«Alveo devastato e poi abbandonato a Pecorara»

L’intervento sull’alveo del Tidoncello Merlengo preoccupa un gruppo di residenti: «C’è stato un taglio indiscriminato di tutta la ricca vegetazione»

Sono un gruppo di abitanti e sono in allarme nel paesino montano di Pecorara Val Tidone, preoccupati per lo stato del torrente. «Da qualche mese stiamo subendo un intervento massiccio sull’alveo. Il taglio delle piante e della vegetazione avviene a raso e lo sporco e il disordine sono il risultato dell’intervento. Siamo preoccupati». Chi parla è la dottoressa Michela Raschiani, portavoce del gruppo. «Il Tidoncello Merlengo è poco più che un rivo, circondato da vegetazione folta, ha un percorso sinuoso di circa 7 chilometri. che si snoda fino a confluire con il vero Tidone a Nibbiano. E’ ricco di piante e di fauna selvatica che trova rifugio e cibo tra le sue anse». «Ci chiediamo – prosegue - da cosa è motivato un intervento di tal genere. Il taglio ha riguardato tutto. Non ha risparmiato nulla. Neanche gli alberi più grandi e saldi. Sono entrati con mezzi pesanti». Per la portavoce del gruppo, non c’è chiarezza. «Tale operazione, se rientrasse in una manutenzione ordinaria non avrebbe riguardato il taglio indiscriminato di tutta la vegetazione arborea e delle essenze lungo il fiume. Se invece l’intervento fa parte di una attività preventiva straordinaria di pulizia contro le alluvioni, non sembra centrare l’obbiettivo. La situazione che appare è quella di un alveo sottosopra, pelato di tutta la vegetazione, zeppo di ramaglie, di terra e di cumuli accatastati di sassi, e con le briglie di contenimento intasate. Le importanti dighe di cemento che trattengono le correnti in piena e garantiscono acqua agli animali durante la stagione estiva sono strapiene di tutto, tranne che di acqua». La signora prosegue frastornata: «Gli alberi e la vegetazione non ci sono più, ci vorranno anni perché l’ambiente ritorni come prima. La località Mulino di Sotto ad esempio ( quella in foto), era ricca di piante anche protette, felci, ranuncoli, ginestre e terebinti, oltre a sambuchi, garofanini, gigli rossi, rose canine; ora, basta guardare cosa è rimasto». Preoccupa gli abitanti anche lo stato in cui è stato abbandonato il torrente. «Alle prossime piogge cosa succederà? Cosa sono quelle montagne di sassi e ramaglie?. Il Comune di Pecorara non ha competenza sull’alveo. Abbiamo chiesto spiegazioni - afferma la Raschiani - abbiamo avuto rassicurazioni circa la regolarità dell’intervento. Ma non siamo tranquilli».

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