«A Piacenza la tassa sui rifiuti dal 2012 è aumentata solo del 9,8 per cento»

L'amministrazione difende il suo operato sulle entrate tributarie dell'ente: «Confedilizia ha preso una sòla: non è aumentata del 30%, ma del 9,8% la tassazione sui rifiuti. Piacenza è inoltre la terza città della regione con i tributi più bassi»

Dosi e Gazzola

«Quei bravi ragazzi di Confedilizia hanno preso una sòla. Sono così precisi e puntuali, allora li correggiamo anche noi. Pare che l’erba del vicino sia sempre più verde ma i dati di Parma e Cremona sono più alti dei nostri sulla tassa dei rifiuti. Bologna è l’unica in regione che paga di meno di noi. Parma paga il 12% in più di noi e noi abbiamo aumentato i tributi sui rifiuti dal 2012 solo del 9,8 per cento». Così l’Amministrazione - per voce di Luigi Gazzola, assessore al bilancio - risponde a Confedilizia, che nei giorni scorsi aveva denunciato un aumento del 30% della tassazione sui rifiuti nel capoluogo. «Sono analisi che facciamo regolarmente, verifichiamo ogni giorno i nostri conti e le entrate tributarie».

«Vogliamo mettere in luce – ha spiegato il sindaco Paolo Dosi l’analisi sui tributi locali confezionata dagli uffici comunali - la nostra attività. In tema di fiscalità non c’è una lettura di sufficiente rilievo sugli sforzi fatti negli ultimi anni da questa Amministrazione, che ha governato un tempo che non ha precedenti nella storia del Paese. Ci troviamo a vivere in condizioni di estrema difficoltà. Piacenza è in una posizione che va sottolineata. C’è chi utilizza questi numeri senza un’analisi approfondita. Noi effettuamo un controllo complessivo dei conti per garantire la continuazione e la salvaguardia dei servizi: questo spiega che c'è stato un lavoro di contenimento della pressione fiscale».

Il Comune ha confrontato i conti del bilancio con quelli di altre città dell’Emilia Romagna. «Vogliamo dare un’informazione precisa e corretta – ha aggiunto Gazzola - vengono diffusi dati sui tributi locali delicati che meritano analisi.  Reggio Emilia è il capoluogo con la pressione fiscale più bassa, Bologna la più elevata. Piacenza è intermedia: negli anni presi in esame (dal  2013)  siamo sempre al terzo posto dopo Reggio e Forlì. C'è chi sta peggio di noi. Nel 2013 a Piacenza le entrate tributarie pro capite sono state di 618,45 euro. Nel 2014 siamo passati a 745,97 euro (venne introdotta la Tasi in quell’anno), nel 2015 la quota per piacentino è stata di 765,89: è aumentata, ma siamo sempre rimasti al terzo posto in regione». Piacenza, lamenta l’Amministrazione, ha subito - insieme a Ferrara e Rimini - il più grave taglio di trasferimenti di risorse dello Stato: è venuto a mancare oltre il 40% delle entrate. Stesse cifre anche per le altre due città (mentre Reggio Emilia solo il -22% si è vista togliere). Nel 2015 le entrate tributarie pro capite sono state perciò 765,89 euro: l'aumento del 2,67% è dovuto in particolare all'eliminazione delle agevolazioni sul comodato gratuito. Dal 2013 a oggi (la giunta Dosi è entrata in azione nell'estate 2012) l'aumento pro capite per i piacentini è stato di 147 euro.

«Per far fronte ai tagli Statali – ha continuato l’assessore, affiancato dai dirigenti Monica Savi e Giuseppe Morsia - abbiamo ridotto la spesa corrente e recuperato risorse con razionalizzazioni di servizi. Così siamo arrivati ad avere dei bilanci in pareggio. Alcuni comuni hanno spinto le aliquote al massimo: qua non abbiamo agito così, avremmo ancora dei margini volendo. I comuni che sono al massimo ricevono contributi da parte dello Stato, che provvede ad aiutarli. Noi, avendo dei margini, veniamo penalizzati. Cosa assurda in questo Paese». Imu e Tasi insieme hanno avuto un costo pro capite di 450,85 euro nel 2015. Piacenza ha l’addizionale Irpef più bassa (81,19 euro) dopo Rimini e Reggio Emilia, ma la prima città punta soprattutto a far pagare le aliquote ai non residenti, ai turisti. «La Tari deve coprire il costo del servizio, ed era l’unica che non prevedeva blocchi agli aumenti. Nel 2016 è stata innalzata di quasi il 10%. Nel 2015 aveva un costo pro capite di 197,60 euro. Abbiamo aliquote molto basse per favorire il mercato immobiliare».

E infine, la polemica nei confronti di Confedilizia, che ha ripreso dei dati Uil sottolineando l’aumento della tassazione sui rifiuti negli ultimi anni nel capoluogo. «Qualche associazione di categoria – ha riflettuto Gazzola – ha parlato di un aumento del 30% della Tari (prima Tares) dal 2012 al 2015. E dal 2014 al 2015 ha citato un più 3,3 %. Li correggo: dal 2014 al 2015 l’aumento è stati pari a 0. Lo studio preso in considerazione mette insieme i costi di un servizio in modo generale. Sono dati poco omogenei, non tengono conto che le città hanno discariche e inceneritori. Nel 2015 la media regionale è di 296 euro, noi 252. Siamo sotto questa media. Siamo al 30% secondo il loro studio, ma è falso, lo smentiamo dati alla mano. Il nostro ufficio tributi e Iren hanno verificato: negli ultimi 4 anni l’aumento è del 9,8%, non il 30%. È pur sempre un aumento, ma dobbiamo dare un dato corretto. Quei bravi ragazzi di Confedilizia stavolta hanno preso una sòla».

Gazzola ha annunciato che nel 2016 il gettito di entrate tributarie vedrà una flessione, rispetto alle previsioni, di un milione e 200mila euro, «per effetto di quelle riduzioni, agevolazioni o blocchi di aliquote voluti dalla Legge di Stabilità». E nel calcolo manca ancora la cifra degli “imbullonati”. «I comuni – ha concluso l’assessore - sono stati molto colpiti per risanare i conti pubblici. Non ci sono più margini di recupero sugli enti locali».

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