Baldino: «A Piacenza riusciamo a fare 200 tamponi al giorno, guardiamo alle priorità»

Il direttore generale Ausl: «Abbiamo avuto la sfortuna di essere immediatamente a ridosso al primo focolaio, quello di Codogno, e da noi il numero dei contagiati è esploso in maniera importante subito dopo. Stanno arrivando medici e infermieri ad aiutarci dall'Italia e dall'estero»

Luca Baldino

Luca Baldino, direttore generale dell’Ausl di Piacenza, in un video ha voluto rispondere alle domande più frequenti dei piacentini, molto preoccupati dall’evolversi dell’emergenza legata al Coronavirus. Il bollettino giornaliero della Regione e dell’Ausl da una decina di giorni sta raccontando una realtà drammatica: nella sola giornata di ieri, domenica 22 marzo, nelle strutture ospedaliere piacentine sono decedute 33 persone.

  • Di che cosa ha più bisogno l’Ausl in questo momento?

In primis di dispositivi individuali e di personale da integrare. A tal proposito, a livello regionale è partita da una call e stanno iniziando ad arrivare da tutta Italia e dall’estero offerte di persone che si candidano per venire ad aiutarci. Lo Stato sta facendo di tutto per garantire ai nostri operatori la massima sicurezza. I nostri concittadini devono capire che in questo momento è fondamentale restare in casa: i nostri operatori stanno facendo più di quanto umanamente possibile per riuscire a garantire l’assistenza nel pubblico nel privato, ma questo sforzo rischia di essere vanificato se continuano ad arrivare ondate di malati. L’unico modo per fermare il contagio è quello di limitare al minimo le relazioni sociali.

  • Perché non si fa il tampone a tutti i piacentini?

Il problema con i tamponi è dato dalla capacità dei laboratori di processarli. L’intera capacità della Regione Emilia-Romagna in questo momento è di 2800 tamponi al giorno, e nei prossimi giorni con grande sforzo si riuscirà a portarla a 4800. A Piacenza quotidianamente se ne processano circa 200, ed è chiaro che in questo contesto diventa importante capire quali sono le priorità: è inutile fare migliaia di tamponi se poi rimangono nei frigoriferi dei laboratori. Da qui la scelta, a livello nazionale, di tamponare prima chi ha i sintomi più gravi e per i casi sospetti, oltre per chi incomincia a guarire.

  • Riusciremo ad uscirne?

La risposta è che certo, ce la faremo, non abbiamo alternative. La situazione delle strutture sanitarie è sotto controllo, tutti stanno dando il massimo. Ma voglio anche essere molto chiaro nel dire che la situazione è quanto più lontana dalla normalità: il pronto soccorso è interamente dedicato a questa emergenza, ci sono decine di persone che aspettano di essere ricoverate, i reparti sono pieni di pazienti che hanno bisogno di cure. L’obiettivo è quello di riuscire ad abbassare il numero dei contagiati, ma anche quando la situazione inizierà a migliorare non potremo assolutamente permetterci di abbassare la guardia.  Questo è un virus che ha pochi sintomi, molti si contagiano senza neanche accorgersene, nei casi in cui non si manifesta con polmoniti molto gravi al punto che si arriva a situazioni tali che nulla può servire ad evitare il decesso. Abbiamo avuto la sfortuna di essere immediatamente a ridosso al primo focolaio, quello di Codogno, e da noi il numero dei contagiati è esploso in maniera importante subito dopo. Questo virus colpisce tutti ma è particolarmente pericoloso per gli anziani e per chi ha patologie croniche, e Piacenza è una delle province italiane con l’anzianità media più alta. L’ospedale da campo è attivo e ha iniziato a prendere i primi pazienti.

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