Defibrillatore e vite salvate: «Combattere i preconcetti della classe medica»

Successo per l'avvio della manifestazione Arginiamo il Cuore organizzata dal Progetto Vita per inaugurare tre nuovi defibrillatori installati sul percorso tra Camposanto vecchio e lo scalo pontieri. Capucci e Aschieri: esportare la cultura del defibrillatore

Il lancio dei palloncini durante la manifestazione

È stato un successo l'avvio della manifestazione Arginiamo il cuore, realizzata dall'associazione Progetto Vita per inaugurare l'installazione di tre defibrillatori lungo il percorso ciclo podistico che da Camposanto vecchio arriva allo scalo del Genio pontieri. Questa mattina tantissimi bambini, insieme a tutte le forze dell'ordine, alle associazioni di volontariato e soccorso sanitario, hanno dato vita a un evento che ha coinvolto tanta gente.

L'apertura è stata data intorno alle 7 con la camminata del gruppo della Polizia municipale di Piacenza, per poi proseguire sul Po a bordo dei mezzi dei vigili del fuoco. Ma la parte centrale è stata la presentazione da parte della dottoressa Daniela Aschieri e del professor Alessandro Capucci, ideatori del Progetto vita. 

«Stiamo percorrendo la strada giusta - ha sottolineato Capucci - che è quella di applicare il defibrillatore nel più breve tempo. Per farlo serve averlo e serve avere la cultura. Abbiamo assistito in questi giorni a cosa vuole dire non avere questa cultura. Nella classe medica purtroppo ci sono ostacoli preconcetti che difendono altri punti di vista che non tengono conto della sopravvivenza della persona. Ora dobbiamo esportare anche fuori da Piacenza questa visione delle cose».

Una parte importante del progetto si appoggia alla Cna di Piacenza «che crede nella filosofia - è stato detto - del defibrillatore in ogni azienda» Daniela Aschieri ha parlato di ottanta vite salvate in questi anni. Stefano Nani, coordinatore del 118, ha sottolineato l'importanza del coordinamento sanitario alle spalle del progetto: «a Pescara non solo non c'è stato coordinamento reale, ma anche l'organizzazione e la progettualità che può stare dietro alla conoscenza del defibrillatore. Il calciatore che invece è stato salvato sul campo della Vittorino contiene, oltre al concetto di vita salvata, anche un concetto di coordinamento. Che significa la chiamata rapida al 118, l'attivazione della rete, e soprattutto le istruzioni pre arrivo che dalla centrale operativa sono state date a chi era sul campo della Vittorino, sostenendo telefonicamente chi era sul posto. Questo dimostra che si tratta di un'azione fattibile anche da un comune cittadino».

«Non avevo esperienza di defibrillatori - racconta il medico che ha salvato la vita a Massimo Proietti - Era la prima volta che lo utilizzavo. E' stata una situazione di forte impatto emotivo. Non avevo esperienza di soccorso tranne che la formazione sui manichini. Non ci siamo sentiti soli su quel campo ma avevamo un coordinamento e un'assistenza grazie alla telefonata con il 118».

«Esiste una legge importante in America - ha detto ancora il professor Capucci - che si chiama, tradotta in italiano, "legge del buon samaritano". In pratica tutela legalmente chi effettua una pratica per salvare una vita pur non avendo le conoscenze purché si tratti di uno stato di emergenza e di necessità. In Italia non esistono i presupposti per vietare l'uso del defibrillatore a chiunque: se si verifica uno stato di necessità e hai a portata di mano lo strumento utile per risolverla, tu hai il dovere di usalo».

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