Lacquaniti trasferito a Roma, grazie alla "mia" Piacenza

Il vicequestore aggiunto Girolamo Lacquaniti lascia definitivamente Piacenza dopo tanti anni di servizio alla questura. In questi giorni sta prendendo servizio a Roma. In questa lettera ringrazia e ricorda tutta la "gente straordinaria" che ha incontrato a Piacenza

Il vicequestore aggiunto Girolamo Lacquaniti lascia definitivamente Piacenza dopo 17 anni di servizio alla questura. In questi giorni sta prendendo servizio a Roma alla segreteria del dipartimento di Pubblica sicurezza presso l'ufficio Relazioni Esterne e cerimoniale della Polizia di stato. In una lettera ringrazia e ricorda tutta la "gente straordinaria" che ha incontrato a Piacenza.

L'ARRIVO - "Da oggi, dopo 17 anni - scrive il funzionario -, non sono più un funzionario della Polizia di Stato in servizio a Piacenza. Questa è una lettera che ho immaginato di scrivere altre volte in passato e mi sembra ancora irreale pensare che adesso sto veramente salutando quella che era diventata la “mia” città. A Piacenza sono arrivato il 10 Novembre del 1993. Sono arrivato alla Scuola Allievi Agenti con il pensiero che, tanto, quella sarebbe stata una prima sede in cui passare giusto un anno, massimo due. Di Piacenza sapevo che era sul Po, che c’era una centrale nucleare e (soprattutto) che la squadra di calcio giocava il suo primo campionato in serie A con una squadra tutta di italiani".

IL POLIZIOTTO - "Dopo il lavoro in archivio è venuto tutto quello che potevo sognare. Fare il poliziotto. Per davvero. Che non vuol dire solo prendere rapinatori, spacciatori ed assassini. Ma anche trovare una prostituta di 19 anni che per la strada di notte porta la sua bimba di tre mesi. Convincere un ragazzo che non ci si ammazza per una storia d’amore andata male. Non a 16 anni.  Imparare che in piazza un insulto non è niente di personale e che non si carica anche se ti arriva un sasso. Sono stato un privilegiato. Ho avuto la fiducia dei miei superiori, la lealtà e la disponibilità dei miei collaboratori e l’affetto dei piacentini. Onestamente non potevo chiedere di più".

"NE E' VALSA LA PENA" - "Oggi posso dire che ne è valsa la pena. Tutti i giorni. Tutti i giorni di 17 anni. Che mi hanno portato a Piacenza da poco più che ragazzo a diventare un uomo. E se lo sono diventato è perché ho avuto l’opportunità di conoscere gente straordinaria. Perché la vita del poliziotto ti porta sulla strada e lì puoi trovare spaccati di umanità dolente ma anche persone capaci di straordinarie prove di dignità e di coraggio. Ho visto le crudeltà inaudite degli sfruttatori di esseri umani, ho vissuto la tristezza infinita dei bimbi violati. Ma ho anche condiviso la strada con chi è dalla parte dei più deboli, ho visto risorgere uomini e donne che sembravano finiti. Rivedo i miei anni a Piacenza e rivedo i tanti volti che hanno segnato questo lungo periodo della mia vita.Vorrei che sentissero il mio grazie rivolto a ciascuno in modo sentito. Caloroso. Amichevole".

AI COLLEGHI - "A quei ragazzi straordinari che mi hanno insegnato il lavoro nei primi anni, a chi ha condiviso la fatica ed i rischi delle indagini più complesse a chi mi ha dato la possibilità di concludere operazioni importanti e a chi mi ha confortato quando le cose non andavano per il verso giusto. I poliziotti di Piacenza non sono forse diversi dagli altri. Ma loro sono stati i miei compagni di viaggio per tanto tempo e per questo posso dire che sono stati i migliori colleghi che potessi avere. Vorrei dire grazie senza fare nomi. Perché vorrei che ognuno dei “miei” ragazzi sapesse da sempre e non da oggi, quanto gli sono sinceramente legato. I nomi di Adamo Gulì e di Michele Rosato devo farli. Perché il primo mi ha accolto con uno spirito paterno che davvero aveva poco a che fare con le regole “militari” che l’avevano visto arruolarsi come ufficiale l’anno in cui nascevo. Il secondo perché (con una generosità davvero rara) mi ha consentito di seguire progetti ed attività anche lontano da Piacenza e che oggi mi offrono una opportunità che ritenevo quasi impossibile da raggiungere e per la quale sono profondamente grato al Dipartimento di Pubblica Sicurezza per la fiducia che ha voluto dimostrarmi".

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LA MOGLIE PIACENTINA - "Concludo. E non posso farlo senza citare quello che di più importante mi ha dato questa città. Mia moglie Giorgia. Donna che ha sempre dimostrato di essere più generosa e saggia di me (eccezion fatta per quando ha accettato di sposarmi). A lei che mi ha dato i miei figli, Eleonora ed Ismaele, che piacentini saranno sempre, qualcosa più di un grazie. Ai miei suoceri. A Pino. Che più di ogni altro mi ha insegnato il comunicativo silenzio dei piacentini e quanto davvero un gesto valga più di tante parole, fosse stato per lui questa lettera sarebbe stata solo un guardarsi negli occhi e sarebbe stato tutto chiaro".

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