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Coronavirus e crisi economica: «Avere un secondo lavoro regolare, attualmente fermo, ci penalizza»

Redazione

«Scrivo per mettere al corrente della situazione i cittadini onesti e lavoratori. Mio marito è un geometra iscritto all’albo dei geometri ed è tenuto, come tutti, a versare dei contributi minimi imposti dalla legge, anche in caso non lavori, contributi che ammontano a circa 4.800 euro annuali. Come ben si sa l’edilizia è dal 2009 in forte crisi, ma gli aiuti non esistono, eppure ha sempre dovuto versare i contributi!

Comunque da persone lavoratrici quali siamo ci si rimbocca le maniche e ci si trova un secondo lavoro, regolare. Mio marito come secondo lavoro per aiutare a pagare i contributi e cercare di mantenersi ha iniziato a lavorare nei week-end come pizzaiolo. Ora arriva anche la pandemia, che ringraziando il cielo non ci ha toccato in salute, ma ci sta lacerando economicamente.

Mio marito siccome è iscritto all’Inps per il secondo lavoro da pizzaiolo si è visto negare il sostegno come libero professionista, dalla cassa geometri, di 600 euro. Lavorando saltuariamente nei fine settimana percepisce uno stipendio mensile di circa 300 euro, quindi la cassa integrazione pari all’80% dello stipendio sarà di circa 240 euro, chiedo quindi se è possibile vivere con questo importo? Se si pensa che sia troppo percepire 840 euro allora quantomeno si tolga il sussidio più basso. A questo punto, considerando che la Cassa Geometri lo ritiene coperto dall’ Inps. Riteniamo di non dover più versare i contributi alla cassa geometri!

I nostri politici hanno compensi milionari e noi poveri lavoratori onesti siamo sul lastrico a causa di queste postille: prenderai il sussidio (non si sa quando) solo se non sei iscritto ad altra cassa di previdenza, senza nemmeno valutare il caso. Non faccio due lavori per diventare milionario, ma per sopravvivere per arrivare a mala pena a fine mese. Non sono iscritto a due casse di previdenza per mia volontà bensì per agire nella regolarità. Sarebbe stato meglio se mio marito avesse lavorato in nero nei week-end, perché chi opera nella legittimità non è avvantaggiato, ma sacrificato, vessato, tartassato e infine anche sbeffeggiato con queste decisioni!

Spero che questo grido di aiuto venga in qualche modo preso in considerazione perché la ritengo una forte ingiustizia. Così facendo lo Stato induce i cittadini a pensare di operare nella criminalità. O peggio ancora a mollare tutto e pensare di farla finita perché non si ha una prospettiva vivibile. Si parla di potenza di fuoco messa in campo a sostegno degli italiani ma nel nostro caso è. Solo una falsa illusione».

Michela Ziliani

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Commenti (1)

  • Sono d'accordo con la Signora Ziliani. Ho un contratto di lavoro COLF, a causa della situazione COVID non lavoro dal 6 marzo, e malgrado essere a libretto non ho diritto alla cassa di integrazione. Forse meglio lavorare al nero ???

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