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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Amministratore di condomini infedele chiede di uscire dal carcere

I difensori: «Sia affidato ai servizi sociali». Il pm dice no. Il giudice si riserva. Ferrari patteggiò la pena con il figlio. Per la procura avrebbero fatto sparire 700mila euro a 73 condomini di città e provincia

Resta ancora in carcere Enrico Ferrari, 67 anni, l’amministratore di condominio che aveva patteggiato 3 anni, due mesi e 4 giorni nel maggio dello scorso anno, con le accuse di appropriazione indebita e truffa. Secondo il giudice avrebbero fatto sparire 700mila euro dai conti di 73 condomini in città e in provincia.

Nella mattinata dell'11 ottobre, l’uomo, assistito dall’avvocato Monica Magnelli e da Jacopo Cappetta del Foro di Milano, si è presentato davanti al giudice per le indagini preliminari Stefania Di Rienzo. La difesa di Ferrari ha chiesto la sospensione dell’esecuzione della pena e la remissione in libertà con l’affidamento ai servizi sociali. Il pm Roberto Fontana, che aveva coordinato le indagini, ha chiesto che venga rigettata perché la decisione spetta al Tribunale di sorveglianza.

Il gip si è riservato di decidere. Mentre si attende ancora una decisione del Tribunale di sorveglianza (il magistrato di sorveglianza aveva rigettato la richiesta di scarcerazione, in via di urgenza, lo scorso giugno), la vicenda appare complessa dal punto di vista giuridico. Gli avvocati Magnelli e Jacopetta hanno avanzato la richiesta di libertà per Ferrari - è in carcere dal novembre 2016 - chiedendo di valutare l’accesso ai servizi sociali, al posto della pena in carcere, anche a chi ha condanne fino a quattro anni. Tuttora, questa possibilità è data solo a chi ha condanne fino a tre anni. Ora, la legge 103 del 2017 ha delegato al governo l’impegno di modificare le norme e portare il termine a quattro anni. Insomma, ci sarebbe una situazione di conflitto fra diverse norme, situazione riconosciuta anche dalla Cassazione.

Ferrari e il figlio Alessandro (quest’ultimo aveva patteggiato un anno e nove mesi e la pena era stata sospesa) erano stati riconosciuti colpevoli di essersi appropriati del denaro dei condomini. Questi ultimi resteranno senza un risarcimento, in quanto con il patteggiamento erano state escluse le parti civili. Semplici le modalità del raggiro, secondo la Guardia di finanza e la squadra di Polizia giudiziaria della Procura della Repubblica che avevano svolto le indagini.

I due avrebbero redatto un falso verbale delle assemblee di condominio, nel quale gli abitanti davano a padre e figlio la delega di poter richiedere a una banca uno “scoperto di conto corrente”. Cominciavano così le operazioni sui conti, e i funzionari della banca non si sarebbero accorti di nulla, anche perché sarebbe stata loro mostrata la delega a operare sui quei conti. In diversi casi, poi, la coppia si sarebbe appropriata - quasi sempre sarebbe stato il figlio a compiere le operazioni bancarie e a prelevare il denaro - anche delle somme dei condomini. Il format studiato era perfetto e avrebbe funzionato per alcuni anni, a partire dal 2011 anche se in alcuni casi le operazioni sospette risalgono al 2006. E così, quando i condomini si sono resi conto di essere andati in rosso sono cominciate a fioccare le denunce e i ricorsi agli avvocati. Nella rete di padre e figlio sarebbero finiti, tra gli altri, 31 condomini nel comune di Rottofreno (per lo più San Nicolò), 21 di Piacenza, 7 di Carpaneto, 4 di Gragnano oltre ad altri di Castelsangiovanni, Gazzola, Agazzano, Podenzano.

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