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Natalino (foto di Paolo Bernieri)

Natalino (foto di Paolo Bernieri)

Addio a Natalino Arata, l’ambulante "all’antica" della Valnure

Natale Arata, per tutti “Natalino”, è venuto a mancare la mattina del 2 gennaio a Farini. Aveva 67 anni ed era originario di Caorso. La sua vita “on the road” e il rapporto che intratteneva con i clienti l’hanno fatto conoscere in tutta la vallata

Il suo era molto più di un banco al mercato: quello di "Natalino" era un bazar sulle piazze della montagna piacentina, luogo di affari, contrattazioni e chiacchiere su ogni argomento. Natale Arata, l’ambulante più conosciuto dell’Alta Valnure, è venuto a mancare improvvisamente la mattina del 2 gennaio a Farini. Natalino, che aveva 67 anni, frequentava da oltre trent'anni le fiere e i mercati di Bettola, Farini, Ferriere e valicava anche il confine piacentino per esporre la sua merce a Santo Stefano d’Aveto, nel genovese. Arata rappresentava una figura di ambulante ormai scomparsa nella società di oggi: arrivava nel pomeriggio precedente del giorno del mercato con il camion (recante la scritta “Natalino” in corsivo) e si fermava a dormire nel suo mezzo. Mangiava nei ristoranti e bar della zona, faceva il mercato (allungando un po' gli orari della sua esposizione) e poi ripartiva per la destinazione successiva. La sua vita “on the road”, la qualità della sua mercanzia – un vero e proprio “bazar” dotato di ogni genere di vestiario per tutte le età – e il rapporto che intratteneva con la gente, l’hanno sempre reso un punto di riferimento per chi – soprattutto dalle frazioni di montagna – scendeva nei capoluoghi per il mercato.

Negli ultimi tempi Natalino era diventato un po’ più “stanziale”, sfruttando uno spazio al chiuso – dove posizionava il suo camion - sulla piazza di Farini. Questo era diventato il quartier generale e magazzino dell’ambulante. Proprio nel paese dell’Alta Valnure a cui più si era affezionato è stato però trovato questa mattina, poco dopo le 6, riverso a terra privo di vita. La voce della scomparsa di Natalino, in breve tempo, si è sparsa in tutta la vallata: il commerciante – dall’aspetto burbero ma sempre pronto al dialogo – era molto conosciuto e apprezzato per come interpretava la professione di una vita.

«Ci siam conosciuti nel lontano ’77 nelle piazze del Piacentino – lo ricorda l’amico ed ex collega Stefano Morelli – e facevamo il mercato insieme. Viveva a Caorso, poi dopo una delicata operazione al cuore non aveva più la sua abitazione, e ha intrapreso la vita all’aria aperta sui suoi amati monti della Valnure». In ciabatte, con il sigaro sempre in bocca, e la merce – dal vestiario alle pentole passando per l'attrezzatura da cavallo - esposta sul banco anche quando si trovava altrove. «Era burbero, polemico – sempre con una battuta pungente pronta – ma molto generoso e buono con la gente che provava affetto verso di lui. Nessuno osava chiedergli il perché di quella vita all’aria aperta: non parlava mai di sé stesso, della sua famiglia e delle, probabili, sofferenze patite in gioventù. Cercava la solitudine ma nel frattempo dialogava sempre con la gente: si informava ascoltando la radio e leggendo in giornali, era una persona colta».

Natalino lascia un vuoto incolmabile nelle piazze dell’Alta Valnure. «Invece che pagare come tutti il plateatico – conclude l’amico – avrebbe dovuto lui stesso ricevere finanziamenti dallo Stato per la funzione sociale che svolgeva. Credo che sia stato l’ultimo degli ambulanti veri di una volta, all’antica, che si muovevano sui monti per vendere qualsiasi cosa servisse. Alcune volte telefonava a me e ad altri pochi amici per farsi mandare dalla pianura biancheria o altro materiale: lui girava i paesi, apriva gli sportelli del suo mezzo, e vendeva la roba. La vita di Natalino era legata a quel camion, che aveva cambiato qualche anno fa, e al lavoro di ambulante. Mi mancherà».

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