Arrestato per molestie sessuali alla figlia minorenne. Ma l'uomo, un militare, si dichiara innocente

Sono durate mesi le indagini, piuttosto delicate, che hanno portato l'altro ieri agli arresti di un militare di stanza a Piacenza. L'accusa è di molestie sessuali nei confronti della figlia minorenne. L'Arma, intanto, continua ad indagare


Sono scattate le manette per il militare in servizio a Piacenza, accusato di molestie sessuali sulla figlia minorenne. L'altro ieri, l'uomo, è stato condotto alle Novate dai carabinieri che da mesi si stanno occupando del caso. È una faccenda delicata, poiché l'accusato si è dichiarato innocente e la coppia si è da poco separata. Nessuna pista viene esclusa, potrebbe essere stata la stessa moglie che,   in merito alla separazione, ha accusato il marito della violenza.

In questo momento, l'arrestato è a disposizione del gip, il giudice per le indagini preliminari, che dovrà decidere se rinviare l'uomo a giudizio o archiviare il caso. Intanto, si vaglia bene anche la testimonianza della vittima, poiché l'accusa, potrebbe essere maturata in un clima familiare già molto travagliato.

Il fatto è successo nei mesi scorsi, in occasione di una vacanza in Puglia e sono gli stessi carabinieri pugliesi, nelle cui mani era il caso, ad aver notificato l'arresto all'uomo, con la collaborazione dei colleghi di Piacenza.

Le molestie sessuali sono un reato perseguibile penalmente nel nostro ordinamento giuridico. Secondo quanto diffuso dallo Sportello Infromagiovani, circa l'80% dei casi di violenza sessuale su minori, avviene nell'ambiente domestico. Per Save The Children, sarebbero 1 milione i minori che, nel nostro Paese, sperimentano ogni anno questa forma di violenza. Nel mondo, sarebbero addirittura 275 milioni.

Si tratta comunque di cifre indicative, poiché in quest'ambito c'è molto sommerso. “I dati sulla violenza ai minori sono evidentemente allarmanti”, commenta Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. “Eppure moltissimi episodi e atti di violenza restano nascosti e nel silenzio, perché sia chi li subisce che chi li commette teme il giudizio e la riprovazione sociale”.

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