Accusata di aver preso i soldi del gratta e vinci: tabaccaia assolta

Venne denunciata dai proprietari. In aula, mostrato anche un video che la riprende al lavoro. «Non ci sono le prove» ha detto la difesa. Il pm aveva chiesto la condanna a 1 anno e 4 mesi

E’ stata assolta dal giudice Ivan Borasi per non aver commesso il fatto, N. C., la donna che lavorava in una tabaccheria e che era stata accusata di appropriazione indebita: secondo l’accusa avrebbe incassato numerosi “gratta e vinci” vincenti non scaricando, invece, quelli che aveva già grattato. Per lei, il pm aveva chiesto la condanna a un anno 4 mesi e 600 euro di multa. Il difensore della donna, l’avvocato Gianmarco Lupi, aveva chiesto l’assoluzione, mentre l’avvocato di parte civile, Matteo Civile, la condanna della donna e il risarcimento di 65mila euro ciascuno per il proprietario e i soci dell’attività commerciale. Dameli sta valutando l’eventuale ricorso in Appello.

La vicenda iniziò nel 2010. I proprietari del locale, che si trova a Grazzano Visconti, si erano accorti che non riuscivano a pagare rate, nonostante la gran mole di lavoro. All’inizio del 2013, viene notato che non era stata fatta una chiusura contabile. E in turno c’era C., che era una socia. Gli altri verificano e si accorgono che quel giorno mancavano 800 euro. Sono state così visionate le telecamere e le immagini dell’intera settimana: secondo la denuncia presentata alla mattina venivano usati i gratta e vinci, ma non “scaricati” tranne quelli delle vincite. Secondo i proprietari, inoltre, sarebbero mancate anche alcune stecche di sigarette. Secondo gli altri soci, gli ammanchi duravano da due anni e la stima era di circa 30mila euro al mese.Durante il processo, il giudice decise anche di svolgere un contraddittorio, analizzando il filmato in aula. Per la difesa, non si sarebbe visto alcuna azione sui gratta e vinci né sui soldi. Insomma, nessun reato. Per la parte civile, le immagini erano chiare e quella donna si sarebbe impossessata dei biglietti e del denaro.

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L’accusa era fondata sul principio di presunzione, aveva sostenuto l’avvocato Lupi: impossibile che una piccola tabaccheria si sarebbe potuta accorgere, dopo 3 anni, di un ammanco così grande. Se fosse stato così, il negozio sarebbe fallito. Invece, non c’erano tracce sui documenti contabili e su quelli del gratta  e vinci. Non c’erano le prove. A lei venne fatto credere di essere socia al 2%: lei lavorava 10 ore al dì pensando di avere partecipazione agli utili. La donna era pagata, aveva affermato la difesa, ma era una lavoratrice subordinata e doveva rendicontare tutto.

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