Alluvione, archiviati i sei indagati per il crollo della strada a Recesio

Disposta dal gip l’archiviazione per i sei tecnici. La notte del 14 settembre 2015 a Recesio di Bettola il Nure divorò la provinciale 654 causando la morte di Luigi Albertelli, Filippo e Luigi Agnelli

la strada provinciale Valnure a Recesio. Sotto, le tre vittime

A cinque anni di distanza dall’alluvione del 14 settembre 2015 è arrivata la fine della vicenda giudiziaria sul crollo della strada provinciale 654 di Valnure all’altezza di Recesio di Bettola. È stata, infatti, disposta l’archiviazione per le sei persone coinvolte nell’inchiesta sul crollo della strada. L'evento è stato ritenuto eccezionale, imprevedibile e violento a causa della grandissima quantità di acqua che si rovesciò nel Nure in poco tempo.

La tragica notte dell’alluvione, che mise in ginocchio il territorio Piacentino, morirono Filippo e Luigi Agnelli (padre e figlio) e la guardia giurata Luigi Albertelli. I tre passarono con le rispettive auto a Recesio pochi istanti dopo che il torrente Nure si era “divorato” la provinciale. Il corpo di Filippo Agnelli, a distanza di cinque anni, non è mai stato ritrovato. Anche un’altra persona venne travolta dalla furia del Nure: Massimo Chiavazzo, che si riuscì a mettere in salvo.

Nel registro degli indagati, con l’accusa di disastro colposo e concorso colposo in omicidio, per il crollo della strada, finirono sei persone. Luigi Agnelli-3Quattro erano tecnici della Provincia di Piacenza, uno della Regione e l’ultimo è il responsabile della diga di Boschi in Valdaveto. Il sostituto procuratore che seguì per primo le indagini, Roberto Fontana, nel 2018 chiese l’archiviazione per i sei tecnici al gip Stefania Di Rienzo, che si oppose, rimandando gli atti alla procura. Gli atti tornarono al pm Matteo Centini (che aveva ricevuto l’inchiesta dal collega, nel frattempo trasferito a Milano) il quale aveva chiesto l’archiviazione, ora disposta dal gip Fiammetta Modica. 

La moglie di Filippo e madre di Luigi Agnelli, Ornella Degradi, si era rivolta all’avvocato Massimo Brigati per seguire la vicenda. Secondo la difesa, è corretta l'archiviazione nei confronti dei sei indagati, perché non sono state riscontrate responsabilità. In passato, però, il difensore aveva evidenziato un possibile vulnus nelle comunicazioni istituzionali avvenute subito dopo l’allarme dato in Valtrebbia (a partire dalla diga di Boschi in Valdaveto) per le fortissime piogge. L’avvocato si era chiesto cosa fosse avvenuto fra l’una e le 5 del mattino a livello delle comunicazioni. 

La procura, che inizialmente aveva aperto un fascicolo contro ignoti, non ha trovato alcuna responsabilità. Nella prima fase delle indagini alcune perizie vennero svolte da ingegneri del Politecnico di Torino (uno di questi morì durante le indagini e venne sostituito, un fatto che ha allungato i tempi dell’inchiesta) e geologi. Numerose persone vennero ascoltate in procura, con diverse decine di documenti prelevati, tra cui il Piano provinciale di emergenza, dai Comuni colpiti dall’alluvione: Piacenza (per Roncaglia), Farini, Bettola. E ancora Ottone, Coli, Bobbio, Rivergaro erano finiti sotto i riflettori del pm Fontana. Si parlò di mancato allarme ed emersero molti dubbi sulla strada che aveva ceduto a Recesio, trascinando tre auto nel fiume, facendole scomparire nel vortice delle acque del Nure che correva impetuoso a valle. Due i momenti considerati dalla procura: l’adeguatezza delle opere della Filippo Agnelli-3strada in località Recesio e la mancata chiusura della strada.

L’evento è stato però valutato come imprevedibile. Uno studio idraulico del 2009, sul Trebbia e sul Nure, realizzato dall’Università di Parma, ha dimostrato che la portata del Nure quella drammatica notte risultò di quattro volte superiore alla portate massima registrata negli ultimi 100 anni: a fronte di una portata di 571 metri cubi al secondo (mc/s), quella notte l’alveo del fiume si trovò a sopportare ben 2.524 metri cubi al secondo. Un dato che fa salire la probabilità di un evento così imponente a 250-300 anni. «Questi dati - scrisse la procura - depongono in termini di assoluta evidenza per l’imprevedibilità dell’evento alluvionale verificatosi».

La scogliera di massi presente nella zona di Recesio, realizzata tra il 2009 e il 2013 e dal costo di 115mila euro, avrebbe resistito fino al flusso di 800 mc/s. Se per caso - affermò la procura - si fosse realizzata una scogliera di circa 250 metri, costruita con grandi massi cementati e tenuti da cavi d’acciaio, del costo di 473mila euro, il rischio di erosione della sponda - e quindi il crollo della strada - si sarebbe evitato. Ma mancavano i soldi per realizzarla, da parte della Regione. 

Per quanto riguarda l’allerta, la Protezione civile regionale, alle 4.49 del 14 settembre, avvertì la prefettura, la quale attivò l’allarme per Luigi Albertelli-2Nure e Trebbia informando le forze di polizia e tutti i Comuni. Un’allerta, però, rileva la procura, che «non conteneva né poteva contenere elementi che potessero far pensare a una piena tale da determinare l’asporto della carreggiata da parte della corrente». Una massa d’acqua veloce, caduta di notte che impediva anche la visibilità e la percezione della gravità dell’evento. Ora, a distanza di cinque anni da quella notte, la posizione dei sei indagati è definitivamente archiviata.

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