Ad un anno dall'alluvione, una giornata e una "lezione" da ricordare

Un anno fa, in queste ore, una bomba d'acqua devastò Valnure, Valtrebbia, Valdaveto e Roncaglia, provocando danni e disagi in diverse altre zone della provincia, e portando con sé la morte di tre persone a Recesio di Bettola

la strada di Recesio oggi

Speriamo che l'esperienza del 14 settembre 2015 tenga ancora alta l'attenzione su un tema troppo spesso dimenticato e accantonato: la cura del nostro territorio. Un anno fa, in queste ore, una bomba d’acqua devastò Valnure, Valtrebbia, Valdaveto e Roncaglia, provocando danni e disagi in diverse altre zone della provincia, e portando la morte. Tra le 3 e le 4 di notte una pioggia record – dalle istituzioni definita “cinquecentenaria” - colpì il nostro territorio. A Ferriere una casa – fortunatamente disabitata in quel momento – venne inghiottita dalla furia dell’affluente del Nure, il Grondana. Iniziò in quei minuti di terrore una delle giornate più difficili della storia piacentina. Nure, Trebbia e Aveto e molti dei loro canali esondarono in diversi punti. Pezzi di case inghiottite come a Farini, o il crollo del ponte di Barberino a Bobbio, però non sono niente in confronto alla più grave perdita che ha portato l’alluvione del 14 settembre scorso: tre vite umane spezzate dal crollo della strada Provinciale Valnure all’altezza di Recesio. Tre persone – una quarta, Massimo Chiavazzo, è scampato alla tragedia – che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato: il 55enne Luigi Albertelli di Pontedellolio, il 42enne Luigi Agnelli e il padre Filippo, il cui corpo non è stato ancora trovato.

Un anno fa, come oggi, avevamo ancora negli occhi la gioia e il sapore in bocca delle sagre di paese, i borghi della montagna piacentina affollati come sempre in estate, riempiti per le feste agostane, le frazioni ripopolate per qualche settimana, gli emigrati – di ogni parte – che ritornano “a casa”, a Bettola, a Farini, a Ferriere, a Marsaglia, a Ottone. La bomba d’acqua arrivò impietosa a cancellare tutto e a portare un quesito: si poteva evitare? Si poteva fare più prevenzione?  Negli ultimi dodici mesi tanti eventi naturali e alluvioni – visti ai telegiornali e sui giornali – ci hanno fatto dire: «Ecco, come da noi...». E abbiamo iniziato a vedere questi avvenimenti con occhi diversi, con un bagaglio di esperienza in più che non avremmo mai voluto avere con noi. Laddove vediamo vigili del fuoco, soccorso alpino, protezione civile, esercito, carabinieri, polizia e semplici volontari dare una mano, il pensiero corre a quando i paesi colpiti erano i “nostri”, e quando era la “nostra” gente in ginocchio, quella bisognosa d’aiuto.

Perciò, ad un anno dall’alluvione, non si può non ripensare ai ricordi brutti di quei giorni frenetici. Povera la guardia giurata Luigi Albertelli – viene quasi da esclamare - morta mentre stava compiendo il suo dovere (lui sì…). Poveri Luigi e Filippo Agnelli, che stavano andando in un ospedale. Poveri gli abitanti di Roncaglia, che non sapevano nulla mentre tutta la vallata era già ferita. E poveri i frontisti del Nure a Farini, del Grondana a Ferriere e dell’Aveto a Ruffinati, che hanno vissuto ore di terrore e sentimenti inenarrabili. Povere le famiglie delle vittime e quelli che li conoscevano. Poveri gli abitanti di Roncaglia che hanno visto portarsi via tante cose, e molte di queste non verranno di certo rimborsate. 

Un pensiero provoca qualche prurito: se portare avanti un discorso di prevenzione e pulire fiumi e torrenti è davvero troppo complicato e oneroso, davvero non si poteva difendere meglio la Provinciale di Recesio? La deviazione del corso del Nure, a causa della frana di Missano, è conosciuta alle istituzioni – Regione in primis - dal 1993. Si sapeva che la corrente del Nure era stata deviata verso la sponda di Recesio, dove poco prima delle sei del mattino la strada fu divorata per centinaia di metri. E un altro pensiero in tanti non riescono a levarsi: se l’alluvione “avesse deciso” di colpire il giorno prima, al sabato notte – giornata in cui l’Alta Valnure si rianima un po’ – quante decine di morti, su quella strada, avremmo dovuto piangere?  

Speriamo che a qualcuno l’alluvione sia “servita”. Speriamo che ogni sindaco, ogni funzionario del Servizio Tecnico di Bacino, ogni tecnico del Consorzio di Bonifica e di Aipo, sia ora più capace ed esperto in caso di emergenza e si sia attivato maggiormente a favore della cura del territorio, con la stessa dovizia dei nostri vecchi, che hanno conservato questo territorio per decenni. Speriamo che lo sguardo dei nostri amministratori sia sempre più vigile sulle priorità, alla manutenzione di ogni canale e tombino. Speriamo che l’attenzione dei giorni successivi al 14 settembre 2015 sia rimasta alta e che, davvero, il nostro territorio sia più pronto a rispondere alla natura.

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