Esse come sicurezza

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«Piacenza Gotham City? Irrispettoso per le forze dell'ordine che lavorano con strumenti inappropriati e senza difese»

Abbiamo registrato con una certa incredulità sulle “parole” con cui si è innestato il dibattito pubblico e politico in materia di sicurezza per la città di Piacenza, non ce ne vogliano gli interlocutori se con un sorriso, a questo potremo chiedere al Ministro dell’Interno Lamorgese, responsabile dell’ordine e sicurezza pubblica di tutto il Paese, quindi anche di Piacenza, definita, Gotham City, di trovare  i fondi necessari per la fornitura delle tute di Batman e, per i più giovani quelle di Robin, e al posto delle autovetture delle Pantere - volanti -, la batmobile, per combattere delinquenti incalliti del calibro di Joker, l’enigmista e il pinguino.

Fuor di scherzo definire Piacenza  Gotham city, lo trovo inappropriato e provocatorio per tutti gli operatori della sicurezza che si sono succeduti nel tempo in questa provincia, di emanazione statale e locale, e soprattutto nei confronti di tutte le donne e gli uomini in divisa della Polizia di Stato, soprattutto di chi opera in prima linea con strumenti non appropriati all’evolversi della criminalità sempre più agguerrita grazie anche ad una accoglienza a tutto tondo che giudico sconsiderata.

La sicurezza è un bene che si costruisce nel tempo e, allo stesso modo, non è mai acquisito per sempre ma soprattutto non è pensabile pensare ad un dato territorio come una monade slegata dai territori e dalle realtà vicine, dalla realtà nazionale e dai fenomeni transnazionali. Se a Piacenza ci vuole Batman, in altre realtà, anche vicine, ci vuole Superman. Tant’è che, oggi come ieri, mi appaiono più serie le analisi comparative, lo studio dei trend evolutivi relativi ai dati e alle informazioni relativi alla criminalità, ai diversi tipi di criminalità.

A mio parere, ad esempio, andrebbe criticata quella politica nazionale della tolleranza a tutto tondo, quella politica che per affrontare i pur esistenti problemi della giustizia non fornisce strumenti per risolvere i problemi, ma depenalizzando determinati  comportamenti offensivi nei confronti dei rappresentanti delle forze dell’ordine ne mina il prestigio, l’autorevolezza, rischiando di compromettere  tanto che, sputare in faccia ad un poliziotto,  è un fatto lieve o che, se lo si picchia, fa parte del pacchetto in dotazione del poliziotto.

Va criticata quella politica che mette in imbarazzo gli operatori di polizia nell’utilizzo degli strumenti di coazione fisica - quando davvero necessario - che si trovano al cospetto di persone seriamente e concretamente aggressive e violente e per le quali ogni forma di dialogo non è andato a buon fine o è impossibile per stati di intossicazione acuta o per evidenti disturbi mentali, per questa politica non va bene l’utilizzo del taser ma, nel contempo, non va bene lo sfollagente, ma neanche lo spray al peperoncino, non va bene alcun utilizzo della forza ancorché proporzionata e legale esercitata dalle persone in uniforme. Non va bene niente, bisogna solo saper incassare. Va criticata questa indignazione perpetua che mina la credibilità dei tutori dell’ordine anche quando le azioni che essi compiono sono perfettamente aderenti alle norme.

Va criticata, poi, quella politica che difende giustamente il diritto ad una detenzione dignitosa e degna di un paese civile ma che dimentica che a questo sacrosanto principio, utile alla rieducazione del reo, deve accompagnarsi  quello  di un giusto e veloce processo, di pene severe e certe anche o forse soprattutto per gli autori, riconosciuti tali dopo tre gradi di giudizio, di gravissimi reati. Della sicurezza a trecentosessanta gradi noi del Siap abbiamo sempre discusso pubblicamente, stigmatizzando semplificazioni e slogan, da qualunque parte siano venuti, nel contempo rimanendo aperti al confronto.

E per quanto riguarda le possibili infiltrazioni mafiose, certe cose non si avverano in poco tempo, si concretizzano nel tempo e, su questo argomento, voglio ricordare che questo Siap ha organizzato a Piacenza diverse manifestazioni in memoria delle vittime di mafia con la partecipazione dei familiari del giudice Antonino Scopelliti e Beppe Montana ai quali abbiamo intitolato la nostra Segreteria, ai parenti di Claudia Loi, di Antonio Montinaro e ai genitori di Antonino Agostino,  con la partecipazione di eccellenti magistrati e giornalisti grazie alla stretta collaborazione del collega Ivan Danna della Catturandi di Palermo, autore di diversi libri e  presidente onorario  dell’associazione 100x100 in movimento . ricordo perfettamente  quei momenti davvero difficili, in quanto delle  possibili infiltrazioni delle mafie al nord non se ne voleva parlare e spesso le sedie delle istituzioni erano vuote.  Si avvicina il nono congresso Provinciale Siap, e sarà il mio ultimo congresso, e nell’occasione , oltre a riconfermare l’impegno del ricordo delle vittime delle mafie, creeremo un dibattito sulla sicurezza urbana con la speranza di un dibattito serio e costruttivo e non da fumetto.

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Esse come sicurezza

La sicurezza, i problemi e le questioni legate al ruolo che oggi la Polizia di Stato riveste nel nostro territorio e in tutto il Paese, commentate e approfondite dal Siap di Piacenza. Interviene direttamente Sandro Chiaravalloti, segretario provinciale e regionale, e membro del direttivo nazionale

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