Animali, la denuncia di Enpa: «Nel piacentino 1400 daini e caprioli condannati a morte»

Loris Burgio, presidente di Enpa Piacenza, lancia l’allarme: «Questo nuovo massacro è inaccettabile, stop a ripopolamenti e allevamenti. Chiediamo alla Provincia di Piacenza di rendere noto cosa fa per controllare le popolazioni di daini e caprioli nel nostro territorio»

Un capriolo

«Chiediamo alla Provincia di Piacenza – spiega in una nota Loris Burgio, presidente Enpa Piacenza -  di rendere noti quali metodi ecologici sono stati adottati, prima del via libera al piano di abbattimenti, per tenere sotto controllo le popolazioni di daini e di caprioli nel territorio provinciale. E di rendere note altresì le verifiche di inefficacia che l'Ispra stessa dovrebbe aver comunicato nel caso in questione. Ma chiediamo soprattutto di porre fine a questa inutile, crudele, assurda strage; i cittadini sono pronti alla mobilitazione» Così l’Ente Nazionale Protezione Animali sul nuovo, inaccettabile massacro di animali selvatici, disposto questa volta dalla Provincia di Piacenza, per una situazione che l’Enpa giudica paradossale. Daini e caprioli, ma anche altri animali selvatici, vengono accusati senza alcun riscontro scientifico di essere in sovrannumero e di causare danni all'agricoltura ed incidenti stradali. Eppure prosegue la Protezione Animali - , continuano ad essere allevati in aziende private per essere reimmessi sul territorio a fini venatori.» E così daini e caprioli ogni anno, da ben 25 anni, vengono condannati a morte. Con risultati fallimentari e molto spesso in aperta violazione della legge 157/92 che, oltre a prevedere in via prioritaria il ricorso ai metodi ecologici (incruenti) per la prevenzione dei presunti danni, esclude il mondo venatorio dalla gestione faunistica».

«Nel Piacentino - aggiunge Enpa - sta per consumarsi un'altra mattanza inaccettabile. Tuttavia, i cittadini sono stanchi di dover assistere a queste stragi e di vedere come le pubbliche amministrazioni cerchino di ottenere il consenso venatorio, molto inferiore rispetto a vent'anni fa, concedendo possibilità e libertà di sparo. Visti i totali fallimenti e i danni arrecati dalle politiche di ripopolamenti e di allevamenti a fini venatori, sarebbe ora di cambiare ricetta: fermare le reimmissioni; vietare l'allevamento di ungulati; mettere in sicurezza delle strade con dossi artificiali anti-velocità, visto che a causare gli incidenti sono gli automobilisti che non rispettano i limiti; adottare una politica basata sulla “gestione” delle specie a livello scientifico e non per compiacere le doppiette. A chiederlo la stragrande maggioranza dei cittadini italiani che, come noto, è nettamente contraria all’uccisione di animali per divertimento».
 

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