A Piacenza gli investigatori che catturarono la banda della Uno Bianca

Giovedì 5 novembre il sindacato di polizia Siap organizza un incontro di formazione alla scuola Allievi Agenti di viale Malta. Chiaravalloti: ogni poliziotto, nella sua formazione, ha il dovere e il diritto di ricordare affinché la morte degli innocenti non sia mai resa vana

(Fonte foto ilmessaggero.it)

Giovedì 5 novembre alle 15 presso l’aula magna della Scuola Allievi Agenti di Polizia in viale Malte, il sindacato Siap ha organizzato un convegno basato sul racconto, attraverso il loro libro, dei poliziotti Baglioni e Costanza su come hanno indagato e consegnato alla giustizia gli appartenenti alla “banda della uno bianca”, che ha segnato la storia di questo Paese terrorizzando l’Italia Intera.

«Lo hanno fatto - spiega il segretario Sandro Chiaravalloti - attraverso strategie investigative non comuni, in un contesto indubbiamente difficile, che potranno metter a fattor comune con molti altri colleghi, grazie a questa iniziativa, tanto che ci saranno colleghi che giungeranno da diverse città anche fuori regione. Proprio per questo l’assemblea ha assunto anche le caratteristiche formative per i colleghi, in quanto da noi ritenute importati atteso che una delle conquiste fondamentali dei sindacati, è stata quella di garantire al personale di Polizia una formazione dialogica, il giusto addestramento e il continuo aggiornamento».

«Nei tempi del terrorismo, alla fine degli Anni 70, il compianto presidente della Repubblica Sandro Pertini, nel discorso alla nazione del 31 dicembre, ebbe modo di rilanciare e promuovere il percorso di riforma della guardie di Pubblica Sicurezza sulla modernizzazione della stessa e, facendo leva sulla giusta formazione, asseriva che la Polizia di allora non era adeguatamente formata e specializzata per affrontare il terrorismo, e per questo rilanciava la riforma in quanto attraverso la stessa si poteva ottenere una Polizia ad ordinamento civile formata e specializzata. Ricordo che nel 1983, quando fui arruolato nella Polizia di Stato, l’addestramento alle tecniche operative e a quelle investigative ecc., si basava sulla ricostruzione di casi professionali e quindi sulla storia e sui racconti di determinati eventi drammatici come, ad esempio, il rapimento dell’onorevole Moro e il sua successivo omicidio, o attraverso casi risolti brillantemente, su racconti di indagini di successo come quelle antimafia ovvero sull’analisi delle cose che non avevano funzionato. La presentazione di un libro, altro non è la discussione sul suo contenuto, sui fatti storici e su tutte le strategie adottate, sul ricordo delle vittime, su come sono iniziate le indagini, le intuizioni, le strategie, i sacrifici, ecc, narrato come un caso professionale dai veri protagonisti. Un racconto senza dubbio utile ad ogni collega e cittadino sano che voglia vedere in quella brutta storia più la parte sana che non quella ammalata. Una parte sana che sa sempre reagire e dare lustro alla polizia di Stato e a tutto ciò che deve rappresentare. Questo è l’inizio e il proseguo di un percorso per noi del Siap, in tutta la fase congressuale dell’Emilia Romagna, con la speranza di contribuire alla formazione dei colleghi con convegni basati su fatti veri, così come abbiamo fatto in passato, e faremo ancora, raccontando i successi della catturandi di Palermo anche attraverso le testimonianze dei famigliari delle vittime. Proprio per questo, Durante la suddetta iniziativa, saranno ricordate le vittime di quella brutta storia e credo che ogni poliziotto, nella sua formazione, debba avere il dovere e il diritto di ricordare affinché la morte degli innocenti non sia mai resa vana».

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