Abusò della ex tentando di riconquistarla, condannato a 3 anni

Un piacentino di 35 anni accusato di violenza sessuale e stalking. La vittima risarcita con 25mila euro. La difesa: «Lei accettò di andare a casa sua due volte. Dichiarazioni contraddittorie, ricorreremo in Appello»

E’ stato condannato a tre anni di reclusione il 35enne piacentino accusato di stalking e violenza sessuale nei confronti di una coetanea. La sentenza è stata emessa dal giudice per l’udienza preliminare Fiammetta Modica. Il pm Daniela Di Girolamo aveva chiesto la condanna a 5 anni. Di parere opposto era stata la difesa che, con l’avvocato Ettore Maini, aveva chiesto l’assoluzione perché non era chiara la dinamica dei fatti e il tipo di relazione fra i due. La vittima si è vista riconoscere un risarcimento di 25mila euro, dopo essersi costituita parte civile con l’avvocato Mara Tutone. «Aspetto di leggere le motivazioni della sentenza - ha commentato Maini - e ricorreremo in Appello. Ci sono molte contraddizioni in questa vicenda rispetto ai fatti che vengono addebitati al mio cliente». La ragazza «è molto provata da questa brutta storia. Ha accettato di incontralo nella speranza, poi risultata vana, di essere lasciata finalmente in pace. E ricordare quei fatti in aula le ha provocato altra sofferenza». La relazione della coppia si sarebbe interrotta nel gennaio del 2019. Lui, secondo le accuse della ex, avrebbe cominciato a telefonarle, inviandole messaggi e seguendola. Lui cercava di riconquistarla, ma senza successo. I pedinamenti, aveva raccontato la donna, erano costanti, sotto casa e vicino al luogo di lavoro, e una sera l’uomo si sarebbe fatto trovare nell’auto di lei, dove era entrato perché sapeva che la serratura era rotta. In aprile, dopo l’ennesima richiesta di chiarimento lei accetta di andare a casa dell’uomo e lì sarebbe avvenuta la prima violenza: esasperata, la donna avrebbe ceduto sotto le pressioni psicologiche e le minacce di lui. Lo stesso, sarebbe accaduto una decina di giorni dopo. Rapporti avvenuti senza il consenso di lei. La difesa aveva sostenuto che lei si era recata in casa dell’ex ed era disposta a farlo di nuovo, secondo quanto scritto in un messaggio. Inoltre, la donna non si era mai recata al pronto soccorso per farsi visitare.

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