Negozio di "droghe legali" in provincia? «Non di certo a Caorso»

Il sindaco di Caorso Fabio Callori emette un'ordinanza per non dare la licenza a shop come "Alkemico", catena in franchising di "legal drugs". «Bisogna capire come questi esercizi possano esistere, e vedere se ci sono dei buchi legislativi», dice Callori. Che intanto scrive anche alla Regione, al Governo e all'Anci, l'Associazione nazionale dei Comuni italiani. «Mi attiverò - dice il primo cittadino - con i parlamentari piacentini»

Hanno nomi anglofoni accattivanti: Yucatan fire, Infinity, Spice diamond, Sniff coke. Sono funghi allucinogeni, preparati chimici, semi di piantine. Non sono prodotti in vendita ad Amsterdam o a Kingston. Non li smercia qualcuno nei quartieri degradati. Si possono comprare nello Stivale. In negozi e su internet. Parrebbe di no, ma sono legali. Forse proprio al limite, sul baratro del divieto. Eppure, dai volumi di vendite, stanno prendendo sempre più piede.

Il sindaco di Caorso, Fabio Callori, stamattina ha emesso una circolare interna agli uffici comunali per non rilasciare alcun tipo di autorizzazioni o licenze a questo tipo di “smart-shop”. «All’interno - dice il primo cittadino - si possono trovare kit per sniffare, semi per piantare marijuana e skunk, boccette di etere e popper da inalare, libri che inducono all’uso di droghe e tanti altri prodotti legati alla cultura dello sballo». «Purtroppo tutto ciò risulta legale - continua -, poiché le leggi vigenti non si esprimono nei confronti di alcune sostanze psico-attive e pseudo-naturali che, tuttavia, se combinate insieme possono avere effetti allucinogeni e molto pericolosi per la salute».
  Sul sito di "Alkemico" si fa riferimento alle tradizioni tribali ed etno-botaniche delle popolazioni. Ma i prodotti sono, effettivamente, "droghe leggere"  


Callori, principalmente, si riferisce a una catena in franchising chiamata Alkemico. È un gruppo sanmarinese, con punti vendita a Torino, Milano, Rimini. In passato è stato sotto osservazione da parte delle forze dell’ordine, ma non sono emerse irregolarità. Nello spazio web si fa riferimento «alla cultura delle sostanze psicoattive e legate alle tradizioni etno-botaniche (?, ndr) e tribali delle popolazioni del mondo». Che cosa voglia dire, in sincerità, non si sa. Tuttavia, viene garantito il rispetto delle «tabelle della legge 309/90», pur «non condividendone le scelte».

Dunque un modo molto elegante per dire che si vendono droghe legali. «È questo quello che mi preoccupa - continua Callori -. Si fanno tante battaglie oggi, e ancora è possibile che questo tipo di negozio tenga aperto. Ho informato la Regione e l’Anci (Assocazione nazionale comuni italiani), e mi attiverò con i parlamentari piacentini affinchè portino questa istanza a Roma al ministero delle Politiche giovanili». «Dobbiamo capire - conclude - se c’è un vero e proprio buco normativo, da togliere al più presto».
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