Al via il processo al marito assassino che strozzò la moglie e gettò il corpo in Po

Kulbir Singh, indiano di 36 anni, è comparso questa mattina davanti al giudice per l'udienza preliminare. L'uomo, nel maggio del 2012, ha ucciso la moglie Kaur Balwinder di 27 anni strozzandola e poi gettando il cadavere in Po

L'arrivo di Kulbir Singh in tribunale a Piacenza scortato dalla polizia penitanziaria

Kulbir Singh, indiano di 36 anni, è comparso questa mattina davanti al giudice per l'udienza preliminare Gianandrea Bussi. L'uomo, nel maggio del 2012, ha ucciso la moglie Kaur Balwinder di 27 anni strozzandola e poi gettando il cadavere in Po. Attualmente detenuto al carcere delle Novate, Singh è arrivato in tribunale a Piacenza in manette e scortato dagli agenti della polizia penitenziaria. Deve rispondere delle accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere. La sua difesa ha chiesto un rito abbreviato per beneficiare di uno sconto sulla pena: tutto però condizionato a una perizia psichiatrica sull'imputato. L'uomo, che è stato rinviato a giudizio, è difeso dagli avvocati Mauro Pontini e Wally Salvagnini, mentre i famigliari della donna uccisa sono assistiti dall'avvocato Gianmarco Lupi e si sono costituiti parte civile nel processo. In aula anche il pubblico ministero Antonio Colonna.

Il cadavere della donna era stato trovato casualmente in riva al Po, il pomeriggio del 27 maggio del 2012, vicino a isola Serafini: i soccorritori l'avevano cercata a lungo, nelle settimane precedenti, dopo che il marito stesso ne aveva denunciato al scomparsa dalla loro abitazione di Baselica Duce vicino a Fiorenzuola. Le indagini dei carabinieri però avevano subito messo in luce che si trattava di una morte misteriosa, e il marito - dopo un lungo interrogatorio - alla fine crollò e confessò di averla uccisa per strangolamento, e di aver poi caricato il cadavere nel baule dell'auto per poi gettarlo nel Po e inscenare quindi la scomparsa.

Gli psichiatri indicati dalla difesa sono Filippo Lombardi e Laura Braga. “I medici – ha spiegato Pontini – dovranno valutare se l’imputato era in grado di intendere e di volere al momento del fatto. Tempo fa venne, in carcere, svolto un test psicologico e l’uomo sembrava fosse affetto da una patologia dissociativa. Aveva cioè delle gravi amnesie. Questo potrebbe essere associato a una sindrome psicotica, che potrebbe essere nata successivamente al delitto”.

La difesa di Kulbir Singh aveva anche presentato un’eccezione per rigettare la richiesta di costituzione di parte civile del bambino, da parte dell’avvocato  Antonella Fiorani. Secondo Pontini e Salvagnini, il tutore del bimbo non aveva firmato un atto in Comune. Il giudice Bussi ha rigettato la richiesta della difesa.

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