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Lunedì, 23 Maggio 2022
Indagini di polizia locale e finanza

A processo per concussione, assolto ispettore della Polizia Locale

Si è conclusa con un'assoluzione perché il fatto non sussiste la vicenda giudiziaria che vedeva imputato l’ispettore capo della polizia locale Bartolomeo Guglieri accusato di concussione. Le indagini erano state svolte tra il 2013 e il 2015. Per truffa e peculato era già scattata la prescrizione

Assolto perché il fatto non sussiste. Si è conclusa così la vicenda giudiziaria che vedeva imputato l’ispettore capo della polizia locale Bartolomeo Guglieri. Era accusato di concussione (riqualificata dal pm in induzione indebita) e per questo reato è stato assolto, circa gli altri capi, ossia truffa e peculato d’uso, era già scattata la prescrizione. La sentenza è stata letta dal presidente del collegio giudicante, Stefano Brusati nel primo pomeriggio del 3 marzo. Guglieri era difeso dall’avvocato Paolo Veneziani. Il pm Antonio Colonna al termine della requisitoria aveva chiesto la condanna a 5 anni e sei mesi per nove dei 12 episodi di concussione contestati e per i quali aveva avanzato la richiesta di riqualificazione del reato in induzione indebita, per 3 aveva chiesto invece l’assoluzione. Le indagini erano state condotte dalla polizia locale e dalle fiamme gialle dal 2013 al 2015. Il Comune di Piacenza si era costituito parte civile con l'avvocato Elena Vezzulli.

La concussione prevede la costrizione di una persona, da parte del pubblico ufficiale che si fa consegnare beni o denaro. Il nuovo reato della legge “anti corruzione” (2012)  prevede invece l’induzione indebita per ottenere dei benefici. E l’induzione, se provata, prevede anche la condanna della vittima ma con una prescrizione più corta. Ad oggi infatti le condotte delle persone che avevano subìto la pressione di Guglieri, secondo l’accusa, non sono più perseguibili. Secondo il sostituto procuratore Antonio Colonna l’imputato avrebbe sfruttato la propria posizione, e la divisa che indossava, per ottenere vantaggi e merce gratis a danni di commercianti e ambulanti della città. «Nell'induzione la condotta si configura come persuasione, suggestione, inganno, pressione morale nei confronti del privato che però non è condizionato in maniera esagerata circa l'autodeterminazione perché può decidere di non accondiscendere: se lo fa è perché motivato da una prospettiva di tornaconto personale», aveva spiegato il pm.

L’avvocato Veneziani aveva invece depositato un’accurata e dettagliata memoria difensiva e aveva ripercorso nell’arringa alcuni particolari episodi spiegando come di fatto il suo assistito non avrebbe messo in atto le condotte contestate e aveva chiesto alla fine l’assoluzione perché il fatto non sussiste: «Con alcune delle persone ritenute offese c’era un rapporto di amicizia pertanto non sussiste l’induzione, e quando si parla di “soggezione perché in divisa” questa non può essere sufficiente per configurare tale reato». E ancora: «Piantine o materiali edili di risulta dati a Guglieri, per fare alcuni esempi, erano destinati non alla vendita bensì allo smaltimento». Nelle varie udienze l’imputato aveva detto di non aver compiuto atti contrari ai doveri che il suo ufficio e il suo ruolo richiedevano. Le accuse, per lui, riguardavano regalie ricevute da alcuni commercianti - ma qualcuno, che aveva testimoniato in aula, aveva negato che questo fosse avvenuto - in cambio di alcuni favori. In alcuni casi, l’ex ispettore avrebbe anche paventato multe salate per presunte irregolarità. Guglieri aveva replicato che erano i commercianti a offrirgli un caffè o piccoli oggetti come riconoscenza per le informazioni e le spiegazioni che loro chiedevano all’ufficiale per essere in regola nel commercio. Inoltre, i giri in divisa al mercato erano fatti solo al termine dell’orario di servizio.

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