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Il comitato

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«Baldino taglia 40 posti letto nel Distretto di Levante»

Il coordinamento dei comitati di difesa della sanità pubblica piacentina attacca il piano di riordino della rete ospedaliera dell’Ausl di Piacenza

“La presentazione della organizzazione e sviluppo della sanità locale fatta ieri dal direttore generale Ausl ing. Baldino al cospetto della Conferenza socio sanitaria – sottolinea Bruno Galvani, portavoce del Coordinamento comitati (che vede raggruppati il comitato di Castel san Giovanni presieduto da Angelo Bolledi, il comitato di Villanova sull’Arda, presieduto da Valter Bulla e quello di Fiorenzuola d’Arda, presieduto da Elisabetta Bolzoni) -  è stata molto precisa e direi anche emozionante. Vedere così tanti nostri primari ospedalieri o medici di grande fama e capacità tutti insieme, in una sala della Provincia cosi piena, è stato un impatto forte.  Ma aldilà dell’impatto emotivo e della narrazione messa in atto, quello che interessa ai nostri comitati (che ad oggi hanno già raccolto circa 40.000 firme di cittadini preoccupati del futuro della loro salute) e soprattutto alla cittadinanza è conoscerne i contenuti. Allora fuor di metafora, questo piano, alla faccia di passate e odierne rassicurazioni,  come prima cosa taglia ben 40 posti letto nel Distretto di Levante. Perché il direttore, cosi come la parte politica presente in Provincia, hanno ribadito che tutti i posti letto del territorio vengono conservati. Ma quando si è trattato di affrontare l’oggi dell’ospedale di Fiorenzuola d’Arda, che ospiterà anche il polo riabilitativo, ha parlato di 145 posti letto. Peccato che “ieri” in quel distretto i posti letto erano 185 (i 148 dell’ospedale di Fiorenzuola più i 37 dell’ospedale di Villanova). Un taglio di 40 posti letto (il 20%) e il sindaco e l’amministrazione comunale di Fiorenzuola  applaudono al piano. Poi, lo dobbiamo proprio dire, questo uso strumentale ed inaccettabile del confronto fra Montecatone e Villanova grida vendetta ed è ridicola. Ma come si fa a confrontare un ospedale che ha 150 posti letto ed uno che ne ha 37? Ma lo sa anche un bambino che una statistica, per essere credibile, va fatta su cifre omogenee, ma qui si continua ad usare questo metodo. Cosi come pare un po’ spocchioso affermare “noi del parco di Villanova non ci interessa niente” o “a chi mi dice che i soldi non sono un problema e che è possibile trovare 10 milioni di euro, vorrei che venisse a fare il mio mestiere perché io i problemi li vedo eccome”. Per il parco e per la palestra dedicata all’attività sportiva, che a Fiorenzuola non si potranno ricreare e che dal progetto già si capisce che i ricoverati più gravi saranno “incarcerati” per mancanza di spazi, crediamo basti ricordare un piccolo passaggio di quanto ha affermato a tal proposito il prof. Vittorino Andreoli: “Ne deriva che lo stato d'animo, l'umore è un " mezzo terapeutico. Se dunque l'ambiente fisico agisce sulle emozione e i sentimenti in senso positivo , esso ha il significato di terapia e di danno nel caso di un ambiente che manchi di questo potere. Lei sa che in una persona depressa l'indice di guarigione da un disturbo è significativamente più basso rispetto a chi mostri speranza è umore positivo. Se dunque quel parco incide sull'affettività  è una realtà terapeutica e eliminarlo significa fare un'azione contraria allo scopo di un luogo di cura. E diventa paradossale che venga tolto da chi si occupa di organizzazione ospedaliera”. Mentre i soldi necessari a potenziare come andrebbe doverosamente fatto l’Unità spinale di Villanova, li ha già trovati: nei tagli fatti ai posti letto all’ospedale di Fiorenzuola. Come ne potrebbe probabilmente trovare tanti atri alla voce: corruzione, inefficienza e sprechi. Ma su questi argomenti, che pesano sulla sanità italiana per oltre 20 miliardi all’anno,  ieri non è stata spesa neppure una sola parola. Forse da noi non esistono questi problemi. In merito all’ospedale di Castel San Giovanni, qui l’operazione è certamente in apparenza meno brutale della chiusura di Villanova o sul reale ridimensionamento dell’ospedale di Fiorenzuola così come era prima dell’abbattimento del blocco B, ma a lungo andare crediamo che prevedere un pronto soccorso frequentato dai casi meno gravi, togliendo le acuzie chirurgiche e portando la chirurgia programmata a 7/5 gg in pochi anni si ridimensionerà automaticamente. Sulle Case della Salute sappiamo che vi sono ancora molte criticità e pareri contrastanti anche a livello nazionale. Qualcuno a sottolineato con forza che l’appropriatezza, è curare le persone nel “modo giusto”, ma anche “nel posto giusto”. Ed allora diciamo anche che, se si vogliono dare risposte importanti ai malati cronici, forse sarebbe meglio mettere una parte di questi consistenti investimenti non solo sulle Case della salute, ma anche per favorire le cure medico-infermieristiche domiciliari (l’attività del medico di medicina generale, degli specialisti, degli infermieri e dei riabilitatori, l’ospedalizzazione a domicilio e l’assistenza domiciliare integrata). Ma, per concludere, è per noi oggi prioritario capire se le tante paure dei cittadini, che temono il futuro della loro salute e quella dei loro figli, sono motivate o meno. Se il nostro sistema sanitario è a rischio o meno. Se, per esempio 40.000 firme raccolte sul nostro territorio dai tre comitati rappresentano un campanello d’allarme o se è solo demagogia, come ieri qualcuno a detto. Noi quel mondo sanitario dove tutto funziona a meraviglia purtroppo non riusciamo a vederlo in questi difficili anni. Noi vediamo che si fanno tagli, a volte lineari, sulla sanità. Noi vediamo che con la spending review le Regioni, loro malgrado, hanno messo in atto tagli che ci hanno portato da  4,2 letti ogni mille abitanti al rapporto di 3,7 ogni mille abitanti di oggi.  Dal 2000 ad oggi sono stati tagliati 70 mila posti letto. Dal 2000 ad oggi il comparto sanitario ha perso circa 50.000 operatori, fra medici, infermieri, tecnici ecc. Sappiamo che per la spesa sanitaria si spendono circa 112,5 miliardi all’anno di soldi pubblici, ma anche ben 34 miliardi di risorse private, che i cittadini sborsano per evitare i tempi lunghissimi degli esami clinici, visite specialistiche ecc. Perchè sappiamo anche che nel 2019 il rapporto Pil investimento per la sanità pubblica arriverà al 6,5%. E lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a questo punto la salute di molti cittadini, i più deboli e poveri, sarà compromessa, cosi come il nostro sistema sanitario nazionale. I nostri sindaci dovrebbero votare no al piano presentato ieri, proprio perché dietro alla sua presentazione glamour, nasconde tutto questo ed anche altro. E già lo aveva spiegato molto bene in una sua intervista di ben due anni fa, il segretario Cgil dell’Emilia Romagna Vincenzo Colla. Per quanto ci riguarda, crediamo di essere dalla parte giusta della storia e continueremo a raccogliere firme per tutelare la sanità pubblica e l’art. 32 della Costituzione”.

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