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Mercoledì, 18 Maggio 2022

Piacenza, Parma e Reggio Emilia: ognuno corre per sé

Lottano per il riconoscimento di “Capitale della cultura italiana 2020” ben quattro città emiliane che a parole promettono di “fare squadra”. La destinazione turistica "Emilia" e l'Area Vasta della Camera di Commercio partono con il piede sbagliato

Menomale che abbiamo un’unica agenzia interprovinciale del turismo - la "Destinazione turistica Emilia" - e una sola Camera di Commercio tra Piacenza, Parma e Reggio Emilia. Abbastanza singolare che, per il riconoscimento di “Capitale della Cultura italiana” del 2020, concorrano ben quattro città emiliane, di cui tre capoluoghi di provincia (su 46 totali) più Scandiano (in provincia di Reggio). «Dobbiamo pensare in grande, siamo ormai un’unica rete, occorre fare marketing territoriale insieme» si affrettano a dire le istituzioni locali, difendendo gli accorpamenti e le Aree Vaste dei centri di potere emiliani. Tanto poi, ognuno tira l’acqua al suo mulino e ci ritroviamo come sfidanti le stesse realtà con cui dovre(m)mo andare a braccetto.

Nel comitato promotore di “Piacenza capitale della cultura” siede la Camera di Commercio locale. Se la “Primogenita” vincesse mai il bando, sarebbero evidenti a tutti le importanti ricadute economiche sul territorio cittadino. Nel comitato non è stata invitata la Provincia di Piacenza, che da qualche tempo ha messo in condivisione con Parma e Reggio Emilia la delega al turismo (ovviamente la sede istituzionale è nella più “centrale” Parma, la presidenza a Reggio e per noi il contentino: una misera vicepresidenza).

Mentre l’assessore alla cultura Massimo Polledri vanta appoggi politici da parte di Genova e Alessandria nei confronti della nostra candidatura,  sarebbe forse stato più utile ottenere il sostegno delle città emiliane. Soprattutto se queste tendono – e tenderanno – ad avere sempre più centri di potere in coabitazione con noi. La partecipazione piacentina è stata d’altronde molto più che raffazzonata: un po’ come quei studenti universitari che si riducono a preparare tutto il materiale di un esame all’ultimo momento. Piacenza, inizialmente, voleva candidarsi per il 2018. Poi ha rinviato al 2020, per «preparare meglio la candidatura». Siamo arrivati al 2017, anno della scadenza elettorale delle Amministrative, con tanti progetti portati avanti ma nessuna proposta nuova. Il cambio della guardia a Palazzo Mercanti ha inevitabilmente fatto perdere altro tempo. Morale della favola: il dossier è stato presentato l’ultimo giorno disponibile, dovendo impegnare per la sua stesura un paio di esperti presi da “fuori”.

In un’ottica di Area Vasta, sarebbe stato più strategico discuterne tutti insieme. Una sola città dell’Emilia candidata, appoggiata da tutte le altre, avrebbe sicuramente impressionato maggiormente la giuria del MiBact. E Piacenza, per una volta, avrebbe potuto fare la voce grossa - se solo si fosse preparata per tempo -, tenendo conto che ha lasciato agli altri la guida e le sedi di “ Destinazione turistica Emilia” e Camera di Commercio.

Ma il coordinamento tra le città è mancato e ognuna ha fatto il proprio gioco. E così Piacenza, Parma, Reggio Emilia e perfino Scandiano - cittadina da 25mila abitanti - si sfideranno tra loro. Se più di una città emiliana dovesse entrare nella “top ten”, il quadro sarebbe ancora più comico. Da un lato i tre capoluoghi porterebbero avanti iniziative comuni nella destinazione turistica “Emilia”. Dall’altro si sfiderebbero a colpi di progetti roboanti per ottenere la vittoria finale e il riconoscimento di capitale della cultura. L’auspicio è, ovviamente, che passi la prima scrematura solo il nostro capoluogo. Sperando, in seguito, di trovare Parma e Reggio Emilia disponibili ad aiutare in qualche modo Piacenza a spuntarla. Ma sarà dura. 

Qui la replica dell'assessore alla cultura Massimo Polledri

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