Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini

La crisi politica in salsa piacentina

Andrea Pugni (Movimento 5 Stelle)

In città è un cicaleccio continuo. Ma se ne parla anche in provincia, a Bobbio, a Bettola e Ferriere, così come in Alta Vardarda. E anche nella Bassa. Tutti si guardano in faccia e s’interrogano: come si risolverà la crisi? Cosa farà il Movimento 5 Stelle adesso? E la Lega che dice? Sotto Palazzo Mercanti ovviamente, in piazza Cavalli e in tutte le vie del centro. Nei ristoranti aperti in città l’argomento principale è sempre quello.

I piacentini chiedono animatamente nei bar del centro, al mercato (spostato sul Facsal), nelle piazze. Ci si vuole confrontare, vedere se collimano le idee e se qualcuno ha indiscrezioni di prima mano provenienti dalle segreterie dei partiti. L’incertezza è notevole: chi verrà adesso? Chi guiderà il “corso delle cose”?

I detrattori già fanno notare: in oltre un anno e mezzo non è stato fatto quasi nulla (ed è anche un po’ il retro-pensiero di “Uccellacci e Uccellini”, con il massimo rispetto per i protagonisti). Giusto dare una svolta, cambiare rotta, mandare tutti a casa. Già, dispiace umanamente per il presidente, che da neofita della politica ci ha messo poco tempo per capire ed entrare nei “meccanismi” spesso incomprensibili della politica. Ma una scossa serviva.

Ora attendiamo, insieme a tutti i piacentini (che non fanno altro che pensarci) di conoscere il futuro. Che fine farà questa benedetta “Commissione di controllo e garanzia”, dopo le dimissioni del presidente pentastellato Andrea Pugni (in rotta con gli ex amici di Fratelli d'Italia)? L’opposizione starà ancora a guardare? Eppure la commissione (che si riunisce da mesi e mesi a porte chiuse, lontano dalla morbosa curiosità della stampa) sembrava così incisiva, a detta di tutti i partecipanti (ovvero i membri del centrodestra e il Movimento). E al “giro di vite” sui pass auto per la Ztl del centro storico ci avevamo perfino creduto.

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" Il racconto della politica piacentina. Le voci e i commenti. Un piccolo spazio all'ombra del Gotico dove raccontare e commentare liberamente il senso dei fatti, i rumori e le polemiche provenienti dal ""Palazzo"", le maschere, le vanità e le debolezze della politica locale. Un punto d’osservazione per fermarsi un attimo e smettere di rincorrere l’annuncio dell’ultimo minuto. Un angolo dove osservare la partitocrazia locale che si confronta e discute, con i suoi mal di pancia interni, le sue ambizioni, i suoi sogni, mentre intorno compaiono i segni del collasso di una delle tante province d'Italia colpite da una crisi economica e, anche, di rappresentanza della gente che la popola "

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Commenti (3)

  • Quando si parla troppo si arriva a niente. In questi tempi di "eccessiva informazione", per giunta "incontrollabile" grazie ai cosiddetti "social", tutto è possibile. Purtroppo i danni sono solo per il "popolo sovrano", che in pratica non potrà mai scegliersi CHI lo comanda.

    • non mi sembra proprio che, come dici tu, al "popolo sovrano" siano mancate le occasioni per potersi scegliere i propri governanti. La più vicina di queste occasioni c'è stata nel marzo del 2018 (quindi meno di 18 mesi fa; direi che si tratta di un’ occasioni decisamente recente). Ciò che sarebbe davvero ridicolo (anzi, all'inglese, ridi@#?*%$us) sarebbe essere costretti a tornare a scegliere ogni 18 mesi

  • questo articolo è spesso volutamente ambiguo e salta continuamente dalla situazione nazionale a quella locale, approfittando della confusione per dire alcune verità, che altrimenti non sarebbe stato conveniente confessare apertamente. Ad esempio, quando Filippo Mulazzi ha scritto “in oltre un anno e mezzo non è stato fatto quasi nulla” ero quasi convinto che si stesse riferendo alla Giunta Barbieri, ma poi quando un paio di righe dopo ho letto che Mulazzi aveva scritto anche “Già, dispiace umanamente per il presidente, che da neofita della politica ci ha messo poco tempo per capire ed entrare nei “meccanismi” spesso incomprensibili della politica.” mi è sembrato chiaro che Filippo Mulazzi abbia voluto giocare un po’ con una sorta di commedia degli equivoci in salsa padana

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