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Un controllo della polizia a Piacenza (Repertorio)

Un controllo della polizia a Piacenza (Repertorio)

«A Piacenza aumentano furti e rapine? Colpa della crisi e dei tagli alla sicurezza»

Piacenza deve fare i conti con un forte aumento dei reati. Un incremento nel 2013 che, stando ai dati ufficiali e alle statistiche diffuse dalla questura, per i reati cosiddetti predatori (furti e rapine) è davvero consistente. Il questore Germanà: non ci diamo per vinti

Piacenza deve fare i conti con un forte aumento dei reati. Un incremento nel 2013 che, stando ai dati ufficiali e alle statistiche diffuse dalla questura, per i reati cosiddetti predatori (furti e rapine) è davvero consistente. Ben 122 denunce in più, rispetto al 2012, per quel che riguarda i furti in abitazione, che sono passati da 206 a 328 nell’ambito solamente cittadino. I furti in esercizi commerciali sono aumentati di 60 unità, idem per i borseggi. Aumentano anche le rapine e, soprattutto, le truffe informatiche denunciate alla Postale che sono passate dalle 59 del 2012 alle 212 del 2013 (dati aggiornati ai primi giorni di dicembre).
Un contesto oggettivamente sconfortante per quel che riguarda la sicurezza a Piacenza, ma il questore Calogero Germanà, seppure ammetta la sconfitta, non si da per vinto: «Continueremo nella lotta. Daremo anche più di quanto possediamo». Il riferimento, nemmeno troppo velato, riguarda le risorse sempre più esigue a disposizione della questura di viale Malta, e indirettamente quindi, anche ai tagli alla sicurezza operati a livello centrale.

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«Abbiamo messo in campo una strategia basata sul controllo del territorio nei punti nevralgici della città, e proseguiremo in questa direzione, come anche nell’impiego dei reparti specializzati di prevenzione del crimine che continueremo a impiegare».
«E’ ovvio - commenta ancora Germanà - che la crisi in atto a livello globale ha certamente la sua responsabilità nell’aver determinato questo aumento dei reati predatori»
«Può sembrare ovvio - scrive il questore in una nota - che nella vita della comunità, la sicurezza quale bene comune, al pari di altri beni (ad es. l’aria che respiriamo) non ha bisogno di passare attraverso la proprietà per essere goduta, in quanto essa è di libera e assoluta fruizione e non può essere negata a nessuno. E’ altrettanto ovvio che i fatti di sicurezza causati da condotte illecite che generano allarme sociale e disagio, sono oggettivi, si presentano da sé, si stagliano di fronte all’osservatore, facendosi pietre d’inciampo, assurgendo a problema».

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«Come segni improvvisi di malessere, come segni negativi di relazione sociale, i fatti di sicurezza hanno come sfondo la pacifica e ordinata convivenza civile, si staccano da essa, ne offuscano l’orizzonte, in quanto i relativi protagonisti si ritengono sciolti dagli Altri, che invece mantengono salde le regole di comunità per innata propensione e richiedono a viva voce pronte e adeguate risposte. La sicurezza pertanto deve assumere forme speculari alle dinamiche complesse e cangianti della vita della comunità sicché essa si presenta come un farsi rifarsi che non può mai avere crisi, ma che, purtroppo, per sua natura, non è in grado di dare risposte automatiche,immediate e soddisfacenti in assoluto».
«La gamma degli interventi richiesti denota la configurazione di nuove esigenze di sicurezza che nascono dall’affiorare di bisogni mai prima emersi verso i quali è necessario approntare adeguate misure di prevenzione che richiamano un’attività di vigilanza declinata sempre più in prima persona».

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«La consistenza delle risorse disponibili da impiegare sul campo, che tra l’altro non potrà crescere significativamente in tempi brevi, si è scontrata con la forza dei numeri degli eventi delittuosi registrati, che sono in aumento, in particolar modo i reati predatori, che sembrano trovare linfa nella grave situazione economica del Paese, che ha generato nuove messe di deprivati.
Negli ultimi mesi si è riscontrato che taluni degli autori dei reati di interesse non sono da annoverare fra i pendolari del crimine, provenienti da regioni limitrofe, ma sono residenti in provincia, privi di precedenti di polizia e in età adulta.
Non si può sottacere il fatto che la contrazione dell’elasticità dell’attività di controllo sia stata influenzata dall’imprevedibile e inspiegabile nota vicenda che ha visto implicati operatori di questa sede e che la stessa abbia condizionato il complessivo rendimento dell’ufficio».
«Il passato, appena trascorso, segue tutto intero il presente, vi proietta la sua ombra di negatività, ma la memoria degli organi di polizia in generale e della Polizia di Stato in particolare, rappresentandosi ciò che è divenuto, si converte subito in azione per rispondere e corrispondere alle attese della gente che chiede e vuole sentirsi sempre più sicura, in quanto nel suo orizzonte ci sono desideri e speranze verso una vita nuova e felice.
L’anno che sta per chiudersi è stato certamente difficile ed ha gettato sullo spazio dei luoghi, dove si misura il grado di convivenza civile, un carico di problematiche che potranno essere affrontate solo dando più di quanto uno possieda per poter rafforzare i moduli operativi di prevenzione e contrasto non disponendo al momento di risorse adeguate per neutralizzare le forze di taglio che inficiano il senso di comunità».


«Gli operatori della Polizia di Stato, con a fianco il personale civile del Ministero dell’Interno, forti del proprio spirito di servizio, confortati dalla fiducia che la comunità ripone in loro, sapranno prevenire, contrastare e arginare le derive che sono di ostacolo alla convivenza e al progresso civile.
Questa sarà la sfida del prossimo anno e siamo pronti ad affrontarla con il massimo sforzo senza esitazione, per realizzare una sicurezza sempre più aderente ai bisogni dei cittadini».
 

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