Cronaca

Abuso d’ufficio, la difesa chiama a testimoniare due magistrati

Cominciato il processo nei confronti di un medico legale accusato di aver realizzato un profitto illecito violando il regolamento di polizia mortuaria. Il sanitario: tutto regolare, ci sono anche le fatture. I giudici si riservano se accettare o meno i pm come testimoni

Con la riserva dei giudici sull’ammissione o meno di due testimoni - due magistrati - si è aperto oggi, 27 gennaio, il processo nei confronti di un medico legale accusato di abuso d’ufficio: avrebbe percepito dei profitti irregolari violando il regolamento di Polizia mortuaria. Opposto il parere della difesa: tutto lecito, il medico ha agito con correttezza.

Il collegio, presieduto da Italo Ghitti, a latere Gianandrea Bussi e Maurizio Boselli, ha iniziato il dibattimento con le richieste di accusa e difesa sull’ammissione delle prove e sulle liste dei testimoni. Cosimo Pricolo e Simone Marconi (quest’ultimo del Foro di Milano), gli avvocati difensori di Novella D’Agostini, il medico imputato, hanno presentato la lista dei testimoni comprendente, appunto, i due magistrati della procura, Antonio Colonna e Ornella Chicca. E’ la prima volta che due magistrati vengono chiamati a testimoniare e potrebbero dover rispondere alle domande poste dai colleghi che condividono quotidianamente lo stesso ufficio.

La pubblica accusa si è, però, opposta. In aula, con il pm Michela Versini è comparso anche il procuratore capo Salvatore Cappelleri, segno della rilevanza del processo. Quest’ultimo si è opposto alla presenza come testimoni dei due colleghi, sostenendo che «non mi turba il fatto che due pm vengano sentiti come testi, è avvenuto anche per il capo dello Stato, ma ritengo non ammissibile la testimonianza perché la lista testi non è chiara, è generica. Ci sono fatti indeterminati ed è impossibile apprezzare la rilevanza rispetto ai fatti contestati all’imputato. Si parla di colloqui relativi ad alcuni decessi, ma non si sa quando». Ai pm, ha continuato il capo della procura, si potrebbe chiedere una relazione, ma non di essere ascoltati.

Il collegio si è ritirato è si è, poi, riservato la decisione sulla base dell’andamento dell’istruttoria dibattimentale. I giudici, inoltre, hanno anche rilevato un errore materiale nel capo di imputazione. Il medico, secondo i giudici, deve rispondere dell’articolo 1 del Regolamento di polizia mortuaria e non dell’articolo 5 (Dpr 285 del 1990). D’Agostini, secondo le accuse avrebbe violato le norme di legge sul compenso del perito - cinque i casi che vengono contestati dalla procura legati a esami sui cadaveri - e ne avrebbe tratto un profitto illecito.

Secondo la difesa, invece, il comportamento del medico sarebbe stato corretto e per tutti gli interventi è stata emessa una regolare fattura.

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