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Esse come sicurezza

Esse come sicurezza

A cura di Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia) di Piacenza

La polizia non picchia i lavoratori: è costretta a difendersi dalle violenze e difendere il vero diritto

Ancora una volta la polizia di Stato è stata costretta ad intervenire con la forza dopo che manifestanti dell'acciaierie di Terni hanno tentato di sfondare il cordone dei colleghi ai quali sono stati lanciati anche oggetti

Il lavoro è un bene di tutti, anche nostro. Stiamo a difendere i palazzi del potere nonostante chi ci abiti, a turno, ci abbia tolto la dignità. E nonostante i colori del potere cambino, e anche chi manifesta... Noi stiamo dimostrando professionalità, lo Stato invece incapacità di tutelarci con dignità. La polizia non picchia i lavoratori: la polizia è costretta a difendersi dalle violenze e difendere il vero diritto. 

Ancora una volta la polizia di Stato è stata costretta ad intervenire con la forza - anche questa costituzionalmente garantita per motivi di ordine pubblico - dopo che manifestanti dell’acciaierie di Terni, come si vede palesemente da un filmato diramato dalla Polizia e che, guarda caso, non viene pubblicizzato come si dovrebbe, hanno tentato di sfondare il cordone dei colleghi ai quali sono stati lanciati anche oggetti. Mi spiace e sono solidale con i lavoratori che stavano manifestando per tutte le loro problematiche, ma non accetto affatto che si usi violenza contro i lavoratori della polizia chiamati ad intervenire per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica: anche di chi sta rivendicando legittimamente le proprie problematiche totalmente condivise.

IL VIDEO DEGLI SCONTRI DIFFUSO DALLA POLIZIA
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Un poliziotto, che deve garantire la sicurezza di tutti e anche il proprio lavoro, deve effettuare il proprio dovere anche quando starebbe volentieri a manifestare pacificamente con quei lavoratori, atteso che sa perfettamente che il lavoro è importante per quei lavoratori, per le loro famiglie e per i loro figli nello stesso modo in cui lo è per il poliziotto stesso. Il mestiere d un poliziotto è anche quello di evitare che manifestanti occupino i binari di una stazione ferroviaria importante come quella di Roma, dove altri cittadini hanno il diritto di viaggiare per raggiungere il proprio lavoro o le famiglie. 

Un’altra cosa va detta: se un manifestante o più manifestanti non ascoltati da chi è preposto a farlo - certe volte il vero disordine pubblico è il non ascoltare o dichiarare di non voler contrattare con i sindacati - decide di sfondare il cordone della polizia, di violare le regole, di lanciare oggetti, di usare violenza, non può pensare che non possa esserci una reazione: una eventuale insubordinazione comporterebbe il posto di lavoro del poliziotto, quindi di un altro lavoratore, mettendo in crisi la serenità del collega e quella della sua famiglia e dei suoi figli.

Ma pare invece che, in certi casi, il lavoro e le famiglie da rispettare non sono quelle di tutti: ormai, a noi poliziotti, ci possono menare, insultare, effettuare violenze psicologiche e chi ne ha più ne metta, perché siamo diventi bersaglio di chiunque voglia lenire i propri pruriti con lo Stato che noi difendiamo, come stiamo dimostrando, a prescindere dal colore politico e nonostante lo Stato stesso ci abbia abbandonato privandoci di tutele legali e di mezzi e risorse umane per combattere anche i criminali incalliti. Pertanto, confermando la mia solidarietà ai manifestanti per le loro problematiche lavorative, la mia più ampia solidarietà va anche ai colleghi e alle loro famiglie che ancora una volta si sono sentiti bersagli di un luna park chiamato Stato.

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