Ausl, non concentrarti a discutere soltanto di mura e parcheggi

Una battaglia ancora da vincere, per stessa ammissione di Regione e Ausl, è quella dei pronto soccorso. Ma anche la distribuzione dei medici di famiglia sul territorio non convince: l’azienda sanitaria non si concentri solo a parlare di progetti per il nuovo ospedale

«Alcune vinto molte sfide, altre le stiamo combattendo, come quella dei pronto soccorso. Va detto che tanti, troppi cittadini, li usano a sproposito, però ci sono problemi, non lo neghiamo». Lo ha detto anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini, a Piacenza qualche tempo fa per sottoscrivere il protocollo sul nuovo ospedale. Lo stesso concetto lo ha sempre espresso anche il direttore generale Ausl di Piacenza Luca Baldino. «Non nego che ci siano problemi al pronto soccorso di Piacenza – disse il direttore in un’audizione in Comune solo pochi mesi fa - con i codici bianchi (nessuna urgenza) e quelli verdi (urgenza minima). Gli accessi aumentano in maniera continua da dieci anni a questa parte. I codici rossi e gialli rimangono pressoché costanti, ma vi sono molti codici verdi e bianchi impropri: bisogna riuscire a governare l’accessibilità al pronto soccorso, stiamo incrementando la pianta organica, ma fatichiamo lo stesso. Questa, purtroppo, è una battaglia non vinta dal servizio sanitario nazionale in questi ultimi dieci anni. Non si è riusciti a vincere questa sfida. In questi anni non siamo riusciti a governare i dati di accesso al pronto soccorso, ma vale per l’intero territorio nazionale».

Viene da pensare: le persone in questione non sono proprio due qualunque. Non sono due consiglieri comunali di un paesino di montagna che poco possono fare contro questo problema, ma il presidente della Regione Emilia-Romagna (ente che sta rivendicando sempre più autonomia dallo Stato) e il massimo dirigente della più importante azienda piacentina. Ci si aspetterebbe qualche idea per migliorare le cose.

L’assessore regionale alla salute Sergio Venturi vorrebbe, ad esempio, mettere un “timer” di sei ore per i pronto soccorsi regionali. Un limite di permanenza di sei ore entro le quali un paziente deve essere ricoverato, curato sul posto o rimandato a casa. «Siamo già dentro a un limite di otto ore nel 90% dei casi – ha spiegato -. Vogliamo migliorare, non sarà facile, per ora siamo lontani da questo obiettivo. È un tema di dignità delle persone». E lancia una proposta. «Per i casi di estrema emergenza stiamo valutando anche l’assunzione di medici senza specializzazione con contratti libero-professionali a tempo determinato, ma serve comunque una norma nazionale per farlo».

Il problema delle attese estenuanti al pronto soccorso di Piacenza è un tema molto sentito dai cittadini. Prevale la rassegnazione: si mette già in conto di perdere molte ore della propria giornata, prima di essere presi in carico dal servizio sanitario. Il pronto soccorso è un “girone dantesco” – ovviamente infernale – che mette a dura prova i piacentini, che spesso ci scrivono per lamentare piccoli e grandi disagi.

Intanto, dopo due anni di riflessioni, dibattiti e polemiche, Piacenza non sa ancora dove costruirà il nuovo ospedale. Ci sono voluti mesi solo per stendere un protocollo di poche righe, che non dice poi molto. Lo studio di prefattibilità del nuovo ospedale pensavamo che fosse già pronto da tempo nei cassetti dell’Ausl, invece è ancora in fase di elaborazione e se tutto va bene verrà consegnato al Comune di Piacenza e alla Regione tra gennaio e febbraio.

Non vorremmo però che l’Ausl in tutto questo tempo, ovvero gli ultimi due anni, si sia dedicata troppo a discutere di edifici, mura, parcheggi e spazi. Riflettere sul futuro dell’attuale e del vecchio ospedale è un tema importante, d’altronde l’Ausl non ha dimostrato negli anni di essere in gamba come immobiliarista, basta andare a constatare da vicino lo stato dell’ex clinica Belvedere, di sua proprietà.

Dal nostro piccolo osservatorio riceviamo settimanalmente commenti negativi - è anche vero che fa sempre più rumore l’albero che cade piuttosto che la foresta che cresce, questo si sa – sulla sanità piacentina. Che ci sia un disegno di concentrare le eccellenze nell’ospedale cittadino – a fronte di una politica nazionale che sta rivedendo le spese - si può comprendere, ma intanto le Case della Salute zoppicano e il territorio provinciale non è del tutto ben coperto dalla presenza dei medici “di famiglia”. In diverse zone del territorio pochi professionisti si sobbarcano un impegno “monstre” e i piacentini notano un peggioramento della qualità delle prestazioni, rispetto al passato. Su questi temi occorre spendere più energie. 

Si parla di

Ausl, non concentrarti a discutere soltanto di mura e parcheggi

IlPiacenza è in caricamento