Cronaca

A Piacenza completato il primo ciclo di vaccinazione a detenuti e polizia penitenziaria

Il Garante regionale Marcello Marighelli ha illustrato la situazione degli Istituti penitenziari dell’Emilia-Romagna nel 2020: «Numero di detenuti il più basso degli ultimi 5 anni»

(repertorio)

La città di Piacenza, insieme a quella di Ferrara, al 30 aprile ha completato il primo ciclo di vaccinazione dei detenuti e del personale di polizia penitenziaria. È quanto emerso dalla relazione sull’attività svolta dal Garante regionale - Marcello Marighelli - delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale in Commissione per la parità e per i diritti delle persone. Quadro che sottolinea la diminuzione del numero di detenuti nei dieci penitenziari della regione. Alla fine del 2020 - anno marcato dall’emergenza Covid-19 - erano 3.193, contro i 3.834 del 2019 (a fronte di una capienza di 2.793 posti), «il numero più basso degli ultimi 5 anni» ha sottolineato Marighelli. Un calo dovuto all’intervento del magistrato di sorveglianza - grazie anche alla pressione esercitata dal Garante - che ha utilizzato procedure ordinarie (misure deflative come l’alternativa al carcere) e semplificato le stesse. Marighelli ha ricordato, purtroppo, che alla data del 28 febbraio 2021, le presenze sono aumentate di 130 unità, una crescita dovuta all’esecuzione della pena di persone che non hanno legami stabili con il territorio. Mentre le detenute donne in Italia nel febbraio 2021 erano 2.252 - con una diminuzione di 3 unità rispetto alle 2.255 del dicembre 2020 -  In Emilia-Romagnasono passate, nello stesso periodo di tempo, da 133 a 146, 13 in più. Sono 11 i bambini che hanno vissuto in cella con le mamme, una situazione che entro il 2021 dovrebbe risolversi.

L’emergenza sanitaria ha peggiorato la qualità della vita in carcere, ed è emersa la contraddizione del distanziamento, dell’uso di mascherine (che non c’erano) delle docce e dei servizi igienici inadeguati. Oggi, però, la situazione appare cambiata: il materiale non manca, anche se per i detenuti le mascherine non sono gratuite, ma a pagamento. L’attività di monitoraggio, ha riferito Marighelli, «svolta attraverso la corrispondenza e la raccolta di informazioni sui più rilevanti fenomeni e non con le visite alle carceri e agli altri luoghi di limitazione della libertà personale si può ritenere ancora significativa, rileviamo anche la piena collaborazione di tutti gli istituti contattati».

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