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Montagna abbandonata, Bergamini: «Spero ancora nel recupero di questo territorio»

L'augurio di Dina Bergamini, la maestra di montagna: «La passione, la conoscenza del territorio, l'intelligenza e la lungimiranza possano realizzare progetti possano concretizzare il coraggio di restare»

Circa un mese fa è stato pubblicato un servizio sul tentativo di una microimpresa agricola impegnata a contrastare l'impoverimento della montagna, raccontando l'esperienza di una coppia cremonese (Angela e Tommy) che si è rifugiata nella piccola località di Castelsottano di Ferriere: ecco l'articolo

Ospitiamo ora con piacere un contributo di Dina Bergamini, la maestra di montagna di Castelsottano, sulle dimenticanze politiche, sociali e sanitarie che hanno favorito l’abbandono della montagna e sul coraggio di coloro che hanno deciso di restare:

«Da più parti viene puntualizzato l’abbandono della montagna a tutti i livelli: politico, sociale, sanitario ed ora, con la previsione di un parroco solo per comune, anche religioso. Si dimentica un passato culturale impostato su valori morali e religiosi che, garantivano una vita serena a tante famiglie costrette poi a emigrare per la mancanza di servizi adeguati a una vita dignitosa. Si dimenticano le risorse di una terra coltivata col duro lavoro di contadini abituati a lottare, a credere, a custodire il territorio con lungimiranza ed amore. Gente di montagna che anticipava la moderna cultura reticolare, molto predicata ma poco attuata, mettendo in interazione i prodotti della terra, con quelli della stalla, dell’orto  e del pollaio per fornire alle famiglie, allora numerose, il necessario per un sano sostentamento. Campi di spighe mature che, biondeggianti, gareggiavano con la luce e col calore del sole gratificavano il lavoro dei contadini che le studiavano per scelte di rotazione fra la  qualità dei terreni e la varietà delle sementi,  ora hanno ceduto il posto a fitti roveti che rendono inutilizzabile il territorio e lo deturpano».

«Ero bambina - continua Dina Bergamini - quando sentivo parlare di qualità di frumento: dal Mentana, al Parietti, al Rosso Gentile. Al momento della trebbiatura ogni tipo di frumento entrava in sacchi diversi per essere macinato separatamente e consegnato alla “Padrona d cà” che avrebbe utilizzato la farina a seconda dei cibi da preparare. Sarà perché in questa terra, che rappresenta le mie radici di cui vado orgogliosa, ci sono cresciuta, ed ho avuto la fortuna di poterci restare, sarà perché porto dentro un’antica educazione che valorizzava la speranza insieme all’impegno di non arrendersi mai, spero ancora, nel recupero di questo territorio con interventi capaci di coniugare il passato con i mezzi tecnologici del presente. E’ per questo che nutro una profonda stima e tanta gratitudine per  Angela e Tommy (diminutivo di Tomasino)  che da Cremona hanno portato il loro domicilio a Castelsottano: poche casette con i segni dell’abbandono, incuneate ai piedi del Gratra, dove arriva il gorgoglio delle acque del Rio Grande, circondate da verdi praticelli, con una visuale che abbraccia la valle fino a Cattaragna, fanno pensare alla poesia “Rio Bò” di  Aldo Palazzeschi».                  

«Per valorizzare questi angoli di terra - spiega la maestra - bisogna prima sognarli con la passione per le bellezze naturali, poi conoscerli con l’intelligenza e la lungimiranza necessarie per inquadrarli in progetti che ne valorizzino le risorse, poi viverli con  passione e col coraggio di restare. Un percorso che Tommy e Angela hanno scelto prima per trascorrervi le vacanze estive, poi  per farne un ambiente di vita. Un percorso iniziato nel 2010 quando, come tanti, anche i due cremonesi erano alla ricerca di luoghi dove fare esperienza dei linguaggi e dei colori della natura, dove fermarsi all’ombra di piante di quercia e di castagno per trovare ristoro, per godere il piacere di sostare, di vincere la lotta con l’orologio, di essere padroni del proprio tempo. Complice la crisi, che ha ridotto i posti di lavoro e ormai attratti da quel luogo che rispondeva al loro bisogno di contatto con la natura e con lo spirito e alle radici di una cultura agricola ereditata dalle famiglie di origine, comprano una casetta in quell’angolo di montagna che loro guardano con la visione di un nuovo stile di vita, ma anche con tanti progetti che li porta a contatto con la terra da coltivare, con le galline da allevare, con le piante e le sementi da scegliere in rapporto al clima e al tipo di terreno».

«Un percorso vissuto con la passione dei ricercatori che nutrono curiosità - afferma Bergamini - che spingono lo sguardo oltre i confini della valle per coniugare nuove conquiste con la loro esperienza, con le esigenze dell’ambiente in cui lavorano. Si sentono  gratificati dai primi risultati contrassegnati  con l’impronta delle loro scelte e col rispetto di una cultura contadina che va migliorata, ma non dimenticata. Così “chiacchierando” con i pochi contadini rimasti imparano i criteri antichi per la coltivazione della terra, il tipo di sementi privilegiate, le modalità di raccolta e di utilizzo dei prodotti. Conoscenze preziose che Tommy e Angela arricchiscono con le loro esperienze attraverso il confronto con nuove sementi, con la piantagione di nuovi alberi, con nuovi criteri di allevamento: il tutto tenuto sotto controllo fra le esperienze del passato e i risultati del presente. Recentemente hanno ottenuto il riconoscimento di  “Azienda agricola” che loro battezzano col nome di “Le cascinelle”. Non conosco le motivazioni di questa scelta  che mi riporta alle piccole cascine di montagna quando i covoni venivano trebbiati sull’aia, e il fieno veniva trasferito nelle mangiatoie della stalla con le capaci gabbie di vimini che i contadini sostenevano sulla spalla con una corda. Un nome che mi fa  ricordare anche i grandi falò che illuminavano il cielo la notte di carnevale e che nel dialetto locale erano “è cassinell”. Ora l’aria di Castelsottano profuma di biscotti che Angela prepara con la farina di grano Rosso Gentile seminato nei campi circostanti, seguito nella crescita dalle prime foglioline spuntate a primavera, fino alle spighe mature, alla macinatura dei chicchi con apposita apparecchiatura installata sul luogo, alla cottura nel nuovo forno a legna. Biscotti impastati con le uova delle galline allevate nella libertà dei prati, protette solo da leggere reti per impedire l’assalto delle poiane. Profumo di biscotti mescolato con quello del pane fresco appena sfornato: prodotti pronti per essere proposti a chi ancora conserva il gusto dei cibi buoni e genuini».

«Conquiste pensate, elaborate, sudate - conlude la maestra - ma anche gratificanti che spingono Tommy e Angela verso nuove ricerche, verso nuovi progetti. Nella ricerca di nuove possibilità per mettere a fuoco le risorse del territorio spostano l’attenzione verso le patate, il mais, le zucche,  l’allevamento dei conigli in garenna, delle pecore di razze in via di estinzione, il salvataggio di piante da frutto di vecchie varietà,  l’innesto sui rami delle piante di montagna di rami importati da altri ambienti e tanto altro. Li aiuta in questo loro desiderio di restare a Castelsottano la possibilità di navigare in internet grazie al funzionamento di un nuovo ripetitore Wind che permette di allargare le conoscenze, di mantenere vive le relazioni con persone lontane superando   l’isolamento che tanto danneggia questi territori. Un richiamo alle scelte politiche nazionali e locali sulla necessità di fornire i servizi necessari per incoraggiare nuovi insediamenti. C’è speranza per tutta la montagna se questo accade a Castelsottano. Una speranza che può diventare realtà se sostenuta da interventi politici che sollevino questa, ed altre attività di montagna, dalle pastoie della burocrazia e dal peso di tasse che, calcolate senza conoscere le difficoltà del territorio, azzerano l’interesse di chi vorrebbe tornare per  restare. Anche a livello locale ci aspetta l’impegno di sostenere questa iniziativa per farla conoscere come  apripista verso nuovi orizzonti. Personalmente ringrazio Tommy e Angela perché sostengono il mio bisogno di sognare ancora una montagna con prati verdeggianti, con campi coltivati, con pascoli rallegrati dal campanaccio delle mucche che a primavera donavano latte profumato di genziana e con tanti turisti che, insieme alle bellezze della natura, potessero valorizzare  anche l’intervento dell’uomo per proteggerla e per ricavarne prodotti utili al bene comune».

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