Aflatossine oltre il limite, a rischio alcuni formaggi. Il Nas indaga, allevamenti sotto sequestro

Da alcune settimane, è in corso un'indagine dei carabinieri del Nas di Parma, coordinata dalla procura di Piacenza. L'ipotesi su cui i magistrati stanno lavorando, e per la quale ci sono diversi indagati, è quella di commercio di sostanze alimentari nocive

(Immagine di repertorio. Fonte web)

Le aflatossine finiscono in procura. Nel mirino, c’è il latte prodotto da alcuni allevatori e lavorato da 8 caseifici della nostra provincia. Il latte avrebbe avuto quantità di aflatossina M1 superiore alla norma e sarebbe stato utilizzato per produrre formaggi, alcuni anche Dop, che sono stati già immessi in commercio.

Da alcune settimane, è in corso un’indagine dei carabinieri del Nas di Parma, coordinata dalla procura di Piacenza. L’ipotesi su cui i magistrati stanno lavorando, e per la quale ci sono diversi indagati, è quella di commercio di sostanze alimentari nocive. I carabinieri, su disposizione della procura stanno cercando di rintracciare i lotti di formaggio incriminati - venduti in tutta Italia - e nello stesso tempo stanno eseguendo una serie di analisi e accertamenti. I valori superati vanno dalle 4 alle 10 volte i limiti massimi tollerabili. La procura ha anche disposto il sequestro degli allevamenti e dei caseifici coinvolti nell’inchiesta. Il principale accusato è il mais o i cereali con cui vengono alimentate le vacche da latte.

Il tema della aflatossine è delicato e rappresenta un vulnus per il mondo della zootecnia, in particolare sotto il profilo economico. Basti pensare che in Europa il limite massimo consentito dalla legge è di 0,05 μg/kg, ma negli Stati Uniti questo tasso sale di 10 volte, cioè 0,5 μg/kg. Parametri che rendono difficile la competizione sul mercato mondiale del latte. In Italia, a essere penalizzati sono gli allevatori, perché sono coloro che rispondono degli sforamenti e sono vessati da controlli e multe salate. Rigido, comunque il sistema di controlli attuato dalle Regioni.

Molti convegni hanno sottolineato come la pericolosità per la salute sia relativa. Assumere un cibo con un valore sballato, dicono gli esperti, non significa morire. Va considerato il residuo minimo che significa che si deve mangiare una certa quantità di quel cibo in un tempo prolungato. In un recente seminario a Confagricoltura Piacenza, Giuseppe Bertoni, già direttore dell’Istituto di Zootecnica della Facoltà di Scienze Agrarie della Cattolica aveva affermato che «con i parametri attuali, un uomo si espone a un rischio per la salute, bevendo latte contaminato da aflatossine se ne assume 28 litri al giorno per un lungo periodo».

Le Aflatossine sono prodotte dal metabolismo secondario di alcuni ceppi fungini di Aspergillus flavus (da cui il nome) e Aspergillus parasiticus, che si sviluppano su numerosi substrati vegetali come cereali (con particolare riferimento al mais), semi oleaginosi (come le arachidi), spezie, granaglie, frutta secca ed essiccata, sia durante la coltivazione sia durante il raccolto e l'immagazzinamento.

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