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La procura

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Arrestato con un chilo e mezzo di droga, parte della marijuana finì ai carabinieri della Levante

In casa un chilo e mezzo di marijuana: patteggia due anni. Fu arrestato dai carabinieri della Levante poi arrestati a loro volta a luglio: in quell'occasione le indagini erano già in corso e parte della droga sequestrata fu rivenduta da due pusher informatori dei militari

Ha patteggiato due anni il 38enne albanese Peterson Shestani, arrestato per detenzione di droga ai fini di spaccio il 3 aprile 2020 a Calendasco. Nella sua abitazione i carabinieri avevano trovato quasi un chilo e mezzo di marijuana. Ha patteggiato davanti al gup Fiammetta Modica e al pm Antonio Colonna il 3 marzo 2021. L'uomo, che ha diversi precedenti penali per spaccio, è difeso dall'avvocato di fiducia Antonino Rossi. I carabinieri lo erano andati a prendere sul posto di lavoro trovandogli addosso 300 euro in contanti (ritenuti provento di spaccio) poi erano andati nella sua abitazione nella quale viveva con i genitori. Lì avevano trovato  - come già scritto il giorno dell'arresto - un chilo e mezzo di marijuana in parte già suddivisa in dosi. In uno zaino sono stati recuperati 8 involucri di cellophane, pronti per lo spaccio, ognuno dei quali conteneva circa 30 grammi di droga e, in un sacco nero, tutto il rimanente quantitativo. In camera da letto, oltre che a qualche grammo di hashish, erano stati recuperati anche due grinder e un bilancino di precisione, oltre a materiale per il confezionamento di stupefacenti. Ad arrestarlo furono alcuni carabinieri della Stazione di Piacenza Levante e all'epoca le indagini su di loro condotte della guardia di finanza erano già in essere tanto che quell'episodio è finito nell'ordinanza del gip Luca Milani. Ecco perché. 

Da quanto si legge appunto nell'ordinanza quell'arresto avvenne grazie ad un'informazione che l'appuntato Giuseppe Montella ricevette da Megid Seniguer (spacciatore e informatore del militare, finito anch'esso nell'indagine Odysseus con l'accusa di spaccio di droga ma che si è anche costituito parte civile con l'avvocato Vittorio Antonini perché anche lui sostiene di essere vittima dei militari infedeli che gli avrebbero sequestrato soldi in contanti come provento di spaccio dichiarando negli atti una cifra inferiore impossessandosene di una parte). I carabinieri Montella, Salvatore Cappellano e Giacomo Falanga il 3 aprile sarebbero quindi andati a colpo sicuro nell'abitazione dell'albanese: sapevano di trovare la droga. Lo arrestarono, presero lo stupefacente e successivamente lo pesarano (1 chilo e 437 grammi di marijuana). Successivamente - come riporta l'ordinanza - si sarebbero appropriati di 362 grammi per darne a Ghormy El Mehdi (70 grammi. Anch'egli finito nella medesima indagine come pusher) e a Seniguer (292 grammi). I due quindi avrebbero ricevuto l'incarico di rivenderla.  Tutte le fasi dell'arresto dell'albanese, prima sul posto di lavoro poi a casa, sono riportate nell'ordinanza in quanto nel telefono cellulare di Montella era già stato messo il captatore informatico che permetteva agli inquirenti di intercettare il militare in tempo reale. 

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