltre alla dimensione del problema, riguarda l'età di esordio della malattia che si è notevolmente abbassata, registrando; oggi, un paziente parkinsoniano su quattro è sotto i 50 anni e il 10% ha meno di 40 anni.

Il dottor Giangi Milesi, Presidente della Confederazione Parkindson Italia, ha spiegato che "questi malati soffrono di problemi motori che rendono difficili semplici gesti di vita quotidiana. Situazioni di confinamento, solitudine, legati alla pandemia, hanno peggiorato stati ansiosi, depressione e decadimento cognitivo".

La sua insorgenza va ricondotta alla progressiva morte dei neuroni della "sostanza nera", una piccola area del cervello che attraverso la dopamina controlla i movimenti del corpo. La perdita di oltre il 60% di queste cellule determina la patologia che interessa di norma una metà del corpo e si manifesta con sintomi quali: tremori involontari, di alcuni organi (una mano, un piede), rigidità muscolare che rende difficili o impossibili i movimenti, bradicinesia, ovvero il rallentamento progressivo delle attività motorie, acinesia cioè difficoltà ad iniziare un movimento , instabilità posturale e conseguente perdita dell'equilibrio con possibili cadute, congelamento della andatura "freezing of gait" una situazione improvvisa e transitoria (che dura pochi secondi), nella quale il paziente è incapace di iniziare o proseguire qualsiasi movimento. Si possono associare altri sintomi: postura curva, difficoltà di deglutizione, voce flebile, stipsi etc.

Ad oggi, non esistono cure specifiche e la malattia viene affrontata con strumenti finalizzati a migliorare i sintomi: trattamenti farmacologici, interventi chirurgici, supporti psico-sociali, esercizio fisico, dieta bilanciata.

Le terapie farmacologiche si basano su un mix di farmaci, ma il farmaco maggiormente prescritto è la levodopa (L-DOPA, precursore della dopamina che può determinare il miglioramento della sintomatologia per un periodo oscillante fra 2 e 10 anni. Altri farmaci: gli inibitori delle monoamino ossidasi B (MAO-B), gli anticolinergici per il controllo del tremore, l'amantadina nelle forme iniziali, gli enzimi deputati a degradare la levodopa, per renderla più tollerabile.

Fra gli interventi più innovativi: la Stimolazione Cerebrale Profonda (Deep Brain Stimulation -DBS), considerata la procedura chirurgica più avanzata nel ridurre i sintomi legati ai disturbi del movimento. La DBS prevede la introduzione nel cervello di un piccolissimo elettrodo collegato ad un generatore d'impulsi impiantato sottocute, nella parte anteriore e superiore del torace. Gli impulsi elettrici arrivano a stimolare la specifica area del cervello e favoriscono una migliore trasmissione dei segnali dal cervello all'intero organismo, riducendo buona parte dei sintomi. I miglioramenti dei sintomi sono riscontrabili già nei primi giorni successivi all'intervento DBS, ma soprattutto è evidente la comprovata riduzione dei farmaci dopaminergici dal 50 all'80% con una percentuale di circa 15-20% di pazienti che non necessita più di alcuna terapia farmacologica.

Molti esperti ritengono che la malattia sia il risultato della interazione tra numerosi fattori ambientali a cui il paziente può essere esposto durante la propria vita (sostanze tossiche, pesticidi, farmaci, stile di vita etc.) ed una predisposizione genetica ereditata all'interno della famiglia. La presenza di una predisposizione genetica è confermata dal fatto che dal 10 al 16% dei pazienti riferiscono di almeno un familiare di primo grado affetto dalla malattia (figli, genitori, fratelli, sorelle). La possibilità di analizzare il genoma con metodiche innovative, ha permesso di scoprire numerosi geni e fattori di suscettibilità individuali coinvolti nella patogenesi della malattia ed indirizzare la ricerca al fine di migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Salute e medicina on line

Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti (1)

  • Ogni iniziativa è buona, nelle intenzioni ma non nei risultati. Finora han solo dato pubblicità ai ricercatori che hanno pubblicato le loro ricerche.

Torna su
IlPiacenza è in caricamento