Appalto milionario per costruire un'autostrada in Ghana, due fratelli a processo per truffa

Due fratelli accusati di truffa per aver proposto contatti con il Ghana a un'azienda, al fine di accedere a un appalto da 250 milioni di dollari per la realizzazione di un'autostrada che collegasse la capitale Accra all'aeroporto. E alla fine dell'udienza, anche un colpo di scena sul ruolo di uno degli imputati

Due fratelli accusati di truffa per aver proposto contatti con il Ghana a un’azienda, al fine di accedere a un appalto da 250 milioni di dollari per la realizzazione di un’autostrada che collegasse la capitale Accra all’aeroporto. E alla fine dell’udienza, anche un colpo di scena sul ruolo di uno degli imputati.

La vicenda vede coinvolti i fratelli F.M. e G. M., entrambi accusati di truffa e difesi dall’avvocato Nazzarena Ghizzoni. A denunciarli è stata un’impresa di intermediazione che aveva versato a F. - console onorario della Repubblica di San Marino in Ghana - 25mila euro per avere contatti con i responsabili del progetto nel Paese africano. Nulla di tutto questo, però, secondo l’azienda che sarebbe stata raggirata, si è realizzato. Nella mattina del 29 aprile, davanti al giudice Italo Ghitti, sono sfilati i testimoni: il figlio del proprietario dell’impresa, la moglie e una socia. La famiglia dell’impreditore, ormai deceduto, si è costituita parte civile con gli avvocati Ettore Maini e Romina Cattivelli.Nel 2011, l’azienda piacentina - che avrebbe voluto costituire un’associazione di impresa con imprese edili - entra in contatto con F. M.. Viene spiegato il possibile business e il console onorario avrebbe chiesto 25mila euro per avviare i contatti e arrivare all’appalto. Una “tassa d’ingresso” l’ha definita la socia. L’azienda, che offriva la propria mediazione ad altre imprese, ha più volte chiesto documentazioni e il progetto, senza mai vederlo.

Decidono così di andare in Ghana a vedere la strada. Il console, che avrebbe dovuto partecipare, all’ultimo non parte. La comitiva di quattro persone, tra cui il figlio del proprietario dell’azienda e tre imprenditori, vanno in Ghana non trovando nessuno ad attenderli. Vanno, però, a vedere la strada dei presunti lavori e la trovano in cattivo stato. Insomma, non c’era il progetto, non si sapeva chi aveva l’appalto, non c’erano uffici pubblici da contattare. «Ma che ci siete andati a fare in Ghana?» ha chiesto il giudice. «Noi ci fidavamo di quella persona» ha risposto il figlio dell’imprenditore.I dubbi sul console erano cresciuti e il figlio  di aver telefonato all’ambasciata del Ghana, sentendosi rispondere che nessuno lo conosceva. Nuova chiamata a San Marino, dove viene detto che F. lo è stato sì, ma fino al 2009. Al termine, il giudice Ghitti ha fatto vedere alla socia la fotocopia di un passaporto, intestato a F. M.: il documento, rilasciato da San Marino riporta il ruolo del console onorario e la validità dal 2010 al 2013, smentendo così i “controlli” effettuati da chi dice di essere stato truffato. Inoltre, la difesa ha depositato agli atti un scrittura privata in relazione al pagamento.

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