Alluvione, la macchina burocratica dei risarcimenti è lenta

Critiche dal Comitati dei cittadini alluvionati: difficile accedere in tempi rapidi ai risarcimenti. Lupi: «Un mostro questa burocrazia»

Sull’alluvione del 14 settembre 2015 i fari si sono un po’ spenti. Sembrava tutto in dirittura d’arrivo per quanto concerne l’erogazione dei risarcimenti ai privati, ma invece gli ultimi chilometri prima del traguardo sembrano i più tosti e irti di ostacoli. Questo perché è spuntato uno dei “mostri” italiani per eccellenza: la burocrazia. Ecco perché il Comitato degli alluvionati ha pensato di riunire i cittadini e dare qualche spiegazione.

«Abbiamo invitato – ha spiegato il presidente del comitato Gianni Cavalli - la Banca di Piacenza e il Comune di Piacenza per fornire informazioni, ma si sono presentati solo i primi. Abbiamo cercato anche il sindaco di Piacenza, perché ci sono problemi, ma non si è fatto vivo. Anche la Cariparma era stata chiamata, ma non è interessata». Cavalli si è fatto portavoce delle lamentele dei cittadini che vorrebbero ottenere i risarcimenti e partire con i lavori. «Il Comitato ha preparato le pratiche, ha parlato con i comuni – ce ne sono alcuni che avevano i soldi sui conti corrente e non se ne erano manco accorti -. Vogliamo chiarire oggi che le persone devono essere unite per contrastare un sistema che non funziona. Non capisco perché i cittadini non s’interessano delle pratiche». Erano presenti infatti solo una 50ina di persone, mentre le richieste superano quota 600.

Pietro Boselli, vicedirettore generale della Banca di Piacenza, ha descritto nel dettaglio l’elefantiaco iter burocratico da cui passare per ottenere il rimborso. «In questa situazione drammatica sono mancate le informazioni necessarie sull’accesso ai rimborsi. C’è un protocollo complicato da seguire. Il 23 gennaio 2017 sono stati attivati i plafond che riguardavano il nostro territorio. «Ci siamo attivati presso l’Abi, e da quel giorno siamo diventati operativi per erogare i finanziamenti. Ma non è così semplice. Hanno un elenco generale dei nominativi dei risarciti, e a ognuno viene attribuita una banca di riferimento. Ci vuole però un nulla osta del Comune ai richiedenti. Quando c’è, la Banca deve chiedere l’ok alla Cassa Deposito e Prestiti. Bisogna rivolgersi a loro, la legge ce lo impone. Ma non possiamo andare tutti i giorni a chiedere la loro approvazione, ma aspettare due “finestre” mensili, due occasioni al mese insomma».

«Poi – prosegue nel racconto Boselli - bisogna aprire un conto vincolato presso la Banca: lo stesso istituto diventa proprietario di un credito d’imposta, e così, finalmente, è in possesso dei soldi che può erogare». Ma non è ancora finita. La Banca deve recuperare il credito d’imposta attraverso un recupero fiscale. «È un protocollo complicatissimo, dobbiamo seguire tutte queste procedure». «La nostra Banca – ha aggiunto ancora Boselli - stanziò già il 16 settembre 2015 ben 20 milioni di euro di plafond per il territorio. Oggi siamo a disposizione per dare informazioni e spiegazioni a tutti, anche nei comuni della provincia. Stiamo chiamando tutti i nostri clienti coinvolti, e perfino anche quelli che non hanno un conto presso di noi. È talmente complicato che riteniamo necessario informare tutto il territorio».

«Se uno accede al finanziamento – ha ripreso la parola Cavalli - e non riesce a terminare le opere nel tempo previsto – ovvero 18 mesi - deve restituire con gli interesse – e con relative penali – il risarcimento. Attenzione a questo: si può tenere questo credito fermo lì sul conto e non ritirarlo fino a che non si pensa di far iniziare i lavori e di poterli concludere in tempo». «Ci sono comuni che fanno girare informazioni sbagliate, come il comune di Bettola, che dicono che i soldi sono già pronti». Se si ritarda con l’erogazione dei soldi, i cittadini alluvionati hanno meno tempo a disposizione per ristrutturare, sistemare, rifare tutto ciò che è necessario per tornare alle condizioni del pre-alluvione. Al riguardo c’è incertezza: ci sono persone che hanno anticipato di tasca propria i soldi per i lavori alla propria casa, e ora hanno paura di non vedersi riconosciuti i soldi. C’è chi si è fermato con i lavori, chi aspetta l’erogazione dei fondi, ma ha paura che il tempo scorra prima di vedersi arrivare la cifra riconosciuta.

Presente all’incontro anche l’avvocato Gianmarco Lupi, che nei primi tempi del post alluvione presentò un esposto in procura sull’alluvione. «Avevamo portato avanti istanze per accertare la possibilità di responsabilità dell’alluvione. Sui plafond purtroppo chi prima arriva meglio alloggia, alcuni soldi sono disponibili subito come quelli della Banca di Piacenza, altri no. C’è un plafond da 1,8 milioni di euro pronto, ma poi? Comunque tutto l’iter è un mostro giuridico».

«Sono degli imbroglioni – ha detto l’imprenditore di Ferriere Bruno Ferrari - dei parolai i nostri politici. L’alluvione mi ha portato via le macchine per la stagionatura, i miei prodotti chiusi nelle celle, il mio furgone. C’era un metro e mezzo di fango: ho dovuto perfino pagare lo smaltimento delle mie pancette. Lo Stato dovrebbe dare una mano, e invece mette dei paletti. Non ci credo neanche più che arrivi una lira, è una vergogna. A 18 mesi di distanza un’azienda come la mia deve avere il risarcimento. Ho ricevuto tanta solidarietà, ma non dallo Stato. La Banca di Piacenza mi ha dato 200mila euro di prestito con un buon interesse, i fornitori mi hanno concesso di ritardare i pagamenti. Ma lo Stato è vergognoso».

Il consigliere regionale Tommaso Foti ha provato a chiarire il quadro, invitando i presenti a concentrarsi sull’erogazione dei rimborsi e lo corretto svolgimento delle pratiche nei singoli comuni.  «Il Comune di Piacenza l’istruttoria l’ha fatta, l’ha finita e trasmessa alla Regione, poi purtroppo ha fatto pubblicare dal giornale tutti i nomi degli alluvionati, cosa spiacevole. Negli altri territori della regione stanno già liquidando i rimborsi, si tratta di vedere e segnalare con precisione che ostacoli si stanno verificando qua nel nostro territorio nell’erogazione dei soldi. E comunque lo stato di calamità naturale non è stato riconosciuto neanche sul terremoto, neanche lì rimborsano il 100% dei danni subiti».

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