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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Ambrosio: «Un’economia che compete e che non dimentica la solidarietà»

L'intervento augurale del vescovo che davanti alle autorità, agli amministratori civici e ai politici piacentini, ha sottolineato «la necessità di una politica sociale forte nell'economia sociale di mercato»

Questa mattina 22 dicembre, nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, il vescovo Gianni Ambrosio ha incontrato gli amministratori civici e i politici piacentini per lo scambio degli auguri natalizi. Ha introdotto l’incontro Massimo Magnaschi, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro; presente anche il vicario episcopale Eliseo Segalini. Nel suo intervento Magnaschi ha fatto riferimento alla crisi economica, ma anche di valori, che la nostra società sta attraversando. Sul tema si è poi soffermato ampiamente  il vescovo Ambrosio. A nome dei numerosi presenti è poi intervento il presidente della Provincia, Massimo Trespidi, che, ringraziando il Vescovo per le sue parole, ha ricordato come l’attuale momento imponga un rinnovato primato della persona. Trespidi ha pure fatto gli auguri al Vescovo per una felice ricorrenza:  proprio il 22 dicembre di cinque anni fa, alle ore 12, il Papa nominava mons. Ambrosio  Vescovo di Piacenza-Bobbio.

Il vescovo, nel suo discorso, ha sottolineato «la necessità di una politica sociale forte nell’economia sociale di mercato. In base ai principi di solidarietà e di sussidiarietà occorre assicurare una protezione sociale soprattutto a tutti quelli che sono nel bisogno o si trovano in difficoltà nel far fronte ai molteplici problemi della vita. In Europa nessuna persona dovrebbe sentirsi abbandonata. Ciò non significa, ovviamente, che lo Stato debba farsi carico di tutto e di tutti. Occorre piuttosto favorire seriamente la collaborazione di tutti perché la prospettiva di una solidarietà effettiva non venga trascurata. Penso in particolare ai giovani, alla loro educazione e formazione di qualità, all’occupazione giovanile».

«Penso poi alla famiglia - ha proseguito - in quanto sorgente viva della solidarietà e della responsabilità, è da valorizzare e promuovere. È opinione ormai molto diffusa - anche se poco ascoltata da chi decide - che il ‘sistema di tenuta’ è assicurato dalle relazioni tra le persone, dalle reti sociali tra le persone, dalle famiglie, dalle forme di solidarietà e di sussidiarietà organizzata che nelle varie comunità locali hanno consentito e consentono di reggere l’urto della crisi. Ma non solo. Sono in molti a sostenere che questo sistema di tenuta non serva solo a reggere gli urti ma sia esso stesso la base sulla quale può reggere l’economia di mercato».

E ancora la questione ecologica: «Una ridefinizione delle nostre relazioni con la natura è la condizione di una gestione durevole delle risorse naturali e dell’impegno contro le conseguenze dei cambiamenti climatici. L’UE deve giocare un ruolo attivo a livello mondiale su tale riconversione ecologica».

Il Vescovo ha poi parlato della Comece, la Commissione della conferenza episcopale della Comunità Europea, della quale Ambrosio è vicepresidente. « Desidero ripetere che i vescovi della COMECE non hanno una competenza specifica per proporre soluzioni o ricette in ambito economico. Non è neppure compito della COMECE o dei vescovi dire ‘come’ affrontare la conciliazione tra la questione sociale e la questione dell’economia competitiva. Piuttosto è la questione del ‘perché’ che interessa ai vescovi. Ma non interessa solo ai vescovi, interessa a tutti. Non possiamo ignorare le domande sul senso del lavoro, dell’impegno sociale, della famiglia, dell’amicizia, della sofferenza, della malattia, insomma della vita nei suoi diversi aspetti. Non sono questioni astratte ma assai concrete, che toccano la persona umana nella sua concretezza, nella sua prossimità agli altri, nella sua fiducia, nella stessa gestione del tempo perché non sia tutto assorbito nella visione mercantile. Sono domande a cui l’uomo – anche l’uomo che vive oggi in Europa – risponde di fatto, in modo più o meno consapevole. Portare queste domande a maggior consapevolezza e aiutarci nel trovare le risposte è, credo, la missione di tutti. Perché ignorare la questione del senso – ciò che stiamo purtroppo facendo – vorrebbe dire disertare l’impresa conoscitiva che l’uomo, nei modi più diversi, ha attuato nel corso della sua lunga storia: ciò significherebbe condannare l’uomo al solo accumulo e al solo consumo di cose.   I vescovi della COMECE desiderano dare il proprio apporto per evitare, a livello delle istituzioni europee, come pure a livello nazionale o locale, che la febbrile ricerca del ‘come’ ignorasse le molte questioni che hanno a che fare con il ‘perché’. Credo che solo tenendo insieme il ‘come’ e il ‘perché’ si può tenere insieme e far valere nel nostro Paese e in Europa una economia sociale di mercato, ossia un’economia che compete e che  non dimentica, anzi valorizza la solidarietà e la responsabilità» .

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