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Esse come sicurezza

Opinioni

Esse come sicurezza

A cura di Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia) di Piacenza

Dentro una volante o in un'aula di giustizia, il nostro impegno per ricordare chi ha dato la vita per noi

Quelle stragi, per fortuna, non fermarono la parte buona di un Paese che decise di reagire ancor con più forza, non rendendo vano il sacrificio dei tantissimi uomini e donne di uno Stato sano

Oggi 23 maggio sono trascorsi venticinque anni da quel terribile giorno in cui la mafia decise ancora una volta di uccidere servitori dello Stato in un modo spaventoso con l'evidente scopo di intimidire una nazione intera per poi, a fronte di altri eccezionali uomini dello Stato che non si fecero intimidire, uccidere ancora il 19 luglio, dopo poco più di un mese.  
Quelle stragi, per fortuna, non fermarono la parte buona di un Paese che decise di reagire ancor con più forza, non rendendo vano il sacrificio dei tantissimi uomini e donne di uno Stato sano. 

In qualità di segretario provinciale del Siap piacentino, ancora una volta, sono stato questa mattina a Palermo nell'aula bunker dopo aver atteso l'arrivo della nave della legalità e, nel pomeriggio, davanti all'albero di Falcone ad attendere le 17,58 quando cariche di tritolo esplosero in autostrada in località Capaci. 

Questa sera invece, insieme all'amico IMD (autore e del libro “catturandi”) davanti alla questa e agli uffici della catturandi, saremo presenti ad una iniziativa  pubblica. Una presenza utile per continuare l'impegno assunto anni e anni fa sull'importanza del ricordo di uomini e donne dello Stato che con semplicità e dedizione donarono la loro vita per noi, per i nostri figli, per una società più sana e rispettosa delle regole democratiche. 

Onore quindi a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro e onore a quelli che consapevoli del pericolo continuarono a lottare perdendo la vita in via D’Amelio: Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Limuli, Walter Eddie Cosina e Claudio Cosina. La strada per continuare a lottare contro le mafie è ancora lunga e in salita e, per fare ciò , dobbiamo continuare a metterci in gioco come uomini e donne in divisa, come genitori e come cittadini, impegnandoci nel ricordo di chi si è sacrificato e stando al fianco di chi ogni giorno combatte contro le ingiustizie in prima linea, dentro una volante o in un'aula di giustizia, in una intercettazione o in un pedinamento, in una indagine o al 113, ma anche a semplici cittadini che hanno avuto il coraggio di denunciare.

Dentro una volante o in un'aula di giustizia, il nostro impegno per ricordare chi ha dato la vita per noi

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