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Sabato, 27 Novembre 2021
Cronaca Rivergaro

«Commissioni personali con un mezzo di soccorso della Pubblica assistenza»

Emergono nuovi dettagli delle indagini della Guardia di finanza sul caso della Sant'Agata di Rivergaro. Katia Sartori davanti al gip si avvale della facoltà di non rispondere

Emergono nuovi dettagli delle indagini della Guardia di finanza coordinate dal sostituto procuratore Matteo Centini che vedono la presidente della Pubblica Assistenza Sant’Agata di Rivergaro, Katia Sartori, indagata per i reati di falso in atto pubblico e peculato ai danni della stessa associazione di volontariato. Sartori, che da venerdì scorso si trova agli arresti domiciliari su ordinanza di custodia cautelare, sarebbe accusata anche di aver utilizzato un mezzo di soccorso, con la livrea della Pubblica, per effettuare alcune commissioni personali. Con lei nella medesima indagine sono indagati il vicepresidente e un dipendente che deve rispondere di stalking nei confronti di un volontario. 

Nella giornata del 18 ottobre intanto si è svolto l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Fiammetta Modica alla presenza del suo avvocato, Angela Maria Odelaschi (Foro di Milano). Katia Sartori si è avvalsa della facoltà di non rispondere, mentre il legale ha dichiarato a margine: «Ci siamo presi del tempo per fare le nostre valutazioni». Il giorno dell’arresto Odelaschi dichiarò: «La mia assistita chiarirà ogni circostanza e spiegherà come effettivamente si sono svolti i fatti».

«Le indagini - si legge nella nota delle Fiamme Gialle - hanno fatto emergere come la presidente avesse l’esclusivo possesso della “cassa” dell’Associazione ed utilizzasse personalmente le carte di credito intestate all’organizzazione di volontariato». Le perquisizioni, l’assunzione di sommarie informazioni nei confronti di oltri 30 soggetti, l’acquisizione documentale presso banche, negozi e centri commerciali cittadini «ove risultavano effettuate spese con le carte di credito intestate all’associazione, e i riscontri documentali, hanno svelato - dicono i finanzieri - il metodico utilizzo dei fondi per spese personali, come l’acquisto di generi alimentari, prodotti per la casa, prodotti di profumeria, creme di bellezza, cibo per animali domestici, abbigliamento e giochi per bambini». «Per giustificare  - proseguono gli inquirenti - le uscite la presidente era solito creare false note di rimborso spese a nome degli ignari volontari. L’assenza di fatto di organismi di controllo, come il collegio dei revisori o dei probiviri, esistenti solo sulla carta, hanno facilitato la perpetrazione delle distrazioni». Con il provvedimento restrittivo eseguito dalle Fiamme Gialle piacentine, la Procura della Repubblica ha disposto anche il sequestro di beni per circa 100mila euro, pari al valore delle distrazioni sinora accertate.

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