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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

«Il netturbino mi ha preso per il collo e mi sono difeso. "Allah Akbar"? E' un semplice intercalare»

Interrogatorio di garanzia davanti al gip Luca Milani di Hissam Habdul Mahmud dopo i gravissimi fatti di piazza Cavalli la notte di Halloween. La difesa: «Sia messo in un reparto di osservazione psichiatrica. Non è in integralista islamico, potrebbe avere disturbi mentali»

«Mi sono spaventato quando ho visto le forze dell’ordine e poi il netturbino mi ha preso per il collo e allora mi sono difeso. Ricordo di aver avuto il coltello che ho estratto per poterlo allontanare ma non volevo ucciderlo». E’ in sintesi quanto dichiarato nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Luca Milani da Hissam Habdul Mahmud, l’egiziano che dal 1 novembre si trova alle Novate con le accuse di tentato omicidio, lesioni personali aggravate, violenza e resistenza a pubblico ufficiale e che ha mandato all’ospedale un operatore ecologico e un poliziotto al grido di Allah Akbar in piazza Cavalli. «Vive in una situazione di marginalità sociale ed escludo che l’accaduto possa ricondursi nell’alveo di radicalizzazioni religiose o politiche quanto piuttosto si dovrebbero indagare potenziali disturbi mentali», ha detto il suo avvocato Alessandro Zanelli. Al termine dell'interrogatorio è stata convalidata la misura cautelare in carcere.

alessandro zanelli avvocato-2«E’ stato un colloquio difficile (presente anche un interprete) perché il mio assistito ha fatto fatica ad esprimere concetti chiari e compiuti, pronunciando frasi sconclusionate e nebulose e ragionamenti senza senso. Ha ammesso di aver avuto questo coltello a serramanico e di trovarsi in piazza Cavalli ma di fatto sul resto ha fornito la propria versione, come poteva, offrendo quanto ha percepito, ossia voleva assolutamente difendersi dalle forze dell’ordine e dal netturbino». Circa l’uso della frase Allah Akbar, ha detto: «E’ un intercalare che può essere facilmente travisato e che nella mente delle persone può rievocare estremismi, per lui, da quanto ha sostenuto, è semplicemente un modo per dire “dio mi aiuti, mi protegga”. E’ molto religioso e anche il tappetino da preghiera conferma questa sua caratteristica». «Viste le sue condizioni – ha detto Zanelli – (non ricordava nemmeno la sua data di nascita) ho chiesto che sia collocato in un reparto di osservazione psichiatrica proprio per capire se all’origine di questi gesti ci siano scompensi mentali e disturbi psichiatrici ma escludo radicalizzazioni. Nelle sedi opportune chiederò anche una riqualificazione del reato di tentato omicidio: non ravviso che siano né un atto né lesioni tali da produrre una rubricazione di tale reato (il fendente ha solo stracciato la parte posteriore dei pantaloni senza colpirne la carne), non trovo pertanto l’intenzionalità di uccidere statutaria del tentato omicidio. Nella sua testa, evidentemente, l’ha estratto per difendersi da una aggressione che stava, a detta sua, subendo». «Mi riservo – ha spiegato – di avere tutti gli atti circa la sua storia in Italia e alla sua permanenza sul territorio nazionale da cinque anni. Al gip ha detto di vivere per strada dopo aver trascorso un periodo in una casa per richiedenti asilo e aver avuto un permesso provvisorio per motivi umanitari».

IL DECRETO DI ESPULSIONE - Hissam Habdul Mahmud era già noto alle forze dell'ordine: il 27 ottobre, era già stato arrestato in via Manzoni alla Farnesiana dopo aver aggredito la polizia e danneggiato auto in sosta. Quel giorno era ubriaco, il 26 ottobre aveva urinato e danneggiato il monumento dei Parà alla Baia del Re. Ma soprattutto di recente era stato destinatario anche di un decreto di espulsione dall'Italia con l'obbligo di lasciare spontaneamente il territorio nazionale entro i 7 giorni dall'avvenuta notifica: lo straniero, in Italia da cinque anni, era stato espulso perché irregolare e dopo vani tentativi di richiesta del permesso di soggiorno per svariati motivi. Prima di ciò era stato anche ospite di una struttura per richiedenti asilo. Nel frattempo, tra un'istanza e l'altra, con il cedolino della richiesta era riuscito a trovare un impiego temporaneo alla logistica come facchino a Castelsangiovanni. Dopo il primo arresto per i fatti di via Manzoni, era stato rimesso in libertà dal tribunale di Piacenza in attesa del processo che si sarebbe celebrato tra qualche settimana. Prima del 27 ottobre era incensurato. 

LA VIOLENZA E L'ARRESTO - Riguardo invece al grave episodio della notte di Halloween, ora il 32enne si trova in carcere alle Novate, su disposizione del sostituto procuratore Ornella Chicca. Come detto le accuse ora sono tentato omicidio, lesioni personali gravi, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Ricostruendo nel dettaglio la vicenda, è emersa tutta la gravità dell'accaduto, a partire dall'inizio, ovvero da quando l'egiziano, fermato intorno alle 2 da una volante per un normale controllo in via Sant'Antonino (gli agenti si erano insospettiti perché cercava di nascondersi alla vista della polizia) ha estratto all'improvviso un coltello a serramanico tentando di ferire i poliziotti gridando «Allah Akbar». Quando la colluttazione subito dopo si è spostata in piazza Cavalli sotto i portici del Barino - tra il fuggi fuggi generale dei tanti giovani presenti - il 32enne ha anche cercato di scagliare i tavolini di ferro del dehor contro i poliziotti e i carabinieri, cercando anche nel frattempo tra i passanti qualcuno da accoltellare. Purtroppo è toccata a un netturbino che, insieme a un collega, si trovava per caso vicino all'ingresso di palazzo Mercanti: l'aggressore lo ha raggiunto e gli ha sferrato con violenza alcuni fendenti a un gluteo, non riuscendo a penetrare nella carne. Poi la colluttazione a terra. La vittima è scampata a lesioni ben più gravi alla gamba perché nella tasca posteriore aveva alcuni oggetti che hanno frenato la penetrazione della lama. Anche un agente delle volanti, durante la violenta colluttazione per fermarlo, ha riportato diversi traumi in varie parti del corpo.

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