Aggressione nel parcheggio della stazione, Fittavolini: «Aspettiamo che ci scappi il morto?»

Il presidente dell'Associazione Pendolari: «Siamo alla mercè di drogati, sbandati, ubriachi e nullafacenti di ogni risma, il tutto impunemente, perché questo è quello che succede se per caso vengono arrestati: denuncia a piede libero e liberi il giorno dopo di delinquere di nuovo»

Immagine di repertorio

«L’inqualificabile e gravissimo episodio di delinquenza avvenuto l’altra sera ai danni di un pendolare piacentino tramortito e derubato mentre si accingeva a recuperare la propria autovettura parcheggiata al posteggio di viale Sant'Ambrogio, conferma ancora una volta, se mai ve ne fosse bisogno, la distanza siderale tra la sicurezza "percepita" che è quella di cui si nutrono le istituzioni comunali, e quella "reale" vissuta ogni giorno dai piacentini, pendolari e non. Ci poteva  scappare il morto, e per pura fortuna il malcapitato, cui auguriamo pronta guarigione fisica, ma soprattutto mentale nel recuperare psicologicamente dalla bruttissima disavventura, se la è cavata. Il fattaccio è l’ultimo di una lunga serie di episodi di cronaca nera, che avviene ai danni dei pendolari, i quali, oltre ad essere tartassati in ogni modo da Ferrovie, Seta e Comune, si trovano a rischiare la vita ogni giorno in una zona che dovrebbe essere il biglietto da visita della qualità della vita della nostra città, la vetrina di benvenuto per chiunque da fuori ci venga a visitare». Si legge in una nota di Ettore Fittavolini, presidente dell'Associazione Pendolari. 

«Invece siamo ogni giorno nel caos viabilistico, alla mercè di drogati, sbandati, ubriachi e nullafacenti di ogni risma, che ne combinano più che Bertoldo, il tutto impunemente, perché questo è quello che succede se per caso vengono arrestati: denuncia a piede libero e liberi il giorno dopo di delinquere di nuovo. I curricula di certi personaggi, ben noti alle forze dell’ordine, potrebbero riempire le pagine di una enciclopedia, e possiamo immaginare la frustrazione di Polizia e Carabinieri che li arrestano (non senza rischi per la loro incolumità) alla mattina, e li ritrovano nei bar della zona alla sera. Perché in questo paese ormai, ove chi delinque ha la certezza dell’impunità, i diritti degli offesi e delle vittime sono quotidianamente calpestati. Nel nostro piccolo, l’unica categoria che ha subito sberleffi è la nostra, ove a distanza ormai di anni, il problema del decoro e della qualità urbana di Piazzale Marconi continuano ad essere, stante l’ordinanza di rimozione forzata reiterata anche nel 2016, le biciclette dei pendolari». 

«Pazienza se non riusciamo a parcheggiare decentemente la macchina facendo lo slalom tra le buche, con una illuminazione pubblica carente o addirittura assente, se le donne preferiscono essere accompagnate nel percorso a piedi da e per la stazione, per paura di essere molestate da una variegata fauna di pseudo umanità varia che risiede stabilmente in zona , se troviamo le autovetture danneggiate con specchietti e tergicristalli rubati o divelti, finestrini rotti, perché guai a lasciare il benchè minimo oggetto visibile all’esterno. Tutte situazioni che ormai risulta anche difficile ed inutile denunciare, tanto non ti rimborserà nessuno ed i colpevoli non verranno mai trovati. A ciò magari aggiungi che ti trovi a fine serata la beffa della contravvenzione del divieto di sosta, non perché tu la macchina la voglia parcheggiare per ostruire la strada, ma perché già alle 7 di mattina è tutto pieno, le righe stanno diventando invisibili, ed hai un treno che non ti aspetta e da anni stai chiedendo parcheggi decorosi».

«Facile fare cassa in questo modo, per cui poi nessuno potrà dire che la Municipale non è presente, salvo quando doveva esserci in un altro modo (presidio fisso strombazzato da Reggi in sede di inaugurazione del piazzale rifatto, poi mai visto, addirittura eliminato il distaccamento di via La Primogenita) che poi mai è stato tale. Tralasciamo di commentare, perché si commentano da sole, le improvvide dichiarazioni di chi, membro della Municipale, ha definito pericoloso il servizio espletato dagli agenti in bicicletta (quegli stessi che trovi a Milano come a Roma, ma anche a New York o a Los Angeles) e ricordiamo che scegliere di fare il tutore dell’ordine non è come lavorare a maglia o servire caffè (con tutto il rispetto per magliaie e baristi): sapevi prima di arruolarti e di fare il concorso quali fossero pregi e difetti del tuo lavoro. E ci continuiamo a domandare come mai il 40% degli addetti risulti inabile al servizio esterno, ed il vento nuovo che doveva portare il nuovo comandante non sia mai soffiato. Stiamo francamente stufi dell’andazzo, reiteriamo le proteste ma evidentemente non serve a nulla, perché tutto rimane come prima. Sicuramente ce ne ricorderemo e lo faremo presente a chi verrà a cercare voti con vacue promesse per le prossime elezioni (il 2017 è poco lontano». Conclude. 

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