Acqua Bene Comune: «Iren dovrebbe avere una gestione pubblica per funzionare bene. Si applichi il referendum»

«Dovrebbero rinunciare ai profitti e impegnarsi a lavorare per una gestione pubblica, senza scopo di lucro e realmente partecipativa»: questo è l'appello del comitato "Acqua Bene Comune" che chiede ai sindaci della provincia, attuali e futuri, di attuare il referendum che permetta a Iren di diventare un'azienda pubblica

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di IlPiacenza

Lo scorso 2 aprile abbiamo partecipato all’ incontro pubblico, promosso dall’Ufficio Partecipazione del Comune di Piacenza, di presentazione dei costituendi "comitati consultivi territoriali" di Iren. La costituzione di questi comitati ci è subito apparsa come una mera operazione di immagine per un colosso finanziario ormai fuori dal controllo dei territori, che ha bisogno di recuperare consensi cercando di accreditarsi come soggetto aperto, trasparente e democratico.

Ma come ci diceva il professore Lobina, «Il governo e il controllo pubblico delle gestioni privatizzate è impossibile per la natura e finalità delle stesse e per le asimmetrie informative che rendono imbelle chiunque non sieda nella stanza dei bottoni della SPA».  E, difatti, nel regolamento dei Comitati Territoriali leggiamo che le informazioni saranno fornite «nei limiti delle normative inerenti lo status di Società quotata in Borsa e della riservatezza industriale».

Inutile dire, inoltre, che i "comitati territoriali" non potranno che avere un ruolo puramente consultivo, visto che le decisioni vengono prese nei CdA dell’azienda. Le recenti questioni relative alla ripubblicizzazione del servizio idrico e alla gestione dei rifiuti e del termovalorizzatore dimostrano come Iren (Spa mista pubblico-privata) orienti le proprie scelte in base alla massimizzazione dei profitti. Questa missione, propria di un grande operatore economico quotato in borsa, è incompatibile con gli obiettivi di cittadini e associazioni che chiedono tutela della salute, sostenibilità ambientale e qualità del servizio al minor costo possibile.

Se gli azionisti privati e pubblici di Iren intendono davvero avvicinarsi ai cittadini, dovrebbero rinunciare ai profitti che continuano a conseguire sulla gestione dell'acqua nonostante il voto di 27 milioni di cittadini, e farsi promotori di un percorso di ripubblicizzazione del servizio, lavorando non per finti percorsi partecipati ma per una gestione pubblica, senza scopo di lucro e realmente partecipativa.

Nei giorni scorsi abbiamo letto gli inviti alla partecipazione ai comitati territoriali Iren, profusi dagli uffici comunali e dal Sindaco Dosi in persona. Riteniamo del tutto inopportuna questa campagna pubblicitaria e di esaltazione di Iren e dei suoi comitati territoriali, in un momento in cui la concessione alla multiutility è scaduta dal 2011, ed è ancora aperta la discussione su chi sarà il gestore del servizio idrico e rifiuti nei prossimi anni. 

Ancor più inopportuna se pensiamo che, sul territorio piacentino, Iren non ha effettuato circa 12 milioni di investimenti previsti nel 2011-2012, e ne effettuerà 5 in meno all'anno nel triennio 2013-2015 rispetto a quanto previsto dal Piano d'Ambito! Anziché sponsorizzare la gestione privatistica di Iren, il Sindaco Dosi dovrebbe impegnarsi  per la ripubblicizzazione del servizio (richiesta manifestata con il referendum e ribadita anche dai cittadini intervenuti nel percorso "partecipato" comunale), facendo innanzitutto valere l’odg approvato dal Consiglio Comunale, che impegna Sindaco e Giunta affinché venga redatto un approfondito progetto di fattibilità per una gestione completamente pubblica, da confrontarsi con il progetto per la Spa mista pubblico-privata.

Peraltro anche nel caso in cui venisse scelta la strada della Spa mista mettendo a gara il servizio idrico e rifiuti, non è detto che la gara venga vinta da Iren, anche se ci sembra che l’esito dell’aggiudicazione venga dato per scontato, con buona pace di  chi teorizza la libera concorrenza nel settore ed i suoi benefici.

Alle associazioni e a tutti i cittadini invitati al percorso proposto da Iren e Comune di Piacenza vogliamo dire che l’unico modo per avere una gestione partecipativa  del servizio idrico e del servizio rifiuti è quello di pretendere dai Sindaci della provincia, attuali e futuri, che il referendum del 2011 venga pienamente applicato e che per gestire questi servizi fondamentali venga creata un' azienda completamente pubblica. Solo così sarà possibile garantire un’effettiva e reale partecipazione sul modello di quanto accade in aziende pubbliche come quelle di Parigi, Grenoble, Napoli, in cui i rappresentanti dei lavoratori e delle associazioni per la difesa dei consumatori e dell’ambiente siedono nei Consigli d’Amministrazione ed hanno potere decisionale, ed è inoltre presente un Osservatorio o Comitato di Sorveglianza con funzioni di controllo composto da rappresentanti dei Consigli Comunali (anche di minoranza), di utenti, lavoratori, associazioni ed esperti del settore.

Acqua Bene Comune

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