Badante assolta da omicidio e tentato omicidio

Morte di un anziano a San Lazzaro, la donna però è stata condannata per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. La difesa: «Soddisfazione perché la sentenza evidenzia l’errore giudiziario dell’arresto per omicidio»

E’ stata condannata a un anno e quattro mesi per lesioni e resistenza, ma è stata assolta dal reato più grave: omicidio volontario. Si è concluso, davanti al giudice per l’udienza preliminare, Luca Milani, il processo nei confronti della 51enne Katia Delfina Calderon, l’ecuadoriana accusata di aver ucciso il 15 novembre 2014 il 90enne Sebastiano Trogu in via Dei Ripalta a San Lazzaro. La donna è stata assolta anche dal reato di tentato omicidio nei confronti di una vicina (reato riqualificato il lesioni) e da quello di minacce a un vicino - una nordafricano che l’aveva bloccata. E’ stata, invece, condannata per resistenza a pubblico ufficiale. L’assoluzione per omicidio è stata perché il fatto non costituisce reato. «Sono soddisfatto - ha affermato il difensore della donna, l’avvocato Andrea Perini - perché questa assoluzione dimostra che alla base dell’arresto c’era un errore giudiziario riguardo alle accuse di omicidio e tentato omicidio». Perini si è riservato di presentare appello se non dopo aver letto come è stata motivata la sentenza. Il giudice ha disposto anche un risarcimento di 2.500 euro per la vicina, assistita assistita dall’avvocato Luca Ceccarelli del Foro di Lodi. Anche i figli dell’anziano deceduto si erano costituiti parte civile con l’avvocato Paolo Campana. «Prima di decidere se presentare appello - ha affermato Campana - voglio leggere le motivazioni». La badante non avrebbe, quindi, picchiato l’anziano. L’uomo, come era emerso nella precedente udienza, dove lo stesso pubblico ministero Matteo Centini aveva chiesto l’assoluzione per omicidio, sarebbe caduto accidentalmente, provocandosi una grave ferita alla testa che due mesi e mezzo dopo lo portò al decesso. Secondo diverse perizie presentate in aula, il 90enne non ha picchiato Trogu con calci e pugni: le tracce ematiche analizzate avevano escluso traumi derivanti delle botte, ma aveva evidenziato la compatibilità della profonda ferita alla testa con una caduta. Nel parapiglia avvenuto subito dopo, nacque una colluttazione con una vicina accorsa sul pianerottolo dopo aver sentito delle urla. Erano quelle della badante quando, tornando a casa, aveva scoperto l’anziano a terra, nel sangue. E la badante aveva cercato di rianimarlo, ingenerando in chi era intervenuto che lei fosse invece china sull’uomo dopo averlo ucciso. Era intervenuto anche un altro uomo, un nordafricano agli arresti domiciliari, che aveva bloccato l’ecuadoriana.

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