Aumento della temperatura sulla terra, c'è scetticismo sull'arresto del trend

Serpeggia lo scetticismo sula possibilità di arrestare il trend di aumento della temperatura terrestre limitando l’uso dei combustibili fossili. I servizi dalla conferenza sul clima di Parigi: il confronto tra i reporter di Accademia Kronos Carlo Dettori e Alfonso Navarra

Alla conferenza sul clima di Parigi i lavori della prima settimana, ricca di dichiarazioni entusiastiche da parte dei 140 leader di tutti i paesi,  hanno ruotato attorno alle dichiarazioni del presidente Barack Obama che ha promesso soluzioni utili e definitive capaci di risolvere la crisi climatica planetaria. Nelle varie commissioni o gruppi di lavoro si sono però concretizzate le prime difficoltà, tra queste quella di non accettare il progetto globale di mettere al bando il carbone sia per uso industriale che domestico; capofila in questa posizione è risultata l’India e a seguire altri Paesi del Sudest Asiatico. La stessa Cina, la principale inquinatrice del pianeta per l’uso smodato del carbone, si è accodata all’India, anche se è disposta a raggiungere un più razionale consumo del carbone intorno al 2030. Molti scienziati, entrando direttamente nel merito dei  cambiamenti climatici, hanno dichiarato di essere scettici sul fatto che si potrebbe arrestare il trend di aumento della temperatura terrestre, anche  limitando l’uso dei combustibili fossili.

- Giampietro Comolli: Molti scienziati hanno accusato il forte ritardo nel prendere decisioni utili ad evitare la catastrofe climatica; un ritardo di almeno 10-15 anni. Oggi, il sistema clima si sta autoalimentando e, quindi, è impossibile ipotizzare soluzioni che blocchino l’aumento della temperatura terrestre. Gli stessi scienziati si attendono un aumento vicino ai 2 gradi centigradi, quindi con progressivo scioglimento dei ghiacciai e innalzamento dei mari, una specie di ritorno dell’”estate” continua già avvenuta nel X-XII° sec d.C. che colpì soprattutto il nord Atlantico che fece scoprire ai Vichinghi la Groenlandia! Se non si pone un freno, meglio ancora una riduzione a certi consumi ed usi di materie che aumentano la temperatura terrestre (e sono di diversa matrice e origine), il fenomeno che ci aspetta fra 20-30 anni è molto chiaro: aumento del livello dei mari, siccità prolungate,  uragani e tifoni sempre più violenti anche al di fuori delle latitudini tradizionali e, di conseguenza, aumento del nomadismo e transumanza di popolazioni e poi anche di animali.

Il summit è continuato con diversi tavoli tematici, di settore e di comparto ambientale e territoriale, coinvolgendo diversi  delegati di paesi diversi a turno. Anche la politica e lo scontro Russia-Turchia ha preso il sopravvento. Contemporaneamente alcune comunità del Pacifico hanno organizzato manifestazioni per dimostrare l’innalzamento del mare e alcuni tavoli hanno trattato il tema molto importante della “verità” climatica, ambientale e quindi dell’importanza della educazione e formazione...

- Comolli: L’organizzazione francese “Paris - éducation 2015” ha sollecitato di trovare un accordo tra i popoli della Terra per permettere da qui al 2050, quando saremo oltre 10 miliardi di abitanti, formule condivise di sopravvivenza dignitosa, dall’alimentazione alla sanità, cui anche l’Accademia Kronos ha dato il suo contributo ed ha aderito insieme a  WEEC, il più importante ente internazionale che si occupa di educazione ambientale. La risoluzione prevede un impegno verso le Università Europee a organizzare corsi legati al clima. L’Accademia Kronos, già artefice all’Università della Tuscia di un corso specifico fino al 2012 di “ educatore, formatore e divulgatore clima-ambiente nelle scuole dell’obbligo”, ha presentato subito le credenziali  in Italia e in diversi paesi europei come capofila di un progetto universitario specifico. Questo è grande iniziativa. Speriamo che la facoltà di Agraria di Piacenza colga l’occasione!

Sono proseguiti i lavori delle diverse commissioni presentando alcuni dati e numeri degli ultimi 10 anni e si scopre che l’Europa è stata la più virtuosa, riducendo l’apporto di gas serra in atmosfera, diminuendo il consumo dei combustibili fossili e aumentando sensibilmente l’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili. Purtroppo tutto questo non si è riscontrato negli altri Paesi industrializzati, come la stessa USA. Poi Cina, India e Brasile hanno intensificato significativamente il loro apporto di gas serra in atmosfera ed hanno anche aumentato di molto l’uso di combustibili fossili come il carbone.

- Comolli: l’Italia è risultata fra i paesi migliori e meglio posizionati: la pianura padana va meglio che certe aree nord ed est  europee. Occorre però “sostenere” i paesi in via di sviluppo più poveri con programmi finanziati perché riducano le emissioni di ogni tipo. Si è parlato di rifinanziare i progetti Adaptation Fund (fondo di adattamento ) e il GCF (Green Climate Fund) ed altri, anche se l’ultima assegnazione di 10 mld/dollari per creare industrie meno impattanti nei Paesi in via di sviluppo, è stata utilizzata solo  in parte.

Nei vari tavoli è emersa anche la forte preoccupazione del mondo finanziario occidentale legato alle fluttuazioni climatiche (climate change) ad iniziare dalle grandi banche e dai grandi istituti assicurativi, e banchieri come Mark Carney, governatore della Banca d’Inghilterra. Secondo il governatore Carney, dichiarazione alla vigilia di Parigi ai Lloyds di Londra,  dal 1980 gli eventi climatici che hanno causato danni alle persone, alle infrastrutture e all’ambiente in genere, sono triplicati e le perdite delle assicurazioni, al netto dell'inflazione, sono quintuplicate, arrivando a 50 miliardi di dollari l'anno.

- Comolli:   Al  governatore inglese si sono accodati altri analisti finanziari internazionali sostenendo che  il trend del riscaldamento globale e dei  cambiamenti climatici non si arresterà procurando grandi rischi: uno “fisico” relativo ai rimborsi assicurativi dei danni causati da inondazioni e tempeste, specie in agricoltura e commercio; poi il liability risk, legato alla possibile futura richiesta di risarcimenti delle parti danneggiate nei confronti dei presunti responsabili, innanzitutto i settori estrattivo e petrolifero; infine il rischio di transizione, cioè i costi di aggiustamento dell’economia verso un modello più sostenibile. Non capisco se è un avvertimento utile e positivo, o negativo. Carney ha sottolineato che la mancanza di equilibri climatici planetari favorisce l’instabilità finanziaria globale. Tre i fattori che possono scardinare equilibri economici consolidati e creare forte instabilità nei mercati finanziari. Si assiste così da una parte alla richiesta dei Paesi emergenti  di avere più soldi per investire verso un economia sostenibile e dall’altra il mondo finanziario che vuole limitare le donazioni a fondo perduto verso Paesi che non sono all’altezza di garantire e assicurare una limitazione di gas serra in atmosfera. E’ un po’ il cane che si morde la coda, come spesso accade nei tavoli delle controversie.  Ma come appare abbastanza chiaro sino a ora molte parole ma pochi fatti.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • «Noi non ce l’abbiamo fatta». Dopo 15 anni di attività la trattoria finisce in “svendita”

  • Ripescata nel Po un'auto con a bordo un cadavere, è Daniele Premi

  • Nuovo decreto e spostamenti tra Regioni e Comuni: cosa si può fare (e cosa no) dal 16 gennaio

  • Per 30 anni in prima linea, il 118 piange Antonella Bego. «Perdiamo una professionista e un'amica»

  • Frontale tra due auto a Fiorenzuola: tre feriti, uno è gravissimo

  • L'Emilia-Romagna resta arancione, firmato il nuovo Dpcm

Torna su
IlPiacenza è in caricamento