Alluvione 2015, la procura ha iscritto nel registro degli indagati altre persone

L'indagine sulle tre morti causate dalla furia dell'acqua sta continuando. Il giudice per le indagini preliminari aveva chiesto un approfondimento sulle cause che - nell’alluvione del 14 settembre 2015 - provocarono la morte di tre persone a Recesio, vicino a Bettola

La strada a Recesio

Alluvione del 2015. La procura ha iscritto nel registro degli indagati altre persone. L'indagine sulle tre morti causate dalla furia dell'acqua infatti sta continuando. Il giudice per le indagini preliminari ha chiesto un approfondimento sulle cause che - nell’alluvione del 14 settembre 2015 - provocarono la morte di tre persone, travolte da una piena eccezionale a Recesio, vicino a Bettola, dove una grande massa d’acqua erose parte della strada facendo precipitare nel Nure alcune auto. Una domanda quella del gip Stefania Di Rienzo che ha portato così il giudice a respingere la richiesta di archiviazione, che era stata avanzata dal pm Roberto Fontana lo scorso marzo. Il gip ha accolto l’opposizione avanzata dai legali di una delle famiglie colpite, che chiedono giustizia e non credono all’eccezionalità degli eventi di quella notte. «Acqua quattro volte superiore al massimo mai visto in cento anni». Quella notte morirono Filippo Agnelli (il cui corpo non è stato ancora ritrovato) e il figlio Luigi e la guardia giurata dell’Ivri, Luigi Albertelli.  L'indagine è passata da mesi nelle mani del sostituto procuratore Matteo Centini - Fontana era stato trasferito a Milano - e l'inchiesta mira a dissipare altri dubbi. Le ipotesi restano quelle di omicidio colposo e crollo di costruzioni. Ora si continuerà ad indagare per capire se dopo l'allerta sia stato fatto tutto il possibile per evitare quello che poi invece è accaduto.

Fontana decise di chiedere l’archiviazione dopo tre anni di indagine e tantissime perizie, persone ascoltate in procura e documenti acquisiti. Secondo gli avvocati che assistono una delle famiglie, restano i dubbi sulla mancata chiusura della strada e perché non vennero fatte allontanare le persone da quell’area. L’allora pm Fontana aveva acceso i riflettori su due aspetti ritenuti importanti: l’adeguatezza delle opere della strada in località Recesio e la mancata chiusura della strada. Impossibile prevedere che cosa sarebbe potuto accadere, per la procura. Uno studio idraulico, sul Trebbia e sul Nure, realizzato dall’Università di Parma, ha dimostrato che la portata del Nure quella tragica notte risultò di quattro volte superiore alla portate massima registrata negli ultimi 100 anni: a fronte di una portata di 571 metri cubi al secondo (mc/s), quella notte l’alveo del fiume si trovò a sopportare ben 2.524 metri cubi al secondo. Un dato che fa salire la probabilità di un evento così imponente a 250-300 anni.

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Riguardo alla strada, la perizia aveva ricordato che tra il 2009 e il 2012 erano stati eseguiti alcuni lavori, dal costo di 115mila euro: quelle opere avrebbero resistito anche al flusso di 800 mc/s. Ma non di 2.524. Sarebbero stati necessari lavori per 473mila euro e il rischio di erosione della sponda - e quindi il crollo della strada - si sarebbe evitato. La Regione (Servizio Area affluenti del Po) ha assicurato di aver realizzato numerosi interventi, ma mancavano i soldi. Riguardo all’allerta, infine, la perizia aveva evidenziato come scattata in tempo, alle 4.49, ma non poteva contenere l’avviso di un piena così imponente da far crollare un pezzo di strada.

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