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Anche il clima genera conflitti e tensioni nel mondo

“L’Isis e il summit”. Una corrispondenza di Giampietro Comolli dalla conferenza sul clima di Parigi dove il mondo discute come salvare se stesso

I rappresentanti di 190 Paesi, 147 tra premier e capi di Stato discutono  a Parigi su come  limitare l'escalation delle emissioni per salvare il mondo. Da questa 21esima Conferenza  dovrebbero uscire  decisioni che paiono ormai inevitabili. Tra i delegati della Accademia Kronos vi è Giampietro Comolli che ci ha inviato una prima “corrispondenza” sul tema “ISIS E IL SUMMIT”. Molte persone, tra delegati e invitati al COP 21, hanno manifestato una certa inquietudine nell’apprendere che Erdogan farebbe il doppio gioco, da una parte dichiarando di combattere il terrorismo e dall’altra incoraggiandolo e arricchendosi con il petrolio rubato dai jihadisti alla Siria e all’Iraq. In questa situazione la figura di Barack Obama ne esce un po’ offuscata, infatti alcuni delegati soprattutto indiani e cinesi rimangono perplessi sull’atteggiamento del presidente USA in difesa ad oltranza del governo di Ankara, nonostante le evidenti prove fornite dai russi circa il commercio di petrolio siriano verso le raffinerie turche. Non solo, ma ritengono una pura provocazione quella della NATO, strumento come si sa degli USA, di far entrare nella sua organizzazione il piccolo Stato del Montenegro. Secondo un delegato spagnolo “si stanno concretizzando elementi molto pericolosi che potrebbero farci precipitare in una terza guerra mondiale”.     

Noi ci auguriamo che questi timori appartengano a pure ipotesi di fantapolitica e non a pericolose realtà, perché oltre alla minaccia di una catastrofe climatica, ci mancherebbe ora anche la minaccia di una catastrofe nucleare. Tuttavia dobbiamo anche noi di Accademia Kronos comprendere che ruolo ha la Turchia nella lotta al terrorismo, perché ancora non abbiamo, sia su Erdoganche sul suo governo, le idee molto chiare. Barack Obama, che all’inizio aveva dichiarato di essere un inquinatore pentito deciso a far redimere il suo Paese attraverso una regolamentazione delle emissioni di gas serra in atmosfera e, nel contempo, fare da guida a tutti gli altri Paesi per giungere ad una soluzione utile per il mondo, dopo il caso Turchia e la sua difesa ad oltranza a questo Stato, ha finito per perdere quel carisma che tutti gli avevano attribuito all’inizio. Sta di fatto che invece di individuare soluzioni relative alla mitigazione climatica, si ascoltano le lamentele dei Paesi che più degli altri stanno subendo gli effetti dei cambiamenti climatici. In queste giuste lamentele primeggiano le nazioni dell’Oceania ed altri Paesi africani. Si assiste poi all’intransigenza degli indiani che non intendono rinunciare all’uso del carbone. Stessa cosa avviene con la Cina, che pur sensibile ai problemi climatici, pone un certo freno all’eventuale decisione di mettere al bando il carbone. Insomma per colpa della Turchia e dell’ISIS lo slancio innovativo e risolutivo che la  conferenza sul clima di Parigi aveva fatto sperare di avviare senza ostacoli, ora deve rallentare e superare non pochi problemi.

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