The Health Sister

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L’importanza della protezione solare

Da diversi studi è emerso che in media applichiamo da un quarto alla metà della quantità corretta; il problema è che questo si traduce in una riduzione radicale della protezione

(Foto Ansa)

E’ luglio, tempo di vacanze per la maggior parte di noi: mare, montagna, collina, la scelta della meta estiva diventa il principale discorso di conversazione durante le cene con gli amici e durante le accaldate pause pranzo con i colleghi di lavoro.
“Tu dove andrai?” mi chiede la mia vicina di casa.
Io ancora non lo so, ma di certo so cosa metterò in valigia: la crema solare.
Si lo so, sembra estremamente banale, ma in realtà non è così e in questo primo articolo del mio blog cercherò di spiegarvi perché.
Ormai le campagne per una corretta abbronzatura sono all’ordine del giorno: sul sito del Ministero della Salute si trovano interessanti e semplici approfondimenti per valutare quanto sappiamo esporci correttamente al sole, quanto ne sappiamo dei danni che una scottatura può provocare e come proteggerci correttamente.
Ma partiamo dall’inizio.
La nostra pelle è a tutti gli effetti un organo e per difendersi dai raggi UV emessi dal sole mette in campo la sua più fidata guerriera in uniforme: la melanina.
Immaginatevela un po' come Xena, la principessa guerriera, in grado di proteggere la pelle dal temibile avversario sole: quando i raggi UV (i cattivi) colpiscono la melanina, questa si degrada e noi diventiamo abbronzati.
E’ come se la tintarella rappresentasse la nostra prima protezione al sole.
Anzi, non è come se la rappresentasse, è così a tutti gli effetti; il problema è che questo filtro di cui siamo naturalmente dotati non è per niente sufficiente a proteggerci in maniera adeguata. Si calcola che la melanina sia in grado di filtrare solamente il 50% dei raggi UV dannosi; significa che il restante 50% arriva sulla nostra pelle dove provoca scottature ed eritemi (UVB) o penetra in profondità (UVA) provocando danni a lungo termine. Ne sono esempi le rughe, le macchie cutanee e le mutazioni nel Dna delle cellule, che sono tra i responsabili della comparsa dei tumori cutanei.
Insomma, non proprio degli amici simpatici con cui passare una serata divertente.
Che fare allora?
Le strategie sono tante e ben conosciute, ma ricordiamole: non esporsi al sole nelle ore più calde, dotarsi di occhiali da sole e cappello per proteggere occhi e testa, proteggere adeguatamente labbra e orecchie e dulcis in fundo usare la crema solare quando stiamo all’aria aperta.
Eccola qui, la nostra seconda paladina, in grado di rendere la nostra gita in montagna o la settimana al mare un ricordo piacevole. Usare la crema solare ripetutamente (fra poco vedremo ogni quanto) ci permette di filtrare i raggi Uvb e Uva, in percentuale diversa a seconda dell’Spf e dell’Uva-pf che scegliamo.
Semplificando molto, possiamo dire che più alto è l’Spf, più raggi Uvb verranno schermati, più l’Spf è basso, più raggi Uvb colpiranno la nostra pelle: ad esempio una crema con Spf 6 ci darà una protezione dell’83%, una con Spf 30 ci proteggerà al 97%, una con Spf 50 al 98% e così via. Notate quindi come al salire dell’Spf corrisponde un avvicinarsi della percentuale di protezione.
E gli Uva, gli altri imputati di danni non indifferenti? Come proteggersi adeguatamente da loro? Scegliendo una crema solare che contenga filtri Uva: lo trovate specificato in etichetta con la dicitura Fp-Uva. Se questo non è presente, ma trovate la scritta Uva al centro di un bollino rotondo significa che nel vostro solare avete una protezione ai raggi Uva pari ad un terzo rispetto all’Spf indicato.
Una volta che abbiamo scelto la nostra crema solare e l’abbiamo messa in valigia, non ci resta che partire per le tanto sospirate ferie, ricordandoci però che sicuramente una sola confezione non potrà mai essere sufficiente. Perché vi dico questo? Perché la corretta applicazione solare prevede che, per rispettare la protezione che troviamo in etichetta, noi dobbiamo utilizzare circa 30 grammi di prodotto ad ogni applicazione.
Questa quantità è quella da utilizzare su tutto il corpo, da rinnovare ogni due ore e ogni volta che si va in acqua. Facendo due rapidi calcoli, una confezione classica da 200 ml ci basterà per sei applicazioni. State pensando “ma io non mi sono mai messo tutta questa crema in una volta sola”, vero? Non stupitevi: da diversi studi è emerso che in media applichiamo da un quarto alla metà della quantità corretta; il problema è che questo si traduce in una riduzione radicale della protezione. Se applichiamo metà della quantità richiesta di una crema con Spf 50, avremo un Spf di circa 7. Troppo poco per considerare sicura la nostra esposizione al sole.
Come fare? Iniziamo mettendo in valigia qualche confezione in più di crema solare, ricordandoci di applicarla mezz’ora prima di esporci al sole e riapplicandola dopo una mezz’ora circa. Ricordiamoci poi di metterla ogni due ore: così quando torneremo alle nostre pause pranzo con i colleghi non solo avremo un’abbronzatura sana, ma non ci saremmo arrossati o peggio ustionati. Avremmo fatto rischiare molto, molto meno alla nostra pelle, che ci ringrazierà restando in salute e continuando a proteggerci.

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Tra scienza, piante, cosmesi, e lifestyle. Mi chiamo Cecilia e sono una farmacista. Insieme faremo quattro chiacchiere su salute, fitoterapia, bellezza e prevenzione. Per scoprire quanto sa essere esatta la Natura e scientifica una crema notte

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Commenti (1)

  • dopo aver letto questo articolo, che riporta indubitabili verità, mi è venuta la voglia di provare a chiedere alla dottoressa Cecilia Pugliese se, facendomi in casa una crema utilizzando 200g di burro karite con l’aggiunta di 80g di ossido di zinco, riuscirei ad ottenere qualcosa che sia in grado di darmi una buona protezione contro i raggi solari? E poi, nel caso decidessi di risparmiare un po’, se la crema la facessi utilizzando 200g di olio di oliva con l’aggiunta di 80g di ossido di zinco, riuscirei ad ottenere ancora una buona protezione?

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